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30 mar 2011

Amatissimo mio Gesù, UNICO SALVATORE DEL MONDO,

questa notte sono profondamente amareggiato: visitando il blog Rai Vaticano e il sito "Viva il Concilio", constato con amarezza che sono tanti i nemici del vostro apostolo del Concilio Vaticano II, mons, Luigi Bettazzi. Anche gli amici del mio fratello ed amico Giuseppe De Carli mi sembrano esitanti. Fra l'altro non vedo più nei loro siti la voce importantissima "PAGINE VISITATE".
Perchè, Gesù, tanta cecità! Il mondo intero attende Te, UNICO SALVATORE DEL MONDO,
ma coloro che dovrebbero essere i testimoni del tuo amore misericordioso, s'impantanono nel loro orgoglio che ostacola la visione del tuo vero volto dinanzi agli uomini e alle donne di buona volontà, e sospinga tutti a riconoscerti come il MANDATO DAL PADRE CELESTE PER ATTUARE IN TE LA SALVEZZA UNIVERSALE. Sono gli ultimi inutili colpi di coda del diavolo e dei figli del diavolo per ostacolare l'avvento dell'ETA' AUREA DELLA REDENZIONE IN CUI GLI UOMINI GODRANNO UN LUNGHISSIMO PERIODO DI PACE E DI BENESSERE MONDIALI MESSIANICI, IL REGNO DI DIO REALIZZERA' TUTTI I SUOI BENEFICI EFFETTI POSSIBILI IN QUESTA TERRA CHE PREPARANO GRADUALMENTE I CIELI NUOVI E LA TERRA NUOVA.   Gesù, non tardare a convertire coloro che dovrebbero essere I TUOI PRINCIPALI COLLABORATORI PER LA REDENZIONE DEL MONDO.

 Cintano notte del trenta marzo 2011.
 Sac. Salvatore Paparo.

29 mar 2011

INVITO A RIFLETTERE RIVOLTO AL FRATELLO ANTONELLO CANNAROZZO

Nel tuo articolo comparso nel blog Rai Vaticano il 21 marzo 2011, intitolato "Ottaviani, un difensore della Chiesa", fra l'altro leggo:
"Nel 1947 Pio XII lo volle pro Prefetto del Sant'Uffizio dove, prima della riforma voluta da Paolo VI nel 1965, era prefetto lo stesso Papa. Spesso si dice che il Concilio aperto da Giovanni XXIII in realtà era stato voluto dallo stesso Pio XII che nessuno certo poteva accusare di modernismo.
In realtà le cose non stanno proprio così. E' vero che Papa Pacelli voleva indire un Concilio: infatti, il 4 marzo del 1948, chiamò in gran segreto il cardinale Ottaviani per costituire una Commissione preparatoria per un eventuale prossimo Concilio ecumenico. Non " per aprirsi al mondo", come poi fu deciso da Giovanni XXIII, ma, al contrario, per ridefinire i vari punti della dottrina cristiana minacciati dalla "Nouvelle Theologie".
Purtroppo, man mano che i lavori proseguivano, cominciarono a nasecre le prime divergenze che ben presto diventarono insanabili, anche a livello personale. Erano i prodromi di ciò che sarebbe successo di lì a qualche anno, con le assise del vaticano II. Davanti a questo spettacolo inammissibile, lo stesso Pacelli, sotto consiglio dello stesso Ottaviani, decise di chiudere questa esperienza preparatoria per il Concilio, comprendendo il pericolo che si poteva innescare. Passeranno pochissimi anni e i timori di Ottaviani si manifestarono nel 1958, quando Giovanni XXIII volle indire il Concilio Vaticano II. Momenti vissuti dal nostro cardinale con grande apprensione e assai lontano dall'ottimismo di papa Giovanni XXIII "Il Concilio che inizia sorge nella Chiesa come un giorno fulgente di luce splendidissima - dichiarò nel discorso d'apertura papa Roncalli - E' appena l'aurora: ma come già toccano soavemente i nostri animi i primi raggi del sole sorgente! Tutto qui spira santità, suscita esultanza".
Uomo schietto e concreto, Ottaviani definì il Concilio più che "una nuova aurora per l'umanità, una lunga notte per la Chiesa". Nel suo diario, il cardinale scriveva, nell'estate del 1965, pochi mesi prima della chiusura dei lavori conciliari con grande amarezza: " Prego Dio di farmi morire prima della fine di questo Concilio, così almeno muoio cattolico". Parole dure che disegna la visione che egli aveva dell'avventura del Concilio. Oggi, a quasi cinquant'anni da quegli eventi, ognuno, dal suo punto di vista, può serenamente valutarne i frutti senza inutili barriere ideologiche. Per descrivere gli anni di quel Concilio e l'opera di Ottaviani e dei cardinali a lui fedeli contro le fughe in avanti dei cattolici progressisti, non basterebbe un libro".

