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21 ott 2015

MESE DI SETTEMBRE -OTTOBRE


CENACOLO FAMIGLIARE          

 
Un caro saluto a tutti a Voi, amiche ed amici del Cenacolo e una Benedizione dallo Spirito Santo che ci aiuti sempre ad Amare anche i nostri nemici, perchè L'Amore di Dio e il suo più grande Comandamento

Esso comprende cinque parti
 

1 Riflessione sulla assoluzione collettiva di Don Salvatore Paparo

2 Riflessione Biblica

3 Qualche cenno sulla “Cena del Signore”

4 Seconda parte dell'Induismo

5 Preghiera finale e benedizione

 

                                            ASSOLUZIONE COLLETTIVA

Gesù ha scelto la chiesa, come strumento della sua misericordia affidandole il Sacramento del “PERDONO” dei peccati, il modo di esercitare questa sublime missione Gesù non l'ha voluto stabilire, ma l'ha lasciato alla discrezione pastorale della Chiesa. E' la Chiesa l'ha capito pienamente: nell'arco della sua bimillenaria storia infatti, infatti , l'ho ha modificato più volte, basta pensare alla confessione Pubblica dei primi VIII secoli, prescritta per i peccati più gravi, e alla confessione auricolare, inizialmente SOLO DEVOZIONALE, sorta tra i monaci Irlandesi alla fine del VI secolo, poi ratificata e prescritta per tutti i cattolici dopo il concilio di Trento XVI secolo. Oggi purtroppo, vige ancora l'obbligo della confessione auricolare, ma tra i cattolici molti la disertano, è un segno dei tempi che interpella in questo caso, la Gerarchia della Chiesa di Roma e la sospinge ad interventi sommamente innovativi. La pratica della confessione auricolare, dato i benefici spirituali che essa apporta bisognerebbe lasciarla libera e renderla “CONFESSIONE SPIRITUALE”.

Inoltre si dovrebbe estendere l'uso della “ASSOLUZIONE COLLETTIVA” come ora in vigore in molte Chiese Cristiane e conferire valore Sacramentale al rito PENITENZIALE posto all'inizio della celebrazione Eucaristica.

Questo gesto di misericordia favorirebbe la conversione dei Cristiani e non il lassismo: infatti, il cristiano in peccato, ma di buona volontà e sinceramente pentito della sua condotta, se potrà ricevere l'assoluzione delle colpe prima del RITO, sarà invogliato a partecipare “Alla Cena del Signore” in modo integrale e sperimenterà in se l'efficacia della promessa fatta da Gesù stesso : “CHI MANGIA LA MIA CARNE E BEVE IL MIO SANGUE VIVRA' PER SEMPRE” Gv. 6, 53-58

Facilitare l'assoluzione dei peccati è uno dei segni dei tempi, che la gerarchia cattolica dovrebbe accogliere con gratitudine e docilità dello Spirito. La Chiesa di Roma segua l'esempio del SUO DIVINO MAESTRO che quando si trovava dinanzi ad un peccatore non esigeva l'accusa dei peccati, ma lo assolveva immediatamente “Quando Gesù vide la Fede di quelle persone, disse al paralitico: coraggio figlio mio, i tuoi peccati ti sono perdonati” Mt. 9,2

                                                                                   don Salvatore Paparo

                                      RIFLESSIONE BIBLICA

 

“BENEDETTO SIA IL SIGNORE, L'IDDIO DI ISRAELE PERCHE' HA VISITATO E RISCATTATO IL SUO POPOLO...........” Ev. Luca cap. 1 vers 68-75

 

Questo inno-preghiera di Zaccaria, padre di Giovanni Battista, si compone di due parti: il progetto di Dio e il compito di Giovanni in questo progetto.

