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10 apr 2016

PASQUA 2016

 
PREGHIERA PER UNA NUOVA CHIESA

Padre Nostro e Padre di Gesù Cristo, tuo Figlio per opera dello Spirito Santo. Oggi da a noi la luce della risurrezione. La sfolgorante luce della riconciliazione, ed il peggior male e che noi donne e uomini spesso non la vediamo, anche se siamo in pieno giorno. Liberaci da questo non vedere, in questo giorno in cui celebriamo la Pasqua bene o male insieme a tutta l'umanità di nuovo turbata da attentati, guerre e morti. Benedici tutte le Chiese Cristiane dalla più grande alla più piccola, che ancora vivono separate, non dalla tua Parola, ma dalle dottrine che l'una e l'altra si sono date, in modo, che finalmente unite possano portare il tuo Amore a tutto il mondo Cristiano e non Cristiano. Noi ci rimettiamo nelle Tue mani, con tutto ciò che ci manca e di cui l'intera umanità ha bisogno. Noi Gesù speriamo in Te e Nello Spirito Santo che quando abbiamo invocato con sincerità ha sempre risposto. Rendici migliori e ammaestraci anche in questo giorno che ricorda la tua resurrezione e la vittoria sulla morte.
don Salvatore Paparo

RIFLESSIONE BIBLICA

Gesù appare a Maria Maddalena” Ev. Marco cap. 16 vers. 5-7-9

Entrate allora nel sepolcro, videro un giovane che se ne stava seduto a destra, rivestito di una veste bianca e si spaventarono. Ma egli disse loro: non vi spaventate! Voi cercate Gesù, il Nazareno, che è stato crocifisso. E' risorto;non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro; che Egli vi precede in Galilea. La lo vedrete, come egli vi ha detto”
Risorto il mattino del primo giorno della settimana, apparve a Maria Maddalena, Ma i discepoli, udito che era vivo ed era stato visto da Lei, non gli credettero

Ora che Gesù è morto come un malfattore sulla croce, in modo tragico ed inglorioso, finita la grande illusione, non resta che dimenticare il passato, finiti i “Sogni di Gloria” non resta che tornare alla normalità. Il “RABBI” di Nazaret, il loro Maestro è stato ridimensionato dalla morte, una morte sulla “CROCE”. Avevano dunque ragione gli avversari: i sacerdoti, gli scribi i farisei? Chi contestava la regalità. Aveva forse ragione la folla che si aspettava un nuovo Davide; un Re di Israele che sconfiggesse l'impero romano? Ed invece aveva trovato in Gesù solamente un guaritore ed un maestro, come tanti erano in Israele in quel tempo ed avevano scelto Barabba invece di Gesù. La paura, lo sconforto che ora provavano i discepoli, soprattutto Pietro che aveva rinnegato di conoscere Gesù e i discepoli, tutti fuggiti durante l'arresto. Ma anche la paura delle donne, come ci narra il brano di Marco, paura quando vedono il giovane in vesti bianche, paura di andare a riferire ai discepoli quello che hanno udito da lui, lo straordinario avvenimento della “RESURREZIONE” che cambierà la storia dell'intera umanità.
Il racconto prosegue con la prima apparizione a Maria Maddalena, la quale stenta a riconoscerlo, e solo la voce di Gesù la rassicura ,che è proprio Lui e non uno spirito, ella corre ad avvertire i discepoli i quali non credono ad ella l'ho abbia veduto.
Oggi, l'annuncio della resurrezione e della prima apparizione a Maria Maddalena ci trova sicuramente per nulla impauriti ne tanto meno sgomenti, la nostra società occidentale soprattutto, sfrutta la Pasqua per fini commerciali, di solito si pensa a vacanze, a gite fuori porta ad amenità; ma la “resurrezione di Gesù”è diventata un po' l'abitudine di celebrare un rito, un rito pasquale: la Messa o un Culto nelle varie Chiese Cristiane. Le medesime, prendendo spunto da Sant'Agostino, da Ignazio di Antiochia, di Ireneo da Lione e da San Paolo affermano:”dopo l'incarnazione, Dio non è altro che il Cristo, dopo la Pentecoste, il Cristo non è altro che la Chiesa, la Chiesa è la parola di Dio e quindi la Chiesa è verità eterna, credendo in essa si crede in Dio. Quindi la Chiesa ,senza rendersene conto si sostituisce al Salvatore Gesù di Nazaret resuscitato nel primo giorno della settimana.Una comunità di credendi e una Chiesa così non costituisce per il mondo, né un aiuto ne un pericolo, si adatta perfettamente all'andazzo delle cose. Eppure care sorelle e fratelli in Cristo L'annuncio della risurrezione è sconvolgente, è qualcosa di rivoluzionario come l'apparizione ad una donna, in un mondo ancora adesso retto dal maschilismo! Se Gesù è risorto, significa che egli è veramente Re, ma non con corone e scettri , ma con una corona di Amore. Se Cristo è risorto vi sono nuove speranze, nuove prospettive, anche in una società piena di ingiustizie, guerre, attentati ecc. anche la sofferenza e la morte non hanno pronunciato sull'individuo, donna e uomo che sia, la parola “FINE”
Fulvio Crivello

BENEDIZIONE

La grazia del Signore Gesù Cristo e l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo, sia con tutti noi ora e per sempre


9 mar 2016

MESE DI GENNAIO - FEBBRAIO 2016

Purtroppo un grave lutto ha colpito il Cenacolo; nel mese di gennaio, dopo una breve malattia, Dio ha chiamato nelle sue braccia, Marisa Nigro. Voglio ricordare che Marisa o meglio la “MAESTRA” era stata una fondatrice assieme a Don Salvatore Paparo del “CENACOLO FAMILIARE”, sempre attenta a portare a questo movimento di riforma delle chiese, la figura femminile che spesso è trascurata e subordinata dalla chiesa di Roma e da quella Ortodossa e da alcune chiese evangeliche fondamentaliste.
Il Funerale di Marisa, si è tenuto nella Chiesa di San Giovanni Battista a Cintano con una grande partecipazione di affetto, sia dei cittadini di Cintano ma anche con amici che che sono giunti da ogni parte alcuni da fuori Regione.
Dopo una sobria, ma toccante funzione religiosa, tenuta da Don Angelo Bianchi; prima della tumulazione, come chiestomi da Marisa stessa qualche giorno prima della morte ho tenuto una breve commemorazione, che in sintesi voglio qui riportare per chi non ha potuto essere presente: citando dalla seconda lettera dell'Apostolo Paolo al cap. 4 scritta a Timoteo, questo passo: “ho combattuto il buon combattimento, ho terminato la corsa, ho mantenuto la fede. Per il resto, è già in serbo la corona della giustizia, che mi consegnerà in quel giorno il Signore” Ecco in queste parole di San Paolo, c'è un po' tutta la vita di Marisa, c'è la sua passione e l'amore per la chiesa, per il suo lavoro, per la sua famiglia, per queste montagne che da sempre l'hanno circondata, per i suoi alunni, presenti a decine nel giorno del suo funerale e soprattutto l'amore che ella aveva per chi era nella difficoltà, quante persone devono dirle grazie, io stesso, con le difficoltà che ho avuto nella chiesa gerarchica, non so come avrei fatto ad essere ancora qui. Ecco con queste poche parole, voglio qui ricordare Marisa con emozione, con gratitudine e lasciarla con un: “Arrivederci Marisa, tu e Don Salvatore vegliate su di noi, pregate per noi e aiutateci affinchè la parola di Gesù trionfi su tutta la terra”
Ciao Marisa



PREGHIERA PER UNA NUOVA CHIESA

Signore, nostro Dio, ti sei abbassato, ti sei fatto umile per elevarci. Ti sei fatto povero per arricchirci. Sei venuto a Noi per cercarci nelle nostre mille preoccupazione e futili apprensioni per il futuro. Sei stato uomo e donna come noi per farci partecipare alla vita eterna. Tutto ciò per la tua libera, immeritata grazia e per mezzo di tuo figlio, nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.
Eccoci riuniti, in presenza di questo mistero e di questo miracolo, per adorarti, per annunziare la tua parola e il tuo sacramento. Ma ci conosciamo e sappiamo bene che ne siamo incapaci, le stesse chiese sono incapaci dietro tutte le loro leggi e i regolamenti; salvo che tu stesso venga a dare alle nostre menti e ai nostri cuori la possibilità di elevarsi sino a Te. Ti preghiamo perciò di essere in mezzo a noi, mostraci per mezzo dello Spirito Santo la via che conduce a Te, affinchè vediamo con i nostri occhi la tua Luce che è venuta nel mondo e fa che noi, comprese le chiese che portano il tuo NOME di essere testimoni per l'eternità

don Salvatore Paparo

RIFLESSIONE BIBLICA

La visita di Maria ad Elisabetta” Ev. LUCA cap. 1 vers 39-42

In quei giorni Maria, messasi in viaggio, si recò in fretta verso la regione montagnosa, in una città di Giuda. Entrò nella casa di Zaccaria e salutò Elisabetta. Ed ecco che, appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, le balzò in seno il bambino, Elisabetta fu ricolma di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno.”