Fratello Antonello, lungi da me giudicare il cardinale Ottaviani "Colui che giudica è solo il Signore" , ma non posso condividere i suoi giudizi negativi sul grande Papa Giovanni XXIII e sul Concilio Ecumenico Vaticano II. Io sono con il Papa Giovanni e con il Concilio da lui voluto. Ti confermo la mia convinzione facendo mio quanto  ha detto l'arcivescovo Loris Francesco Capovilla nella Basilica di Sant'Eufemia, il 27 ottobre 2009, nella sua conversazione intitolata: "TANTUM AURORA EST":
" Padre Rouquette, dopo un'ampia disamina di dati biografici e estermazioni variamente modulate, sigillava il suo lungo e  e ben strutturato saggio con alcune pennellate che vogliono attenta riflessione:
"Tale era l'uomo semplice e complesso allo stesso tempo, tradizionale INNOVATORE suo malgrado. Sin dal suo primo apparire, la sua figura divenne leggendaria e dopo la sua morte s'è creato un mito che abbiamo tentato di decifrare. Dopo tutto il mito non è ingannevole. Esso traduce la verità in immagini d'Epinal piene e forti, senza mezze tinte. Crediamo che Giovanni XXIII era un uomo di Dio, umile, buono, semplice, unicamente desideroso di servire Cristo, la Chiesa e l'umanità. Nonostante la pompa barocca del vaticano, egli ha trovato spontaneamente, senza averla cercata, la strada del cuore degli uomini di oggi. La sua morte ha provocato dolore in tutto il mondo e una venerazione straordinaria. Per valutarla basta citare l'elogio che gli ha riservato il giornale anglicano Church Times all'indomani della morte:
"Le bandiere al vento, dappertutto, a metà mattina di martedi 4 giugno erano  il segno di qualcosa di molto più profondo del lutto convenzionale per la dipartita di un capo di stato sovrano e amico. La morte di Angelo Giuseppe Roncalli, Giovanni XXIII, papa di Roma, è stata l'occasione di dolore autentico, ben al di là  delle frontiere della comunione ecclesiale da lui presieduta con tanto successo. Certo l'età avanzata comporta che non ci sarebbe posto adesso per le lacrime, ma piuttosto per una profonda gratitudine, a motivo dell'azione senza pari da lui svolta nella lunga storia del papato. Il solo dispiacere è che quest'uomo buono non abbia potuto vedere il pieno compimento del suo servizio incomparabile non solo per Roma, ma per tutta la cristianità. Poichè la storia ricorderà certamente il breve regno di  papa Giovanni (egli accettò coraggiosamente l'elezione nell'età in cui la maggior parte degli uomni è in pensione da lungo tempo) per il suo contributo all'incremento di carità tra fratelli cristiani separati. Ci sono altre grandi opere a suo credito. Egli ha dimostrato che un pontefice può interessarsi, in maniera calda e personale, agli uomni comuni e alle loro sofferenze. Si deve a lui il rimarcabile tentativo di forare le barriere che hanno separato la Chiesa romana dai paesi dell'Est Europa. Ma la sua opera suprema, nel corso del grande concilio che egli ha riunito e grazie all'accoglienza  fatta ai laeders cristiani di altre chiese e comunità venuti a visitarlo, è stato il suo incoraggiamento sincero, pieno  di amore per gli sforzi finalizzati a guarire le divisioni secolari del Corpo di Cristo. Il popolo ha ben motivo di essere grato a questo vero e fedele servitore dei servi del Signore. Milioni di innumerevoli uomini questa mattina uniscono le loro preghiere a quelle dei fratelli cattolici romani, perchè Papa Giovanni, uomo di Dio, che era uomo del popolo, possa riposare nella pace di Cristo, che è suo e loro Signore".