 

Il progetto di Dio è rivolto alla salvezza del popolo di Israele, ma non solo, è rivolto a tutti gli individui, sia donne che uomini di allora , ma anche di oggi, ed in vista di questa salvezza Dio interviene nella storia di tutti noi. Questo intervento di Dio nella storia ha uno scopo ben preciso: servire Dio senza paura. Senza paura, non già perchè la via della fede sia facile e comoda, anzi, lo sappiamo, è la via che passa per la Croce di Cristo, ma senza paura,  perchè non siamo soli, perchè in Cristo ogni nemico è depotenziato e vinto con il suo Amore, perchè il suo perdono è la nostra ricchezza e la sua Parola è la nostra forza.

 

Il compito di Giovanni Battista è la proclamazione, l'annuncio di questo straordinario inizio del tempo della grazia messianica. Egli deve far conoscere, capire, sperimentare alle donne e agli uomini la salvezza. E questa salvezza viene descritta come: “aurora che viene dall'alto”, come luce che non sorge a livello della nostra umanità, ma che scende incontro all'individuo, sia esso donna o uomo, dall'alto della DIVINITA' di Dio. Questa Luce deve far chiarezza nella nostra vita e condurre i nostri passi verso la pace MESSIANICA, cioè fare di noi strumenti di quella nuova dignità di vita che ci è data in Gesù Cristo, donne e uomini capaci di spendere la propria vita nel nome di quel Signore, Venuto a Natale, ucciso come un malfattore sulla Croce, risorto il mattino di Pasqua. 

                                                                                                                                     

                                                                 Fulvio Crivello

 

 

                       ALCUNE RIFLESSIONI SULLA.”CENA DEL SIGNORE O EUCARESTIA”

 

EUCARESTIA, significato della parola greca:riconoscenza,gratitudine,benedizione

 

Mi è sembrato, sopratutto ripensando agli ultimi incontri,  che la nostra piccola comunità cristiana del CENACOLO FAMIGLIARE, senta il desiderio di avere qualche notizia in più sul Sacramento dell'Eucarestia o Cena del Signore, Sacramento che lo stesso Gesù istituì ed in ultima analisi come celebrarla. Mi sono avvalso per compilare questo breve scritto di alcuni libri che trattano l'argomento, sia da un punto di vista cattolico che protestante, ed anche delle ultime prese di posizione, con il Sinodo della Famiglia della Chiesa di Roma

 

                                        LA CENA DEL SIGNORE”

 

Da un punto di vista storico, è ormai quasi certo che Gesù consumo questa Cena con un ristretto numero di discepoli e discepole (perchè c'erano anche delle donne), proprio alla vigilia del suo arresto e della sua passione. I Vangeli sinottici lo presentano come cena pasquale; ma lo svolgimento della stessa non coincide affatto con la celebrazione della cena pasquale ebraica. Al massimo richiama alla mente un pasto solenne, d'altronde l'Apostolo Paolo nella I lettera ai Corinti è più precisamente al cap. 11 vers. 23-26 non cita minimamente il contesto Pasquale.

Oggi il dibattito tra i teologi e studiosi è ancora acceso, chi propende per una versione chi per l'altra. E' però verosimile, a mio avviso, che in quei giorni che precedettero l'arresto di Gesù al Getsemani, egli stesso, visti gli avvenimenti avvenuti, abbia deciso di celebrare questa Cena di GRANDE SIGNIFICATO, un pasto di Addio, ma anche di Arrivederci con i discepoli e le discepole a Lui più vicini.

 

Che cosa poi Gesù abbia detto, è riportato sia sui Vangeli di Marco, di Matteo e di Luca, nonché nella lettera ai Corinti sopra citata; parole che comunque risentono della liturgia delle prime comunità Cristiane, in cui il senso dell'Eucarestia era sopratutto la condivisione.