Il brano del Vangelo di Luca, che ci narrà la storia della visita di Maria a Elisabetta, mi ha sempre affascinato, in effetti l'incontro tra queste due donne ebree, Maria giovanissima (Gli storici ci dicono che ella aveva circa 16 anni) Elisabetta già avanti negli anni (circa 50) accomunate da tre cose; la parentela, la gravidanza e della straordinarietà del modo in cui tutto è avvenuto. Il vangelo di Luca è ricco nella descrizione dell'incontro, ma scarso nei particolari.
E mi riferisco, in particolare al tempo trascorso da Maria in compagnia di Elisabetta. Poco ci dice il Vangelo sulla nascita di Giovanni a cui possiamo presumere che Maria abbia assistito. A questo punto mi sorge una domanda e credo sorga a tutti voi: Che cosa si saranno dette (Oltre al Magnificat) durante quei tre mesi trascorsi insieme? Come avranno commentato fra di loro quel Dio di Israele presentatosi e manifestatosi ai loro compagni (Zaccaria e Giuseppe) in modo così particolare da cambiare la storia dell'umanità. Voglio qui ricordare, che dei quattro coniugi, solo Elisabetta è quella che non riceve, stando alla testimonianza del vangelo, alcuna rivelazione divina; forse è proprio per questo che Elisabetta è molto vicino a noi, donne e uomini, parte di quella umanità che senza clamori ne eclatanti rivelazioni dall'alto, senza statue piangenti o corpi di Santi portati in processioni ecc. continua a credere con insistenza e sperare contro ogni speranza, confortata solo nella misericordia di Dio come bene dice il Papa, nonostante tutti i problemi della nostra esistenza. Non voglio qui sminuire la grandezza di Maria, madre di Gesù, madre della Parola Fatta Carne, madre di Dio e quella delle figure maschili di Giuseppe e Zaccaria, ma secondo me Elisabetta ha qualcosa di particolare, come detto prima, che la rende simile a noi, ed è proprio la quotidianità e l'ordinarietà della sua esistenza, del suo modo di ricevere la fede, delle sue paure (rimase nascosta per cinque mesi ci racconta san Luca) il suo sentirsi un nulla di fronte alla cugina molto più giovane, la sua insistenza a rimanere fedele alle promesse di Dio nel momento in cui dovrà dare il nome al proprio figlio, sfidando la tradizione mosaica. Una donna forte care amiche ed amici del Cenacolo, coraggiosa, tenace come tante altre citate nell'antico e nel nuovo testamento, donne e ci metterei anche Marisa Nigro che hanno sperimentato sulla loro pelle la sofferenza e il dolore; Elisabetta è proprio la loro madre e la loro sorella, madre di quella umanità umile, quella che non fa rumore ma che ama Dio. In questa umanità sconvolta da quotidiani omicidi con varie guerre che insanguinano il mondo, con un miliardo di persone che muoiono di fame con persone che fuggono la guerra, spira ancora oggi il vento dello Spirito Santo che soffia e questo soffio pervade la vita, non dei grandi della storia o dei potenti di turno, ma degli umili, lo spirito di Dio percorre le vie dei semplici. Se dunque Elisabetta, come spesso diciamo, è anche l'immagine di una chiesa di antica tradizione curva sotto il peso degli anni e delle proprie fatiche, apparentemente incapace di rigenerarsi, non facciamoci prendere dalla delusione e dallo scoramento dalle poche persone che partecipano alle attività della chiesa. Ricordiamoci piuttosto che Dio come ha fatto per Elisabetta e Maria è capace ancora, in un epoca di computers, di banda larga di stupire l'intera umanità con le sue meraviglie. Egli ha mandato suo figlio Gesù a far chiarezza nella nostra vita e condurre i nostri passi verso la vera pace, fare strumenti di vita che ci è data in Cristo, donne e uomini capaci di spendere come Elisabetta la propria vita nel nome di quel Signore che è Gesù Cristo.

Fulvio Crivello

BENEDIZIONE

La grazia del Signore Gesù Cristo e l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo, sia con tutti noi ora e per sempre




15 feb 2016

NOVEMBRE -DICEMBRE 2015

CENACOLO FAMILIARE
MESE DI NOVEMBRE -DICEMBRE
2015

Un caro saluto a tutti a Voi, amiche ed amici del Cenacolo e di celebrare il Natale serenamente in famiglia

Esso comprende quattro parti

1. Riflessione sulla situazione mondiale dopo i vari attentati in ogni parte del mondo partendo dal Vangelo secondo Matteo
2. Preghiera di don Salvatore Paparo
3. Riflessioni Bibliche sul tempo di Avvento e sul Natale


Ho preso, come spunto per la riflessione sulla situazione mondiale, venutasi a creare in questi ultimi mesi, non solo con l'attentato a Parigi, ma con l'evolversi degli eventi in generale il Vangelo Secondo Matteo al cap. 5 vers. 38-44 “Gesù disse: Amate i vostri nemici”. Certo pensare alle parole di Gesù, agli insegnamenti ai suggerimenti che compongono i capitoli 5,6,7 del Vangelo secondo Matteo “il discorso sulla montagna; in un mondo ancora alle prese con guerre fratricide, in una società in cui la giustizia è sempre più dei potenyi, di chi sta al timone dello stato, che usa i cittadini solo ed esclusivamente per il voto; ecco a tutta questa ingiustizia a questi crimini è difficile rispondere con le parole di Gesù, difficile ma non impossibile, ed è a mio modo di vedere l'unica via percorribile per uscire da questo stato di cose.
Analizzando il testo, vediamo subito che il principio enunciato nei versetti 38 e 39 è il principio di ogni diritto appena pensabile; ogni diritto poggia sul principio del ripagare il danno, questo è quello che prevede anche il nostro diritto; lo stesso principio lo si trova anche nel diritto Greco e Romano, codici che hanno ispirato molti diritti molti diritti di Stati di cultura europea, ovvero il diritto dell'esatta corrispondenza fra reato e pena. Gesù, come spesso accadeva, stravolge questo fondamento, ma lo fa, non per eliminare lo stato giuridico, ma per riaffermare il comandamento di Dio sull'amore per il prossimo, per affermare l'esigenza della rinuncia alla lotta armata, non alla lotta; sarebbe quindi fuorviante credere che questa lotta senz'armi sia un po' come accettare le cose come stanno (lo sanno bene gli Inglesi con la lotta di Ghandhi) non è così, la lotta non armata porta a dei risultati, malgari mal digerita dai commercianti di armi, Gesù stesso ne è testimone, ma cosa importante, senza spargimento di sangue e di lutti in tante famiglie.
Il versetto 40 parla di un processo, nel quale si vuole togliere all'avversario anche l'ultimo possesso, Gesù dice “ Se uno vuole prenderti la tunica, dagli pure il mantello” in questo caso la parola del profeta oltrepassa la Legge, è una delle frasi paradossali di Gesù, quasi impossibile da mettere in pratica come “Perdona ai tuoi nemici”. Ciò che significa subire un torto, viene qui mostrato come esempio estremo, per indicare, almeno a mio avviso, che è meglio porre Dio a base di ogni concetto, piuttosto che la legge che è fatta dagli uomini, compresa la Sharia tanto cara ai fondamentalisti dell'ISIS; mi viene qui in mente un versetto tratto dal libro del profeta Geremia “Io metterò la mia Legge dentro di loro, e la scriverò nel loro cuore”.
Gesù ci dice di donare gratuitamente, di non tirarsi indietro, di non far finta di non vedere l'ingiustizia, insomma di non porci alla finestra, come spesso ci ricorda anche il Papa, di agire con disponibilità a servire, ricordandoci che tutti i doni di Dio compresi la vita sono stati dati a noi gratuitamente.