Sac. Salvatore Paparo

27 mar 2011

TERZA DOMENICA DI QUARESIMA A 27 MARZO 2011

OMELIA

Gesù avendo preso su di sè tutte le nostre debolezze, escluso il peccato, durante la sua vita terrena ha sofferto come noi anche la stanchezza e la sete. L'evangelista San Giovanni oggi ce lo presenta proprio stanco ed assetato, in una città della Samaria chiamata Sicar, seduto presso un pozzo di Giacobbe. Arriva una donna di Samaria ad attingere acqua e Gesù le dice: "Dammi da bere". La donna si meravglia perchè un Giudeo, cioè un nemico dichiarato dei Samaritani, si umilia fino a chiedere da bere, a lei Samaritana: "Come mai tu che sei Giudeo chiedi da bere a me che sono una donna Samaritana?". 
Gesù le risponde in modo misterioso: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è Colui che ti dice: "Dammi da bere", tu stessa gliene avresti chiesto, ed egli ti avrebbe dato acqua viva".
La Samaritana fa a Gesù un'obiezione pratica: "Signore, tu non hai un secchio per attinegere e il pozzo è profondo. Da dove prendi, dunque, quest'acqua viva?".
Allora Gesù precisa così: "Chiunque beve di quest'acqua, torna ad avere sete. Ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno".
La donna crede di capire; in realtà non capisce. E non capisce perchè falsamente pensa che Gesù si riferisca ancora ad un'acqua materiale come quella del pozzo: "Signore, dammi di quest'acqua perchè non abbiua più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua".
A questo punto Gesù fa una richiesta risolutiva alla donna: "Vai a chiamare tuo marito, e poi torna qui". Con questa richiesta Gesù invita la donna ad esaminare lo stato della sua vita. La donna, confusa, gli risponde con un certo imbarazzo: "Non ho marito".
Qui rileviamo: Gesù sa tutto e conosce in profondità la vita di ciascun uomo e di ciascuna donna. Lui vede con precisione quanto c'è di buono  e quanto c'è di cattivo nella vita di ognuno di noi. Gesù vede chiaro anche nella vita della donna con la quale dialoga e, pertanto, le dice:
"Hai detto bene "Non ho marito"; infatti hai avuto cinque mariti e l'uomo che hai ora, non è tuo marito; in questo hai detto il vero".
Il significato delle parole di Gesù è questo: " Tu, o donna, non hai bisogno solo di acqua materiale per dissetare temporaneamente il tuo corpo. Tu hai un'altra sete molto più profonda, hai sete di felicità,  e l'acqua che rende per sempre felice il tuo cuore, sono Io, il Messia".
Illuminata interiormente da Gesù, la donna capì che era un'infelice perchè durante la sua vita aveva inutilmente cercato la felicità nell'esercizio del sesso, in modo disordinato. La donna, però, si convertì; credette a Gesù, lo accettò come Messia Salvatore, e Gesù, ACQUA VIVA,  la rese felice per sempre. Dominata dalla gioia, ritornò di corsa in città e disse alla gente: "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia Lui il Messia?".
Molti Samaritani di quella città credettero in Gesù per la parola della donna che testimoniava: "Mi ha detto tutto quello che ho fatto". Andarono da Gesù, lo pregarono di rimanere da loro, e Lui rrimase là due giorni. Molti di più  credettoro in Gesù per la sua parola e alla donna dicevano: "Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perchè noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi E' VERAMENTE IL SALVATORE DEL MONDO".
Rinsaldiamo la nostra fede in Gesù Messia nostro Salvatore. Ma, soprattutto, viviamo come è vissuto Gesù.