 

La Santa Cena o Cena del Signore, riassume in se molti significati, ovvero: Pasto Sacro, Comunione, Anticipazione del Banchetto Messianico, L'Amore di Dio per noi, La Sua Misericordia, ed a questi elementi si connette l'allegrezza con la quale i primi Cristiani rompono il pane e bevono il vino, il riferimento che Gesù stesso fa al suo sacrificio, ha nella Eucarestia un valore costitutivo, ma bisogna anche fare molta attenzione ad evitare di dare un senso troppo materiale ad esse.

 

Il verbo essere nella 3 persona singolare in latino è : EST, i Vangeli Sinottici tradotti dal greco ci riportano queste parole “hoc est corpus meum” sui quali sia i Teologi che le Chiese hanno molto discusso e dibattuto e che ancora oggi dibattono; non furono probabilmente pronunciate da Gesù in quella sera, sicuramente Gesù parlò in Aramaico  e come per l'Ebraico il verbo “essere” è sotto inteso; di conseguenza le parole, che forse Gesù pronunziò furono:”Questo, Io per Voi”, riguardo poi al sangue ovvero “bere il sangue” non bisogna dimenticarsi che Gesù era Ebreo, così come lo erano i suoi discepoli e discepole, ed era ed è per gli Ebrei un divieto assoluto, anche oggi nel nostro mondo gli Ebrei macellano, come anche gli Islamici una particolare macellazione, in cui l'animale ucciso è privato completamente del sangue.

 

Nelle prime comunità Cristiane l'idea di assimilare la potenza di Dio mangiandone ritualmente la carne e bevendone il sangue era completamente ignoto, ma questo non avviene più nelle comunità ellenistiche-romane formate principalmente da ex pagani,estranei al contesto  ebraico e per contro avvezzi dalla loro precedenza credenza, alla mistica delle religioni allora praticate, in queste nuove comunità l'idea si presenta spontaneamente e quindi la SANTA CENA o EUCARESTIA non potè che trasformarsi in un mistero. Tutto questo portò poi la teologia eucaristica, sempre di più sulla presenza reale, sia della carne che del sangue di Cristo nel pane e nel vino che venivano e vengono consumati dai fedeli “METABOLE',TRANSUSTATIO”

termini del tutto estranei alla comunità Giudaica-Cristiana, sia ai Vangeli Sinottici

Sarebbe, però un grave errore, ridurre l'Eucarestia o Santa Cena ad un semplice rituale simbolico-commemorativo. Tutto il contesto rituale e teologico, nonché Sacramentale, impone invece l'idea che la partecipazione alla Cena del Signore è una partecipazione reale all'avvenimento salutare, sia della vita, dell'insegnamento, della passione, della morte e della resurrezione di Gesù, partecipare al “CORPO DI CRISTO” nella Eucarestia, significa dunque, partecipare alla Comunità Santa, all'organismo collettivo che ne prolunga in qualche modo la presenza nel mondo come testimonianza.

 

Tornando al Nuovo Testamento, se i primi tre Vangeli trattano della Santa Cena, il quarto ovvero il Vangelo secondo Giovanni non presenta il racconto della cena, la presuppone, nel contempo egli narra l'episodio della “lavanda dei piedi”. In base a questo episodio, molto importante, la comunione di Gesù con i suoi discepoli/e, assume la forma del servizio più umile esercitato al tempo di Gesù dagli schiavi; questo suggeriva all'ora ed anche oggi che il Sacramento dell'Eucarestia, non si consuma solo con il pane e il vino, ma anche seguendo l'esempio di Gesù e dell'invito che Egli ci fa, ovvero ricordarci che non serve solo seguire il rito, ma avere anche uno stile di vita incentrato sul servizio, anche il più umile. Inoltre dai racconti Evangelici, si evince che Gesù si sedeva a tavola con peccatori, pubblicani, prostitute ecc. dai racconti stessi si coglie che tali prassi, impressionava sfavorevolmente i ben pensanti (Sacerdoti, Scribi, Leviti, Farisei ecc.) e che Gesù vi attribuiva molta importanza, ricordo che molte parabole e racconti hanno trovato spazio proprio in questa scandalosa prassi. Gesù va a quei banchetti e accoglie i peccatori non giudicandoli e perdonandoli senza indottrinarli ma mangiando con loro. Ma perchè il Rabbi di Nazaret si comporta così? Egli si comporta così perchè Dio stesso che è in Lui la pensa così. Il messaggio che si esprime in questi pasti pericolosi con persone pericolose  è indubbiamente una delle radici del conflitto, sia con la gerarchia della Chiesa di allora sia quella di oggi.