PREGHIERA PER UNA NUOVA CHIESA

Lo Spirito Santo sta portando a termine la sua azione bimillenaria per la realizzazione DEL REGNO DI DIO in questa terra: Egli ha operato con sapienza e pazienza sia nelle chiese cristiane, sia nelle religioni non cristiane, sia in tutte le donne e gli uomini di buona volontà. Presto sarà raggiunta LA PACE MONDIALE MESSIANICA, profetizzata dagli Angeli sulla grotta di Betlem; presto gli uomini e le donne di buona volontà s'impegneranno serenamente perchè siano debellate le guerre, la fame, la povertà, le malattie, le disuguaglianze sociali, Avremo le chiese cristiane dalle più ricche alle meno ricche che venderanno i loro beni e distribuiranno il ricavato ai poveri, avremo così una chiesa povera materialmente, ma ricca spiritualmente, una chiesa che si farà povera per arricchire i poveri; una chiesa che praticherà l'amore fraterno, secondo l'insegnamento di Gesù. Quindi tutti i Cristiani, evidentemente anche i pastori delle chiese, vivranno non per se stessi ma per gli altri; non giudicheranno, non condanneranno né castigheranno gli altri, lasceranno ogni giudizio a Dio, l'unico che può giudicare giustamente, perchè l'unico che scruta i cuori

don Salvatore Paparo

RIFLESSIONE BIBLICA SULL'AVVENTO
“Un modo nuovo di vedere La Vergine Maria”

L'anima mia magnifica il Signore, e lo Spirito mio esulta in Dio MIO Salvatore, poiché EGLI ha riguardato alla bassezza della sua Ancella. Perché, ecco, d'ora in poi innanzi a tutte le età mi chiameranno BEATA, poiché il Signore mi ha fatto grandi cose”
Evangelo secondo Luca cap. 1 vers 46-49

Care amiche e amici del Cenacolo Familiare, in queste domeniche di avvento mi è sembrato opportuno, se non necessario riscoprire la figura di Maria di Nazaret, non come ci e stata tramandata in questi ultimi secoli, ma ritornando alla sua figura come la vedevano i primi cristiani, delle comunità che si andavano formando in varie parti dell'impero romano.
Il “Magnificat” il canto di Maria per ringraziare Dio di averla scelta, non era e non è un canto nuovo, ricalca molti Salmi antichi, presenti nell'Antico Testamento, analizziamolo brevemente, guardando i due temi principali che esso ci porta a conoscenza:
Il primo è la bassezza dell'umile Ancella; il soggetto di questo Canto di Maria è Dio, che nella sua infinità misericordia si serve, per il suo progetto di Amore, di creature umane. Myriam “Maria” è l'ultima a volersi gloriare: essa è assolutamente consapevole di essere oggetto e non il soggetto della grazia di Dio. La gloria di Dio risplende sugli umili e non sui potenti, è questo un tema già caro al Primo Testamento. Ma nel Vangelo del Regno assume ancora maggior vigore ed importanza; esso raggiunge i più poveri, i più lontani, i più disperati, i più insignificanti. La grandezza di Maria sta proprio nella consapevolezza di questo fatto. Voler fare di Lei quasi una Dea è farle un torto.
Il secondo punto è : quale valore, ha per noi la Vergine Maria? La risposta è semplice, Maria diventa dunque simbolo di tutti coloro che sono scartati dalla nostra società opulenta, sono i “minimi” che sono oggetto della grazia e dell'amore di Dio. Per questo la nostra situazione può essere ancora quella di Maria: raggiunti nella nostra indegnità dalla grazia divina, possiamo diventare piccoli segni dell'avvento del Regno, nella nostra storia. Noi viviamo: donne e uomini per FEDE e non per visione, come ha bene espresso il papa FRANCESCO, quindi come spesso avviene, nella tradizione popolare, paragonare, a volte Maria ad una dea, è fare ciò che ella rifiuta.



VANGELO SECONDO LUCA CAP.2 VERS. 25-32
RIFLESSIONE DI NATALE
Simeone: lo prese in braccio, e benedisse Dio dicendo:
Ora,o mio Signore, tu lasci andare in pace il tuo servo, secondo la tua parola; perchè i miei occhi hanno visto la tua salvezza, che hai preparata dinanzi a tutti i popoli, per essere luce da illuminare le genti e gloria del tuo popolo di Israele”

Care sorelle e cari fratelli del Cenacolo Familiare, eccoci giunti al primo Natale senza il nostro caro fratello, don Salvatore Paparo. A me manca molto e penso che a tutti noi manche moltissimo, le sue parole, la sua grande fede in Dio, il suo amore per tutti, il suo essere ecumenico nel vero senso della parola. Ma proprio da Lui dobbiamo trarre una grande lezione: l'Amore di Dio verso tutte le sue creature; lo stesso amore che spinge questo canto, questo salmo rivolto da Simeone a Dio.
Simeone ringrazia Dio, perchè Dio gli ha fatto vedere il piccolo bambino, il MESSIA”nato in una grotta a Betlem, perchè “in albergo non c'era posto per loro”. Gesù fin dalla nascita, anzi prima della nascita, è spesso rifiutato e perseguitato, ma Simeone lo vede, e ringrazia Dio di avergli dato questa gioia “Ora, o mio Signore, tu lasci andare in pace il tuo servo perchè i miei occhi hanno visto il Salvatore”. E' importante vedere Gesù con i nostri occhi, proprio in questo giorno che ci ricorda la sua nascita. Vedete care sorelle e cari fratelli nel Signore, molti e qualche volta anche noi, abbiamo sentito parlare di Dio, lo conosciamo per aver letto i Vangeli, la Bibbia ne abbiamo sentito parlare in chiesa, ma come per Giobbe che aveva messo in pratica gli insegnamenti Bibblici e della Legge, lo conosceva soltanto per sentito dire, ma alla fine del suo libro egli ci narra che i suoi occhi hanno visto Dio, ed è tutta un altra cosa. E' un po, quando uno sente parlare di una persona e si immagina questa persona, se invece la vede e la conosce avrà sicuramente tutta un altra impressione. Ecco in questo giorno di Natale e non solo, noi abbiamo la possibilità di vedere Gesù, di persona e non per sentito dire, ed è questo il grande messaggio del Natale, non tanto come la nostra società ci invita a fare del Natale, una festa di solo bussiness, con luci e babbi natali, dicendo che tutti dobbiamo essere più buoni in questo giorno; no non è questo il messaggio di Natale, il messaggio è che Dio nella sua misericordia ci ha dato suo figlio unigenito, per poterlo vedere con i nostri occhi e non perché ci hanno parlato di Lui; vedere Gesù nella grotta di Betlem vuol dire vedere Dio tutti i giorni della nostra vita. Un sereno Natale a tutti voi.
Fulvio Crivello
CONFESSIONE DI FEDE DI MARTIN LUTHER KING, PASTORE BATTISTA E PREMIO NOBEL PER LA PACE, MORI' ASSASSINATO A MEMPHIS NEL 1968

Oggi, nella notte del mondo e nella speranza della Buona Notizia, io affermo con audacia la mia fede nell'avvenire dell'umanità.
Io rifiuto di credere che le circostanze attuali rendano gli uomini e le donne incapaci di fare una terra migliore.
Io rifiuto di credere che l'essere umano sia soltanto un filo di paglia trasportato dalla corrente della vita, senza avere lòa possibilità di influenzare minimamente il corso degli avvenimenti.
Io rifiuto di condividere l'opinione di coloro che pretendono che l'uomo sia prigioniero a tal punto della notte senza stelle del rezzismo e della guerra, che l'Aurora radiosa della pace e della fraternità non potrà mai diventare realtà.
Io rifiuto di far mia la predizione, secondo cui i popoli scenderanno uno dopo l'altro nel turbine del militarismo, verso l'inferno della distruzione termonucleare.
Io credo che la verità e l'amore senza condizioni avranno effettivamente l'ultima parola. La vita, anche se provvisoriamente battuta, resta sempre più forte che la morte.
Io credo fermamente che, anche in mezzo alle bombe che scoppiano e ai cannoni che tuonano, rimane la speranza di un mattino radioso.
Oso credere, che un giorno tutti gli abitanti della terra potranno ricevere tre pasti al giorno per la vita del loro corpo, l'educazione e la cultura per la salute del loro spirito, l'uguaglianza e la libertà per la vita del loro cuore.
Io credo pure che un giorno tutta l'umanità riconoscerà in Dio In Gesù nello Spirito Santo la sorgente del suo Amore. Credo che la bontà salvatrice e pacifica un giorno diventerà la legge. Il lupo e l'agnello potranno riposare insieme, ogni uomo e donna potranno sedere sotto il fico, nella loro vigna, e nessuno avrà più motivo di avere paura.
Credo fermamente che trionferemo




SIGNORE, Tu sei la luce in cui non ci sono tenebre, ed anche per noi uomini e donne hai fatto brillare la Tua luce. Purtroppo a volte non l'abbiamo voluta vedere ed ecco i nostri errori, la nostra vita spesso, spesa in inutili affanni, per il denaro, per il potere. Ed a questo, neanche le Chiese che portano il tuo NOME, non si sono sottratte. Ma la Tua Luce non può spegnersi e finirà per dissipare l'oscurità che ancora ci attanaglia. Tu o Gesù sei L'AMORE che non conosce freddezza, TU SIGNORE ci hai amati e ci ami, affinchè anche noi possiano dare Amore gli uni verso gli altri. Non permettere a nessuno/a di noi di rimanere indifferenti alle TUE parole. Donaci con lo Spirito Santo, la TUA ricchezza di Amore e Bontà. Fà che essa penetri nel nostro cuore e nella nostra coscienza, che ci illumini, ci dia coraggio, ci consoli e ci esorti ad Amare sempre di più.