“LA CENA DEL SIGNORE”, nella Chiesa Cristiana fa memoria anche di questa fondamentale dimensione; come le parole di Gesù anche l'Eucarestia annunzia la premura di Dio, il suo desiderio di stare insieme a che non lo merita, primo fra tutti, al traditore Giuda, a Pietro che promette di essere fedele fino alla morte e che poi nega per tre volte di conoscere Gesù, all'indifferente, alle persone moralmente discutibili, e anche a chi non ha la consapevolezza della fede. Tutto questo dovrebbe far riflettere sul significato della “Cena del Signore”, alle Chiese di oggi e non dovrebbe passare inosservata nella celebrazione ecclesiale che la “Cena del Signore” è veramente per tutti.

 

Tutto questo, non vuol dire di prendere a cuor leggero la Santa Cena, anzi al contrario, Dio perdona ma non si lascia ingannare, ne vuole che inganniamo noi stessi, quello che si intende tuttavia sottolineare e che l'Eucarestia non è riservata a un gruppo di persone elette pie e buone ma a tutti. In linea di principio, chi è raggiunto dalla parola di Amore e di Perdono mediante la Bibbia e la predicazione dei fratelli e sorelle in fede  è anche invitato ad accogliere la stessa parola del Pane Spezzato e nel Calice Condiviso. Gesù non fa esami di dottrina prima di accogliere le persone. A mio modesto parere, che alcune Chiese facciano dipendere l'ammissione alla Santa Cena  all'appartenenza confessionale, contraddice apertamente il significato del gesto. Se alcune Chiese hanno opinioni diverse su come esprimere la presenza di Cristo, ciò che veramente conta e la presenza del Signore, non la sua interpretazione teologica. L'attuale posizione delle varie Chiese  Cristiane (Transustanzazione, Consustanzazione, Presenza Spirituale, ecc), costituisce una vera bestemmia contro lo Spirito Santo, che per certi aspetti è tragico su altri semplicemente ridicolo; purtroppo il culto idolatra della dottrina, continua ancor oggi ad affliggere molte Chiese Cristiane, in primis la Chiesa di Roma e che fa della dottrina nella Santa Cena, più importante che il significato della stessa. Un Teologo, Fulvio Ferrario, qualche anno fa diceva: Ciò che Dio ha unito, le Chiese lo separano in nome della dottrina.

 

                                                                          Fulvio Crivello

 

                                     SECONDA PARTE DELL'INDUISMO

 

                                                  LA VITA RELIGIOSA

 

La maggior parte degli induisti dispone, nella propria casa, di un piccolo altare con una o più immagini divine. Su questo altare vengono preparati per il culto “Puja” che può anche essere giornaliero: frutta,cibo e offerte floreali. Il rito può variare da casa a casa, ma sempre comprende: offerte,preghiere, meditazione e recitazione di testi Sacri. Prima del Puja i partecipanti compiono un bagno purificatore poi si prostrano inginocchiandosi sul pavimento con le mani congiunte di fronte alle immagini Sacre recitando un brano tratto dal libro dei VEDA ma anche con preghiere spontanee personali. Allla fine della celebrazione i membre della famiglia ed i loro ospiti consumano le vivande poste sull'altare.