BENEDIZIONE

CHE IL SIGNORE FACCIA RISLENDERE IL SUO VOLTO VERSO DI NOI E CI SIA PROPIZIO
AMEN









21 ott 2015

MESE DI SETTEMBRE -OTTOBRE


CENACOLO FAMIGLIARE          

 
Un caro saluto a tutti a Voi, amiche ed amici del Cenacolo e una Benedizione dallo Spirito Santo che ci aiuti sempre ad Amare anche i nostri nemici, perchè L'Amore di Dio e il suo più grande Comandamento

Esso comprende cinque parti
 

1 Riflessione sulla assoluzione collettiva di Don Salvatore Paparo

2 Riflessione Biblica

3 Qualche cenno sulla “Cena del Signore”

4 Seconda parte dell'Induismo

5 Preghiera finale e benedizione

 

                                            ASSOLUZIONE COLLETTIVA

Gesù ha scelto la chiesa, come strumento della sua misericordia affidandole il Sacramento del “PERDONO” dei peccati, il modo di esercitare questa sublime missione Gesù non l'ha voluto stabilire, ma l'ha lasciato alla discrezione pastorale della Chiesa. E' la Chiesa l'ha capito pienamente: nell'arco della sua bimillenaria storia infatti, infatti , l'ho ha modificato più volte, basta pensare alla confessione Pubblica dei primi VIII secoli, prescritta per i peccati più gravi, e alla confessione auricolare, inizialmente SOLO DEVOZIONALE, sorta tra i monaci Irlandesi alla fine del VI secolo, poi ratificata e prescritta per tutti i cattolici dopo il concilio di Trento XVI secolo. Oggi purtroppo, vige ancora l'obbligo della confessione auricolare, ma tra i cattolici molti la disertano, è un segno dei tempi che interpella in questo caso, la Gerarchia della Chiesa di Roma e la sospinge ad interventi sommamente innovativi. La pratica della confessione auricolare, dato i benefici spirituali che essa apporta bisognerebbe lasciarla libera e renderla “CONFESSIONE SPIRITUALE”.

Inoltre si dovrebbe estendere l'uso della “ASSOLUZIONE COLLETTIVA” come ora in vigore in molte Chiese Cristiane e conferire valore Sacramentale al rito PENITENZIALE posto all'inizio della celebrazione Eucaristica.

Questo gesto di misericordia favorirebbe la conversione dei Cristiani e non il lassismo: infatti, il cristiano in peccato, ma di buona volontà e sinceramente pentito della sua condotta, se potrà ricevere l'assoluzione delle colpe prima del RITO, sarà invogliato a partecipare “Alla Cena del Signore” in modo integrale e sperimenterà in se l'efficacia della promessa fatta da Gesù stesso : “CHI MANGIA LA MIA CARNE E BEVE IL MIO SANGUE VIVRA' PER SEMPRE” Gv. 6, 53-58

Facilitare l'assoluzione dei peccati è uno dei segni dei tempi, che la gerarchia cattolica dovrebbe accogliere con gratitudine e docilità dello Spirito. La Chiesa di Roma segua l'esempio del SUO DIVINO MAESTRO che quando si trovava dinanzi ad un peccatore non esigeva l'accusa dei peccati, ma lo assolveva immediatamente “Quando Gesù vide la Fede di quelle persone, disse al paralitico: coraggio figlio mio, i tuoi peccati ti sono perdonati” Mt. 9,2

                                                                                   don Salvatore Paparo

                                      RIFLESSIONE BIBLICA

 

“BENEDETTO SIA IL SIGNORE, L'IDDIO DI ISRAELE PERCHE' HA VISITATO E RISCATTATO IL SUO POPOLO...........” Ev. Luca cap. 1 vers 68-75

 

Questo inno-preghiera di Zaccaria, padre di Giovanni Battista, si compone di due parti: il progetto di Dio e il compito di Giovanni in questo progetto.

 

Il progetto di Dio è rivolto alla salvezza del popolo di Israele, ma non solo, è rivolto a tutti gli individui, sia donne che uomini di allora , ma anche di oggi, ed in vista di questa salvezza Dio interviene nella storia di tutti noi. Questo intervento di Dio nella storia ha uno scopo ben preciso: servire Dio senza paura. Senza paura, non già perchè la via della fede sia facile e comoda, anzi, lo sappiamo, è la via che passa per la Croce di Cristo, ma senza paura,  perchè non siamo soli, perchè in Cristo ogni nemico è depotenziato e vinto con il suo Amore, perchè il suo perdono è la nostra ricchezza e la sua Parola è la nostra forza.

 

Il compito di Giovanni Battista è la proclamazione, l'annuncio di questo straordinario inizio del tempo della grazia messianica. Egli deve far conoscere, capire, sperimentare alle donne e agli uomini la salvezza. E questa salvezza viene descritta come: “aurora che viene dall'alto”, come luce che non sorge a livello della nostra umanità, ma che scende incontro all'individuo, sia esso donna o uomo, dall'alto della DIVINITA' di Dio. Questa Luce deve far chiarezza nella nostra vita e condurre i nostri passi verso la pace MESSIANICA, cioè fare di noi strumenti di quella nuova dignità di vita che ci è data in Gesù Cristo, donne e uomini capaci di spendere la propria vita nel nome di quel Signore, Venuto a Natale, ucciso come un malfattore sulla Croce, risorto il mattino di Pasqua. 

                                                                                                                                     

                                                                 Fulvio Crivello

 

 

                       ALCUNE RIFLESSIONI SULLA.”CENA DEL SIGNORE O EUCARESTIA”

 

EUCARESTIA, significato della parola greca:riconoscenza,gratitudine,benedizione

 

Mi è sembrato, sopratutto ripensando agli ultimi incontri,  che la nostra piccola comunità cristiana del CENACOLO FAMIGLIARE, senta il desiderio di avere qualche notizia in più sul Sacramento dell'Eucarestia o Cena del Signore, Sacramento che lo stesso Gesù istituì ed in ultima analisi come celebrarla. Mi sono avvalso per compilare questo breve scritto di alcuni libri che trattano l'argomento, sia da un punto di vista cattolico che protestante, ed anche delle ultime prese di posizione, con il Sinodo della Famiglia della Chiesa di Roma

 

                                        LA CENA DEL SIGNORE”

 

Da un punto di vista storico, è ormai quasi certo che Gesù consumo questa Cena con un ristretto numero di discepoli e discepole (perchè c'erano anche delle donne), proprio alla vigilia del suo arresto e della sua passione. I Vangeli sinottici lo presentano come cena pasquale; ma lo svolgimento della stessa non coincide affatto con la celebrazione della cena pasquale ebraica. Al massimo richiama alla mente un pasto solenne, d'altronde l'Apostolo Paolo nella I lettera ai Corinti è più precisamente al cap. 11 vers. 23-26 non cita minimamente il contesto Pasquale.

Oggi il dibattito tra i teologi e studiosi è ancora acceso, chi propende per una versione chi per l'altra. E' però verosimile, a mio avviso, che in quei giorni che precedettero l'arresto di Gesù al Getsemani, egli stesso, visti gli avvenimenti avvenuti, abbia deciso di celebrare questa Cena di GRANDE SIGNIFICATO, un pasto di Addio, ma anche di Arrivederci con i discepoli e le discepole a Lui più vicini.

 

Che cosa poi Gesù abbia detto, è riportato sia sui Vangeli di Marco, di Matteo e di Luca, nonché nella lettera ai Corinti sopra citata; parole che comunque risentono della liturgia delle prime comunità Cristiane, in cui il senso dell'Eucarestia era sopratutto la condivisione.

 

La Santa Cena o Cena del Signore, riassume in se molti significati, ovvero: Pasto Sacro, Comunione, Anticipazione del Banchetto Messianico, L'Amore di Dio per noi, La Sua Misericordia, ed a questi elementi si connette l'allegrezza con la quale i primi Cristiani rompono il pane e bevono il vino, il riferimento che Gesù stesso fa al suo sacrificio, ha nella Eucarestia un valore costitutivo, ma bisogna anche fare molta attenzione ad evitare di dare un senso troppo materiale ad esse.

 

Il verbo essere nella 3 persona singolare in latino è : EST, i Vangeli Sinottici tradotti dal greco ci riportano queste parole “hoc est corpus meum” sui quali sia i Teologi che le Chiese hanno molto discusso e dibattuto e che ancora oggi dibattono; non furono probabilmente pronunciate da Gesù in quella sera, sicuramente Gesù parlò in Aramaico  e come per l'Ebraico il verbo “essere” è sotto inteso; di conseguenza le parole, che forse Gesù pronunziò furono:”Questo, Io per Voi”, riguardo poi al sangue ovvero “bere il sangue” non bisogna dimenticarsi che Gesù era Ebreo, così come lo erano i suoi discepoli e discepole, ed era ed è per gli Ebrei un divieto assoluto, anche oggi nel nostro mondo gli Ebrei macellano, come anche gli Islamici una particolare macellazione, in cui l'animale ucciso è privato completamente del sangue.

 

Nelle prime comunità Cristiane l'idea di assimilare la potenza di Dio mangiandone ritualmente la carne e bevendone il sangue era completamente ignoto, ma questo non avviene più nelle comunità ellenistiche-romane formate principalmente da ex pagani,estranei al contesto  ebraico e per contro avvezzi dalla loro precedenza credenza, alla mistica delle religioni allora praticate, in queste nuove comunità l'idea si presenta spontaneamente e quindi la SANTA CENA o EUCARESTIA non potè che trasformarsi in un mistero. Tutto questo portò poi la teologia eucaristica, sempre di più sulla presenza reale, sia della carne che del sangue di Cristo nel pane e nel vino che venivano e vengono consumati dai fedeli “METABOLE',TRANSUSTATIO”

termini del tutto estranei alla comunità Giudaica-Cristiana, sia ai Vangeli Sinottici

Sarebbe, però un grave errore, ridurre l'Eucarestia o Santa Cena ad un semplice rituale simbolico-commemorativo. Tutto il contesto rituale e teologico, nonché Sacramentale, impone invece l'idea che la partecipazione alla Cena del Signore è una partecipazione reale all'avvenimento salutare, sia della vita, dell'insegnamento, della passione, della morte e della resurrezione di Gesù, partecipare al “CORPO DI CRISTO” nella Eucarestia, significa dunque, partecipare alla Comunità Santa, all'organismo collettivo che ne prolunga in qualche modo la presenza nel mondo come testimonianza.

 

Tornando al Nuovo Testamento, se i primi tre Vangeli trattano della Santa Cena, il quarto ovvero il Vangelo secondo Giovanni non presenta il racconto della cena, la presuppone, nel contempo egli narra l'episodio della “lavanda dei piedi”. In base a questo episodio, molto importante, la comunione di Gesù con i suoi discepoli/e, assume la forma del servizio più umile esercitato al tempo di Gesù dagli schiavi; questo suggeriva all'ora ed anche oggi che il Sacramento dell'Eucarestia, non si consuma solo con il pane e il vino, ma anche seguendo l'esempio di Gesù e dell'invito che Egli ci fa, ovvero ricordarci che non serve solo seguire il rito, ma avere anche uno stile di vita incentrato sul servizio, anche il più umile. Inoltre dai racconti Evangelici, si evince che Gesù si sedeva a tavola con peccatori, pubblicani, prostitute ecc. dai racconti stessi si coglie che tali prassi, impressionava sfavorevolmente i ben pensanti (Sacerdoti, Scribi, Leviti, Farisei ecc.) e che Gesù vi attribuiva molta importanza, ricordo che molte parabole e racconti hanno trovato spazio proprio in questa scandalosa prassi. Gesù va a quei banchetti e accoglie i peccatori non giudicandoli e perdonandoli senza indottrinarli ma mangiando con loro. Ma perchè il Rabbi di Nazaret si comporta così? Egli si comporta così perchè Dio stesso che è in Lui la pensa così. Il messaggio che si esprime in questi pasti pericolosi con persone pericolose  è indubbiamente una delle radici del conflitto, sia con la gerarchia della Chiesa di allora sia quella di oggi.

“LA CENA DEL SIGNORE”, nella Chiesa Cristiana fa memoria anche di questa fondamentale dimensione; come le parole di Gesù anche l'Eucarestia annunzia la premura di Dio, il suo desiderio di stare insieme a che non lo merita, primo fra tutti, al traditore Giuda, a Pietro che promette di essere fedele fino alla morte e che poi nega per tre volte di conoscere Gesù, all'indifferente, alle persone moralmente discutibili, e anche a chi non ha la consapevolezza della fede. Tutto questo dovrebbe far riflettere sul significato della “Cena del Signore”, alle Chiese di oggi e non dovrebbe passare inosservata nella celebrazione ecclesiale che la “Cena del Signore” è veramente per tutti.

 

Tutto questo, non vuol dire di prendere a cuor leggero la Santa Cena, anzi al contrario, Dio perdona ma non si lascia ingannare, ne vuole che inganniamo noi stessi, quello che si intende tuttavia sottolineare e che l'Eucarestia non è riservata a un gruppo di persone elette pie e buone ma a tutti. In linea di principio, chi è raggiunto dalla parola di Amore e di Perdono mediante la Bibbia e la predicazione dei fratelli e sorelle in fede  è anche invitato ad accogliere la stessa parola del Pane Spezzato e nel Calice Condiviso. Gesù non fa esami di dottrina prima di accogliere le persone. A mio modesto parere, che alcune Chiese facciano dipendere l'ammissione alla Santa Cena  all'appartenenza confessionale, contraddice apertamente il significato del gesto. Se alcune Chiese hanno opinioni diverse su come esprimere la presenza di Cristo, ciò che veramente conta e la presenza del Signore, non la sua interpretazione teologica. L'attuale posizione delle varie Chiese  Cristiane (Transustanzazione, Consustanzazione, Presenza Spirituale, ecc), costituisce una vera bestemmia contro lo Spirito Santo, che per certi aspetti è tragico su altri semplicemente ridicolo; purtroppo il culto idolatra della dottrina, continua ancor oggi ad affliggere molte Chiese Cristiane, in primis la Chiesa di Roma e che fa della dottrina nella Santa Cena, più importante che il significato della stessa. Un Teologo, Fulvio Ferrario, qualche anno fa diceva: Ciò che Dio ha unito, le Chiese lo separano in nome della dottrina.

 

                                                                          Fulvio Crivello

 

                                     SECONDA PARTE DELL'INDUISMO

 

                                                  LA VITA RELIGIOSA

 

La maggior parte degli induisti dispone, nella propria casa, di un piccolo altare con una o più immagini divine. Su questo altare vengono preparati per il culto “Puja” che può anche essere giornaliero: frutta,cibo e offerte floreali. Il rito può variare da casa a casa, ma sempre comprende: offerte,preghiere, meditazione e recitazione di testi Sacri. Prima del Puja i partecipanti compiono un bagno purificatore poi si prostrano inginocchiandosi sul pavimento con le mani congiunte di fronte alle immagini Sacre recitando un brano tratto dal libro dei VEDA ma anche con preghiere spontanee personali. Allla fine della celebrazione i membre della famiglia ed i loro ospiti consumano le vivande poste sull'altare.

 

                                                           IL DHARMA

 

Anche se l'Induismo è vario e multiforme, tutti gli Induisti sono accumunati dal DHARMA, una legge o meglio un etica di vita, valida per tutti, questo, però, non vuol dire che uomini e donne sono tutti uguali, il dharma comprende i doveri verso la famiglia, il prossimo sia vicino che lontano, lo jati (casta) e tutta la società nel suo insieme.

 

                                                KARMA E REINCARNAZIONE

 

La teoria che la donna e l'uomo possiedono un'anima immortale è al centro della filosofia religiosa delle: Upanishad “non invecchia, quando si invecchia e non muore quando si muore” così dicono i testi delle Upanishad. Un indù  crede che l'anima umana, dopo la morte, si reincarni in un altro essere vivente, l'anima può reincarnarsi in un individuo di una casta inferiore o superiore, ma può anche prendere dimora in un animale. Nel ciclo delle reincarnazioni si passa da una esistenza all'altra, la forza che la mantiene in atto è il KARMA, termine sanscrito che significa “azione o atto”; il Karma non si riferisce soltanto ad azioni concrete, ma anche a pensieri, parole e sentimenti. Per l'Induismo è significativo il fatto che tutte le azioni della vita, come i pensieri, perduri anche dopo la morte, spiritualmente; ciò che veramente distingue l'Induismo è l'idea che tutte le azioni compiute nell'arco della vita, così come i sentimenti, vadano a costruire, nella vita nuova la base essenziale. Questa Fede non riconosce alcun “destino cieco”, ognuno è il solo, unico responsabile della vita presente. L'uomo e la donna raccolgono ciò che seminano. Infatti il frutto di una vita consegue automaticamente dalle azione della stessa. Si può a questo avviso, affermare che la transmigrazione delle anime soggiace alla legge di “causa ed effetto”.

 

                                              TRE VIE PER LA SALVEZZA

Nel periodo antico, la legge del Karma e la reincarnazione, erano considerate come un fatto positivo, celebrate con offerte floreali e sacrifici ma soprattutto con buone azioni, ci si poteva aspettare di vivere numerose vite. Nell'Induismo a partire dal 400 a.C., forse influenzato dal Buddismo, di cui era Il padre/madre, tale processo ha assunto un carattere negativo, quello di un ciclo malefico, di cui bisogna liberarsi; è per far questo ci sono tre VIE, il fedele può sceglierne una o può anche nella sua pretica religiosa, ispirarsi a tutte e tre, vediamole brevemente insieme.