 

                                                           IL DHARMA

 

Anche se l'Induismo è vario e multiforme, tutti gli Induisti sono accumunati dal DHARMA, una legge o meglio un etica di vita, valida per tutti, questo, però, non vuol dire che uomini e donne sono tutti uguali, il dharma comprende i doveri verso la famiglia, il prossimo sia vicino che lontano, lo jati (casta) e tutta la società nel suo insieme.

 

                                                KARMA E REINCARNAZIONE

 

La teoria che la donna e l'uomo possiedono un'anima immortale è al centro della filosofia religiosa delle: Upanishad “non invecchia, quando si invecchia e non muore quando si muore” così dicono i testi delle Upanishad. Un indù  crede che l'anima umana, dopo la morte, si reincarni in un altro essere vivente, l'anima può reincarnarsi in un individuo di una casta inferiore o superiore, ma può anche prendere dimora in un animale. Nel ciclo delle reincarnazioni si passa da una esistenza all'altra, la forza che la mantiene in atto è il KARMA, termine sanscrito che significa “azione o atto”; il Karma non si riferisce soltanto ad azioni concrete, ma anche a pensieri, parole e sentimenti. Per l'Induismo è significativo il fatto che tutte le azioni della vita, come i pensieri, perduri anche dopo la morte, spiritualmente; ciò che veramente distingue l'Induismo è l'idea che tutte le azioni compiute nell'arco della vita, così come i sentimenti, vadano a costruire, nella vita nuova la base essenziale. Questa Fede non riconosce alcun “destino cieco”, ognuno è il solo, unico responsabile della vita presente. L'uomo e la donna raccolgono ciò che seminano. Infatti il frutto di una vita consegue automaticamente dalle azione della stessa. Si può a questo avviso, affermare che la transmigrazione delle anime soggiace alla legge di “causa ed effetto”.

 

                                              TRE VIE PER LA SALVEZZA

Nel periodo antico, la legge del Karma e la reincarnazione, erano considerate come un fatto positivo, celebrate con offerte floreali e sacrifici ma soprattutto con buone azioni, ci si poteva aspettare di vivere numerose vite. Nell'Induismo a partire dal 400 a.C., forse influenzato dal Buddismo, di cui era Il padre/madre, tale processo ha assunto un carattere negativo, quello di un ciclo malefico, di cui bisogna liberarsi; è per far questo ci sono tre VIE, il fedele può sceglierne una o può anche nella sua pretica religiosa, ispirarsi a tutte e tre, vediamole brevemente insieme.

 

LA VIA DELLE CERIMONIE SACRIFICALI

Ancora oggi nell'India moderna, questa pratica delle offerte, ampiamente descritta dai VEDA occupa un posto importante nell'Induismo. Molti Indù cercano di assicurarsi la felicità terrena mediante le offerte e di buone azioni. Lo scopo finale è comunque di liberarsi dal ciclo malefico della reincarnazione.

 

LA VIA DELLA CONOSCENZA

Un momento centrale nelle “Upanishad” è che l'uomo è legato al ciclo eterno delle reincarnazioni dall'ignoranza, mentre la via della salvezza è costituita dalla comprensione della vera natura della esistenza. Nella conoscenza si è salvi quando si acquisisce la consapevolezza che l'anima della donna e dell'uomo (Atman) è una cosa sola con l'anima del mondo (Brahman). L'individuo sia donna che uomo è liberato dal ciclo delle reincarnazioni nel momento in cui assume piena coscienza dell'unità di Atman-Brahman.

 

LA VIA DELL'ABBANDONO

 

Una Terza via per la salvezza, nata nell'India meridionale intorno al III sec. a.C. Seguita dalla maggioranza dei 900 milioni di Indù fino ad oggi è quella dell'abbandono a Dio. Essa ha trovato la sua massima espressione letteraria nella “BHAGAVADGITA” il poema di Fede che costutuisce il più importante testo Sacro degli Induisti. Punto di partenza di tutte e tre le vie della salvezza. Questo testo (che consiglio di leggere), pur non rifiutando le prime due vie, ne indica una terza, la più semplice, ma anche la più efficace, la via dell'abbandono, la donna e l'uomo si abbandonano a Dio e compiono cerimonie della tradizione, senza secondi fini, senza pensare a proprii vantaggi ma soltanto raccomandandosi alla alla grazia divina.