 

LA VIA DELLE CERIMONIE SACRIFICALI

Ancora oggi nell'India moderna, questa pratica delle offerte, ampiamente descritta dai VEDA occupa un posto importante nell'Induismo. Molti Indù cercano di assicurarsi la felicità terrena mediante le offerte e di buone azioni. Lo scopo finale è comunque di liberarsi dal ciclo malefico della reincarnazione.

 

LA VIA DELLA CONOSCENZA

Un momento centrale nelle “Upanishad” è che l'uomo è legato al ciclo eterno delle reincarnazioni dall'ignoranza, mentre la via della salvezza è costituita dalla comprensione della vera natura della esistenza. Nella conoscenza si è salvi quando si acquisisce la consapevolezza che l'anima della donna e dell'uomo (Atman) è una cosa sola con l'anima del mondo (Brahman). L'individuo sia donna che uomo è liberato dal ciclo delle reincarnazioni nel momento in cui assume piena coscienza dell'unità di Atman-Brahman.

 

LA VIA DELL'ABBANDONO

 

Una Terza via per la salvezza, nata nell'India meridionale intorno al III sec. a.C. Seguita dalla maggioranza dei 900 milioni di Indù fino ad oggi è quella dell'abbandono a Dio. Essa ha trovato la sua massima espressione letteraria nella “BHAGAVADGITA” il poema di Fede che costutuisce il più importante testo Sacro degli Induisti. Punto di partenza di tutte e tre le vie della salvezza. Questo testo (che consiglio di leggere), pur non rifiutando le prime due vie, ne indica una terza, la più semplice, ma anche la più efficace, la via dell'abbandono, la donna e l'uomo si abbandonano a Dio e compiono cerimonie della tradizione, senza secondi fini, senza pensare a proprii vantaggi ma soltanto raccomandandosi alla alla grazia divina.

Il Testo Sacro propone un rapporto con Dio più personale di quello descritto nelle “Upanishad”. Questo rapporto è caratterizzato dall'amore e dall'abbandono dell'individuo a Dio, è solo per grazia di Dio che l'uomo viene liberato dal ciclo eterno delle rinascite. Insomma la via più sicura per la salvezza è l'abbandono alla grazia di Dio, è la Fede che gioca un ruolo determinante, deve però essere vissuta. Significativo è anche il fatto che tutti gli uomini e le donne indipendentemente dalla casta a cui appartengono possono raggiungere la salvezza con questa terza via.

 

                                     LE DONNE NELL'INDUISMO

 

Anche per quanto riguarda  la concezione della donna nell'Induismo e anche nella società, l'India è un Paese di grandi contrasti. Nei Veda e non solo è detto che l'uomo e la donna hanno pari valore, Questo concetto (come nel Cristianesimo) è stato raramente tradotto in pratica. In India e lo sappiamo dai quotidiani, le donne sono degli esseri considerate di secondo piano e se sposate proprietà del marito; d'altro canto, l'India è stata uno degli esempi mondiali di un grande stato governato da una donna. Molte donne hanno una grande influenza pubblica (Sonia Gandhi ecc.), ben più che nel nostro Paese che si vanta di civiltà e democrazia e di pari opportunità. Inoltre tra gli Stati emergenti l'India ha il più alto numero di donne che lavorano in tutti i campi. Anche il culto di alcune divinità femminili come la Dea KALY può contribuire a rafforzare nella società indiana la Donna.

 

                                                    PER RIFLETTERE

 

Un salmo induista da un testo del 1500 a.C.

 

 O misericordioso, salvami, salvami!

Salvami, e affrancami dalla schiavitù

Oh Dio di Amore

O, che l'amore che colma il mio petto a Te amorosamente si avvinghi!

Concedi ch'io provi quanto sei dolce e amorevole

Questo solo, ti prego concedi e non ti lascerà il mio amore

Ne mai si svierà da Te

Allora magnificherò il tuo nome

Dirò per ogni dove le tue lodi.

Per amore soltanto e per gioia, davanti al mio Dio danzerò.

Concedimi di riposare presso i tuoi piedi benedetti

Ah, concedimi questo,il più caro,il più bel dono.

E io sarò felice. 

 SIGNORE, Tu sei la luce in cui non ci sono tenebre, ed anche per noi uomini e donne hai fatto brillare la Tua luce. Purtroppo a volte non l'abbiamo voluta vedere ed ecco i nostri errori, la nostra vita spesso, spesa in inutili affanni, per il denaro, per il potere. Ed a questo, neanche le Chiese che portano il tuo NOME, non si sono sottratte. Ma la Tua Luce non può spegnersi e finirà per dissipare l'oscurità che ancora ci attanaglia. Tu o Gesù sei L'AMORE che non conosce freddezza, TU SIGNORE ci hai amati e ci ami, affinchè anche noi possiano dare Amore gli uni verso gli altri. Non permettere a nessuno/a di noi di rimanere indifferenti alle TUE parole. Donaci con lo Spirito Santo, la TUA ricchezza di Amore e Bontà. Fà che essa penetri nel nostro cuore e nella nostra coscienza, che ci illumini, ci dia coraggio, ci consoli e ci esorti ad Amare sempre di più.

 

CHE IL SIGNORE FACCIA RISLENDERE IL SUO VOLTO VERSO DI NOI E CI SIA PROPIZIO

                                                                             AMEN

 

 

 

 

 

 

 

29 mag 2015

EMMAUS

 Care amiche e amici l’evangelista Luca ci narra della resurrezione di Gesù in un solo capitolo, ma questo racconto del risorto si svolge in tre momenti distinti, anzi direi addirittura in quattro momenti distinti. Il primo sono le donne al sepolcro, ovvero Maria di Magdala Giovanna e Maria di Giacomo, Il secondo con l’incredulità dei discepoli e la corsa di Pietro verso il sepolcro, il terzo con il racconto che oggi commenteremo, il cammino con i due discepoli di Emmaus, il quarto l’apparizione ai discepoli e alle discepole. Con l’aiuto dello Spirito Santo immergiamoci e facciamoci guidare da Lui sul terzo punto “l’incontro con i discepoli di Emmaus” quale domanda sorge a noi dopo aver letto questi versetti? La risposta è dove incontrare il Signore risorto e come incontrarlo. L’apparizione ai due discepoli sulla strada per Emmaus è uno degli episodi più conosciuti dei Vangeli ed è interessante per un’altra cosa l’evangelista Luca ispirato dallo Spirito Santo parla di due discepoli, ma fa il nome soltanto di uno: Cleopa e l’altro chi era o chi è, l’altro discepolo siamo Noi, l’altro discepolo è la chiesa, che spesso tradita o troppo illuminata dalla dottrina non vede più o non riconosce più il Signore Gesù Cristo la vera Luce di Dio. E si care sorelle e fratelli in Cristo anche noi spesso abbiamo gli occhi impediti per vedere il Signore succede a tutti anche a chi ha intrapreso la via del servizio a Dio a chi è pastore, in questa nostra vita sempre più frenetica, sempre più cosparsa da cose futili ed inutili, in una vita spesso fatta di spreco, e parlo del tempo dedicato a Dio, il risorto ci passa accanto, eppure noi non lo vediamo, non lo scorgiamo, si cari amici e amiche non sono le grandi celebrazioni, le tradizioni che da secoli ci portiamo dietro, le varie liturgie di tutte le chiese cristiane che ci possono far incontrare il risorto; per scorgerlo ci vuole un gesto del Signore, ci vuole la sua parola, la parola fatta carne come ben ci dicono gli evangelisti (E’ Dio che si rivela a noi, l’iniziativa è sua e solo la fede ci può aprire gli occhi, il Gesù risorto appare solo agli occhi del credente) Vedete in questo racconto ci sono delle cose meravigliose Gesù lungo la strada illustra la Sacra Scrittura ,cita i profeti egli stesso essendo Dio diventa parte del discorso, eppure i loro occhi era ancora impediti e malgrado le donne che per prime hanno visto il risorto lo abbiano riferito ai discepoli ancora permane il dubbio. Quando si avvicinano al villaggio, ormai si sta facendo sera e Gesù fa finta di voler andare più lontano e allora i discepoli ed anche noi cerchiamo di trattenerlo e qui è forse il punto più bello del racconto: Il Signore entra nella loro casa e si siede a tavola, prese il pane, fece la benedizione, lo spezzo e lo diede a loro, proprio come faremo noi tra pochi minuti con la Santa Cena. Allora ci narra Luca” i loro occhi si aprirono e lo riconobbero” ecco care sorelle e fratelli nel Signore ci sono due gesti in Gesù il primo e la lettura e la spiegazione della parola di Dio ovvero della sua e dopo il sacramento dell’Eucarestia solo così si apersero gli occhi ai discepoli e solo così anche i nostri occhi si apriranno e ci faranno scorgere il risorto, non c’è altra via se non quella tracciata da Gesù

LA PAROLA FATTA CARNE

 Il Vangelo di Giovanni, come anche negli altri brani che abbiamo letto, non ci parlano della nascita di Gesù: Gesù care sorelle e fratelli in Cristo è per questi racconti un essere preesistente alla sua nascita, è la Parola di Dio che con Gesù prende sembianze umane. Dio, soprattutto nel Vangelo di Giovanni è rappresentato qui come il Verbo, la Parola e Gesù porta sulla terra quella parola ed è per questo che viene chiamato il verbo di Dio. Attraverso Gesù, Dio invia dunque il suo messaggio a tutti, la Parola si fa carne, corpo umano, per poter giungere fino a noi. E così che Dio scende in mezzo agli uomini e alle donne si fa ascoltare e si fa vedere.. La sua parola si è fatta carne. Dice il brano di Giovanni, non solo Dio scende in mezzo a Noi ma quando scende a Betlemme scende nella forma di bambino concepito con Maria Vergine nato in una stalla e deposto in una greppia. Dio non va ad abitare tra le mura di un tempio o di un palazzo principesco, scegli invece la precarietà di una stalla di una capanna. La capanna non ha fondamenta è piantata a terra un po’ come una tenda è può essere ripiantata da qualche altra parte. L’immagine che ci da l’evangelista non è quella di un Dio che sta al centro della scena e guarda da spettatore distaccato tutto ciò che gli sta intorno, ma di un Dio che si fa compagno di camminare con noi nelle difficoltà della vita. La parola di Dio, è una parola potente, efficace, una parola creatrice, come quando creo l’universo e il nostro mondo miliardi di anni fa bastò che dicesse “sia la luce e subito la luce fu e così fu per le altre cose” La parola di Dio è come la pioggia e la neve che cadono dal cielo, così ci dice il profeta Isaia “Essa non torna a me a vuoto ma fa le cose per cui l’ho mandata”. Ma anche la parola di Dio ha una debolezza, essa ha bisogno che noi la ascoltiamo per poter esprimere tutta la sua forza. Non è strano? Dio scende dal trono e si fa mendicante di una risposta. Perché Dio, che è così potente ha voluto che solo attraverso la relazione con noi, la sua esistenza avesse un senso. Dio è tanto, ma tanto più grande di Noi e così dobbiamo abituarci al fatto che molte domande rimangono senza risposta. Solo qualche piccolo frammento ci è dato di capire. Forse care amiche e amici ciò che ci porta fuori sytrada e che quando proviamo a immaginarci la potenza di Dio, pensiamo a Dio come il più potente tra gli uomini potenti. La potenza di Dio invece è altro: si esprime in modo diverso, accoglie, non respinge, non schiaccia è dolce da portare, la potenza di Dio fa crescere, e nulla, ma proprio nulla ha a che fare con quella dei potenti della terra!                                                                 

FEDE E RELIGIOSITA’

 Negli ultimi cento cinquant’anni, con l’industrializzazione e lo sviluppo delle scienze naturali delle scoperte sempre più importanti, sono sorte nella vita degli uomini e delle donne spiegazioni non religiose del progresso del mondo. Anche se le religioni e parlo qui proprio di religioni e non di fede, continuano ad essere praticate più per tradizione che per convinzione, ma certo alcune parti sempre crescenti di popolazione si sono sottratte all’influenza religiosa. Le religioni soprattutto praticate in ambienti occidentali non influenzano più la vita sociale, perché i loro principi etici e sociali sono ormai distanti dai reali problemi della società. Questo processo che riguarda la religione ma non la fede viene definito “secolarizzazione”.
Le conseguenze dello sviluppo scientifico, della ricerca e della tecnologia sono diverse a seconda della provenienza del “credente”: alcuni conservano la loro religiosità, tracciando però un confine netto tra religione e scienza (questo accade soprattutto in ambito islamista); altri rifiutano la religione e divengono atei o agnostici, altri ancora, soprattutto nelle religioni orientali inglobano le conoscenze scientifiche nella propria religione.
Ma a questo punto bisogna fare un passo indietro e analizzare gli elementi che hanno portato la società e la nostra coscienza a quello che ho detto nella introduzione; la base di qualunque concezione della vita, sia per il credente che per il non credente, è una serie di domande esistenziali; possiamo qui prenderne qualcuna ad esempio: come è nato l’universo? Quali forze lo governano? Esiste Dio? Le risposte a questi interrogativi costituiscono la nostra concezione della realtà. Noi stessi come individui siamo parte di questa realtà. Ma come vi siamo giunti? Che cosa da senso alla vita umana? Che cosa accade quando muoriamo? Tentando di rispondere a questi interrogativi, poco a poco ci formiamo una nostra concezione ,sia della nostra vita, che dell’individuo. Non abbiamo scelto noi di vivere. Ma certo entro certi limiti siamo noi che decidiamo “come vivere”. Qual è la cosa più preziosa nella nostra vita? Io come credente in Gesù, dico l’amore che riassume un po’ tutto, ma altri pensano al denaro, alla salute, al godimento della natura ecc. insomma tutti gli individui hanno una visione dei valori o un’etica.
Ed ora passiamo ad analizzare due correnti importanti della filosofia partendo dal più antico.
L’ UMANESIMO
L’umanesimo designa un insieme di idee e principi filosofici diversi a volte anche conflittuali, lla parola umanesimo deriva dal latino humanus , possiamo dire che umanista è colui il quale pone l’individuo e la dignità umana al centro dei propri valori ( il messaggio di Gesù che troviamo nei vangeli portano proprio questi valori).
Nell’anno 399 a.C. un uomo è sul banco degli imputati ad Atene: è accusato di non credere agli dei e di aver formulato queste sue idee presso i giovani che lo seguivano, convincendoli di questa aberrazione. Una piccola maggioranza dei cinquecento membri del consiglio, lo condanna e poiché egli non chiede la grazia, e anzi assicura ai giurati di aver agito bene e di non pentirsi, viene condannato a morte. Quell’uomo era Socrate, il filosofo forse che più ha inciso sull’umanesimo. Socrate per primo volto le spalle a quella che considerava inutile speculazione filosofica, per affermare invece, i veri problemi umani “fece insomma scendere sulla terra dal cielo le speculazioni filosofiche” insegnò come un vero profeta agli individui a pensare alla vita come un dono, all’etica, al bene ed al male. Chi sa che cosa è il bene e l’amore, lo metterà in pratica; e soltanto che fa del bene è un uomo o una donna felice. Socrate pur essendo nato in una società pagana ed essendo stato istruito nella medesima, diceva di ospitare un Dio dentro di se che gli indicava ciò era giusto o sbagliato. Con la sua indomabile forza di volontà che lo porto a morire per ciò che riteneva giusto, Socrate dìmostrò anche di considerare la verità al di sopra della vita stessa, anche se amava profondamente vivere. Ai giudici che lo condannarono egli disse “Obbedisco al Dio più che a voi” Ma il filosofo greco è importante anche per un’altra cosa egli ponendo l’accento sulla ragione ispirata da Dio come guida, sottolinea anche allo stesso tempo che vi sono dei limiti alla conoscenza e alla scienza; egli diceva “la vera sapienza è sapere di non sapere”.
L’umanesimo più vicino a noi deriva comunque da quello del rinascimento che partì praticamente dalla città dell’Italia centrale Firenze, Pisa, Siena ecc. uno su tutti fu Leonardo da Vinci, più tardi nel nord dell’ Europa un altro umanista che oggi tutti conoscono fu Erasmo da Rotterdam, ma c’è da aggiungere anche che gli umanisti del rinascimento non vedevano alcun contrasto tra la cultura classica e il cristianesimo, ma l’umanesimo del rinascimento, tuttavia, ha segnato con la gerarchia delle varie chiese cristiane ma non con i fedeli e la figura di Gesù, l’inizio di quel processo di secolarizzazione che ha mutato l’ Europa negli ultimi tre secoli ed io direi in bene. Gli umanisti si sbarazzarono del principio d’autorità che condizionava (Vedi il processo a Galileo Galilei e al rogo di Giordano Bruno) soprattutto nei paesi cattolici ogni tipo di ricerca scientifica. Nacque il metodo scientifico: ogni ricerca deve basarsi sull’osservazione, sull’esperienza e sulla sperimentazione, con l’umanesimo sia antico ma anche con quello rinascimentale si ebbero: una nuova concezione del mondo e dell’universo, un nuovo modo di considerare la vita ( come la voleva Gesù di Nazareth), una nuova visione della natura, un nuovo metodo scientifico.
Nel 1700 fu scritto un nuovo capitolo dell’umanesimo: l’illuminismo, un movimento che sorse in Inghilterra ma che trovò la sua patria nella Francia, l’illuminismo significò una rottura con molte idee del rinascimento e portò nuovi contributi all’umanesimo in diversi campi come non ricordare Montesquieu, Herder, Kant, Lavoisier, Rousseau, Diderot e per noi Italiani quelle geniali interpretazioni di Giovan Battista Vico ed in ultimo forse il più illuminista di tutti: Voltaire, il filosofo ingaggiò una lotta costante contro il fanatismo, l’intolleranza e l’abuso di potere; particolarmente animosa fu la sua battaglia contro il potere della chiesa cattolica e la cieca credenza nei dogmi. Ciò che contestava Voltaire era la fede dogmatica e la sopraffazione religiosa. Egli stesso non era ateo, se ben guardiamo i suoi scritti; egli sosteneva che dietro le leggi che regolano l’ordine e la struttura dell’universo deve esserci per forza un creatore. Esiste un Dio, sosteneva Voltaire, ma dogmi religiosi e le raffigurazioni della sua immagine sono invenzioni umane. Se gli uomini si perseguitano e si uccidono per guerre religiose, questo succede per la loro ignoranza, credenze, tradizioni e stupidità,non così la fede che non ha mai fatto guerre e non ha ucciso nessuno.Infine, bisogna ricordare che i filosofi illuministi furono anche agitatori politici, che si batterono per l’inviolabilità dei diritti dell’individuo sia donna che uomo (Come fece Gesù di Nazareth 1700 anni prima). Il primo obiettivo di questa lotta era la libertà di pensiero e di stampa. A tutti doveva essere garantito di poter esprimere le proprie idee e il suo pensiero, importantissimo nel pensiero illuministico il principio della tolleranza.