Il Testo Sacro propone un rapporto con Dio più personale di quello descritto nelle “Upanishad”. Questo rapporto è caratterizzato dall'amore e dall'abbandono dell'individuo a Dio, è solo per grazia di Dio che l'uomo viene liberato dal ciclo eterno delle rinascite. Insomma la via più sicura per la salvezza è l'abbandono alla grazia di Dio, è la Fede che gioca un ruolo determinante, deve però essere vissuta. Significativo è anche il fatto che tutti gli uomini e le donne indipendentemente dalla casta a cui appartengono possono raggiungere la salvezza con questa terza via.

 

                                     LE DONNE NELL'INDUISMO

 

Anche per quanto riguarda  la concezione della donna nell'Induismo e anche nella società, l'India è un Paese di grandi contrasti. Nei Veda e non solo è detto che l'uomo e la donna hanno pari valore, Questo concetto (come nel Cristianesimo) è stato raramente tradotto in pratica. In India e lo sappiamo dai quotidiani, le donne sono degli esseri considerate di secondo piano e se sposate proprietà del marito; d'altro canto, l'India è stata uno degli esempi mondiali di un grande stato governato da una donna. Molte donne hanno una grande influenza pubblica (Sonia Gandhi ecc.), ben più che nel nostro Paese che si vanta di civiltà e democrazia e di pari opportunità. Inoltre tra gli Stati emergenti l'India ha il più alto numero di donne che lavorano in tutti i campi. Anche il culto di alcune divinità femminili come la Dea KALY può contribuire a rafforzare nella società indiana la Donna.

 

                                                    PER RIFLETTERE

 

Un salmo induista da un testo del 1500 a.C.

 

 O misericordioso, salvami, salvami!

Salvami, e affrancami dalla schiavitù

Oh Dio di Amore

O, che l'amore che colma il mio petto a Te amorosamente si avvinghi!

Concedi ch'io provi quanto sei dolce e amorevole

Questo solo, ti prego concedi e non ti lascerà il mio amore

Ne mai si svierà da Te

Allora magnificherò il tuo nome

Dirò per ogni dove le tue lodi.

Per amore soltanto e per gioia, davanti al mio Dio danzerò.

Concedimi di riposare presso i tuoi piedi benedetti

Ah, concedimi questo,il più caro,il più bel dono.

E io sarò felice. 

 SIGNORE, Tu sei la luce in cui non ci sono tenebre, ed anche per noi uomini e donne hai fatto brillare la Tua luce. Purtroppo a volte non l'abbiamo voluta vedere ed ecco i nostri errori, la nostra vita spesso, spesa in inutili affanni, per il denaro, per il potere. Ed a questo, neanche le Chiese che portano il tuo NOME, non si sono sottratte. Ma la Tua Luce non può spegnersi e finirà per dissipare l'oscurità che ancora ci attanaglia. Tu o Gesù sei L'AMORE che non conosce freddezza, TU SIGNORE ci hai amati e ci ami, affinchè anche noi possiano dare Amore gli uni verso gli altri. Non permettere a nessuno/a di noi di rimanere indifferenti alle TUE parole. Donaci con lo Spirito Santo, la TUA ricchezza di Amore e Bontà. Fà che essa penetri nel nostro cuore e nella nostra coscienza, che ci illumini, ci dia coraggio, ci consoli e ci esorti ad Amare sempre di più.

 

CHE IL SIGNORE FACCIA RISLENDERE IL SUO VOLTO VERSO DI NOI E CI SIA PROPIZIO

                                                                             AMEN

 

 

 

 

 

 

 

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