Bisogna comunque pensare che buona parte degli umanisti, sia nell’epoca rinascimentale che nel periodo dell’illuminismo erano convinti cristiani. Secondo la loro visione, “che io ritengo giusta” il cristianesimo, giustamente interpretato, non era altro che la giustizia sociale e la tolleranza che l’umanesimo professava, molto ideali dell’umanesimo e soprattutto della corrente illuministica si ritrovavano e si ritrovano anche nella Bibbia ed in particolar modo nel Nuovo Testamento, non da ultimo che tutti gli individui siano essi uomini o donne abbiano uguale valore e dignità; anzi io direi che i messaggi, la vita di Gesù di Nazareth abbia superato i dettami dell’illuminismo, in particolar modo i messaggi rivolti alle donne che nella società ebraica e romana di allora erano una vera e propria rivoluzione, basta qui ricordare, quello che scriveva ai Galati l’apostolo Paolo “Qui non vi sono ebrei o greci, liberi o schiavi, uomini o donne, siete tutti una cosa sola in Cristo Gesù” Un bel messaggio di grande fede e non di religiosità, il Nuovo Testamento sottolinea sia la comunione di tutta l’umanità sia l’unicità della donna e dell’uomo come creatura uscita dalla mani di Dio. Anche la carità, la compassione, la misericordia per il prossimo sono ideali umanistici che occupano un posto centrale nel vero Cristianesimo, Cristianesimo da non confondere con le chiese cristiane, che spesso si sono comportate in modo diametralmente opposto. Anche gli umanisti, di cui alcuni furono anche gli iniziatori della riforma della chiesa divennero liberi pensatori, cioè autonomi rispetto alla chiesa e ai dogmi del cristianesimo. Alla pseudo verità della dogmatica furono opposte quelle della ragione “anche la fede fa parte della ragione” e della scienza. Ateismo e agnosticismo divennero parti importanti dell’Umanesimo, soprattutto gli umanisti cosi detti :“cristiani” hanno criticato, attraverso i secoli, la gestione del potere e l’intolleranza della chiesa o meglio delle grandi chiese cristiane cattolica, ortodossa, anglicana, sottolineando però al tempo stesso il bisogno di fede nell’individuo: a renderlo qualcosa di più di un animale, sono la facoltà dell’intelletto sia la sua capacità di percepire e riconoscere l’esistenza di Dio

AMOS IL PROFETA DELLA GIUSTIZIA

Amos (portatore della parola di Dio) esercitò il suo ministerio in Israele all'epoca di re Uzzia re di Giuda 785-747 a.C. E di Geroboamo II re di Israele 787-747 a.C.. Questi due regni è paralleli, la cui durata ne sottolinea la stabilità, rappresentano un periodo di prosperità generale, l,ultimo che il regno di Israele abbia conosciuto prima del suo rapido declino e della sua caduta sotto i colpi impietosi dell,Assiria, nel 722 con la caduta della capitale Samaria distrutta da Sargon II. Approfittando della debolezza della Siria, fino a quel momento vicino assai scomodo, Joas si era ripreso le città della Transgiordania. Suo figlio, Geroboano II, aveva ristabilito le vecchie frontiere settentrionali e orientali. Se non fosse per la divisione fra regno del nord e quello del sud, sembrerebbe rinnovarsi la felice epoca del Re Salomone.
La vita economica, con i suoi scambi commerciali internazionali, e il continuo sviluppo arricchisce soprattutto la classe dirigenziale e la chiesa. Il lusso si può notare nelle costruzione dei palazzi in pietre tagliate e lavorate con grande maestria riportate alla luce da scavi nel 1934-35. Il commercio si intensifica; lo stesso culto partecipa al benessere delle classi potenti e si sviluppa in splendide cerimonie con i sacerdoti coperti da mantelli in porpora ricamati con fili d'oro, in pellegrinaggi, in feste solenni con l'esposizione di reliquie ecc.
Ma la sete di guadagno ha progressivamente la meglio sulla solidarietà (anche nella chiesa ebraica di allora) sociale e le potenze economiche piegano la giustizia alle loro esigenze. L'orgoglio nazionale esalta i successi militari sulla Siria. Il governo vive in una euforia, di cui non sa cogliere il lato effimero e pericoloso. La religione stessa si adagia sull'idea di nuovi trionfi in attesa del:”del giorno di Jahvèh” e rifiuta ogni richiamo al pentimento che il profeta Amos fa.
La politica religiosa del sovrano, pur senza rinnegare il riferimento a Jahveh, accoglie tuttavia per motivi politici ,elementi della tradizione cananea, fenicia, siriana, assommando il tutto ad una religione di Stato. Si fondono così il valore della tradizione, il nazionalismo, la religiosità superstiziosa ed infine il valore sacro del potere regio.
E' in questo ambiente travagliato da una profonda crisi di espansione e di crescità, volto al futuro con ottimistica intraprendenza ma anche lacerato da tensioni sociali, che si colloca la predicazione dio Amos.
Sebbene Amos svolga il suo ministerio nel regno del Nord, egli è di origine giudaica, la soprascritta del libro lo indica come cittadino di Tekoa, villaggio a 9 km da Betlemme fra le colline che circondano il deserto di Giuda. Questa regione collinare, poco propizia all'agricoltura era soprattutto sfruttata ed anche oggi è così per l'allevamento. Amos appartiene quindi al mondo della pastorizia. Egli stesso dirà “che Dio l'ho ha chiamato dietro al gregge”
Si tratta quindi di un provinciale, non fra i più poveri, e gli si farebbe torto esagerandola sua durezza contadina. Se è vero che nel suo linguaggio non mancano le espressione forti a proposito dei grandi di Samaria, è anche vero che molti passi dei suoi oracoli, denotano una spiccata saggezza e una cultura tutt'altro che rozza. La sua violenta critica del lusso di Samaria, non è tanto la rivalsa di un un uomo di campagna scandalizzato dalla vita cittadina, quanto piuttosto frutto di uno spiccato senso della solidarietà sociale, che trova le sue origini nei comandamenti di Jahveh.
Inoltre tutto, l'appartenenza di Amos al mondo della pastorizia, ha, in un certo senso anche un valore spirituale. La pastorizia al tempo di Amos ha si un peso economico, ma rappresenta già, in seno a una popolazione nomade diventata stanziale, il ricordo del passato lontano. Le grandi figure della storia di Israele sono pastori: i patriarchi, Mosè, Davide. Da condizione economica principale la pastorizia si avvia a diventare simbolo di un tempo lontano; il tempo glorioso in cui Israele viveva la grande stagione della sua fede nel deserto. Il fatto che Amos sia pastore, significa dunque non ad una appartenenza ad una classe sociale disagiata, ma la tradizione più autentica della fede: ella non evoca pensieri di ordine economico ma di natura spirituale.
Amos non appartiene dunque a nessuna corporazione o ordinazione di profeti, né, tanto meno è nell'elenco dei profeti di corte. E' la vocazione di Dio che l'ho a portato ad essere profeta al di fuori (come spesso avviene anche oggi) dei quadri stabiliti e tradizionali.

Il suo nome è unico nell'antico Testamento e deriva dalla radice che corrisponde al verbo “sollevare””, “portare”. Egli è dunque, colui che porta il messaggio di Dio, o, se si accetta il prevalere della forma passiva, colui che è portato dalla Parola di Dio.