Sac. Salvatore Paparo

20 mar 2011

SECONDA DOMENICA DI QUARESIMA A 20.3.2011

OMELIA

Per capire un pochino la Trasfigurazione di Gesù, raccontata dal brano evengelico di oggi, seconda domenica di quaresima, dobbiamo richiamarci alla mente la professione di fede di Pietro, fatta a Cesarea di Filippi.
Gesù domandò ai suoi discepoli " La gente chi dice che sia il Figlio dell'Uomo? ".
Risposero: "Alcuni dicono che sia Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geramia o qualcuno dei profeti ". Disse loro: " Ma voi chi dite che io sia? " Rispose Simon Pietro: " Tu sei il Cristo " (il Messia). E Gesù gli disse: " Beato sei tu, Simone figlio di Giona, perchè nè carne ne sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli ".
L'evanmgelista San Matteo continua così:
"Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani,  dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso, e risorgere il terzo giorno.  Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: " Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai". Ma Gesù, voltatosi, disse a Pietro: " Va' dietro a me, satana! Tu mi sei di scandalo perchè non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini ".
Riflettiamo.
Pietro, illuminato da Dio Padre, riconobbe in Gesù il MESSIA ATTESO; ma la sua mente, in parte, rimase nell'errore: come i suoi contemporanei, infatti, continuò a credere che il Messia sarebbe stato un grande condottiero, avrebbe liberato gli Ebrei dalla dominazione romana, avrebbe conquistato il mondo intero, e lo avrebbe governato insieme alle dodici tribù di Israele. Questo errore di Simon Pietro sul Messia, appare chiaro dalle parole che lo stesso Pietro pronunziò quando Gesù manifestò agli apostoli che egli avrebbe compiuto la sua missione messianica passando attraverso la sua sofferenza e la sua morte in croce. Pietro gli disse: " Signore, questo non ti accadrà mai ".
A questo punto s'inserisce l'episodio della Trasfigurazione di Gesù, descritta dal brano evangelico di oggi. Gesù prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse sul monte Tabor. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e la sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero Mosè ed Elia, e con Gesù si misero a parlare proprio della sua passione e della sua morte imminenti. Prendendo la parola Pietro disse a Gesù: " Signore, è bello per noi stare qui. Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia". Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: " Questi è il mo figlio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo".
Dio Padre, quindi, diede ragione a Gesù: il Messia Gesù doveva soffrire molto, essere ucciso e risorgere il terzo giorno. Ma gli apostoli, purtroppo, non ubbidirono a Dio Padre e perseverarono nella falsa convinzione di un Gesù Messia condottiero.
A proposito gli evangelisti ci riferiscono un episodio molto istruttivo. Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: " Maestro, vogliamo che tu faccia per noi ciò che ti chiediamo". Gesù disse loro: " Che cosa volete che io faccia per voi? ". Gli risposero: "Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra". 
Con queste parole Giacomo e Giovanni confernmarono la loro falsa convinzione che Gesù Messia avrebbe conquistato e governato il mondo intero insieme alle dodici tribù di Israele, e gli chiesero di concedere loro le due più alte cariche del suo futuro governo mondiale. Gli altri dieci apostoli, avendo sentito, si indignarono con  Giacomo e Giovanni, perchè anche loro erano superbi e miravano ad ottenere le più alte cariche nel futuro regno mondiale di Gesù. Allora Gesù disse loro: " Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi non è così: ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi, sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell'Uomo, infatt,i non è venuto per essere servito ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti".
Purtroppo gli apostoli non capirono la lezione di Gesù e perseverarono nell'errore nei riguardi di Gesù Messia. La conseguenza fu disastrosa. Infatti, quando Gesù fu catturato nell'orto del Getsemani, gli apostoli percepirono immediatamente che i suoi nemici lo avrebbero ucciso; e temendo di essere uccisi anche loro, dominati dal terrore, abbandonarono Gesù e fuggirono.
Solo per la misericordia di Dio, dopo la risurrezione di Gesù, gli apostoli finalmente si convertirono e si convinsero che il Messia Gesù non è venutpo per conquistare e dominare il mondo intero con le armi, ma per salvarci dal peccato e dalle conseguenze del peccato offrendoci il massimo grado dell'amore, ossia morendo per noi sulla croce. Gli apostoli finalmente compresero anche il significato di queste parole che valgono anche per noi: " Se qualcuno vuole venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua".

Sac. Salvatore Paparo.

19 mar 2011

19 MARZO 2011

SOLENNITA' DI SAN GIUSEPPE DELLA SACRA FAMIGLIA DI NAZARET

Amatissimo GIUSEPPE DE CARLI fratello mio ed amico DELL'OPERA CENACOLO FAMILIARE, oggi è il tuo onomastico: ti supplico di invocare san GIUSEPPE, SPOSO DI MARIA SANTISSIMA E PADRE DI GESU', perchè DALLA FAMIGLIA TRINITARIA DI DIO PADRE, DI DIO FIGLIO, DI DIO SPIRITO SANTO ottenga la grazia di infondere nell'animo del Papa Benedetto XVI  LA FEDE E IL CORAGGIO DI INDIRE, SENZA ESITAZIONE ALCUNA, IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO III.
GRAZIE!
Il tuo riconoscente fratello ed amico,
sac. Salvatore Paparo

14 mar 2011

PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA A 13 MARZO 2011

OMELIA

l'Apostolo San Paolo scrisse di Gesù: " Egli fu in tutto simile a noi, eccetto che nel peccato".
Gesù, quindi, volle essere in tutto nostro fratello, ANCHE NELLA TENTAZIONE.
Gesù fu tentato ripetutamente dal diavolo perchè disubbidisse al Padre Celeste.
La Prima Domenica di Quaresima oggi si sofferma su tre tentazioni diaboliche subite e vinte da Gesù. Noi, però, fissiamo la nostra attenzione solo sulla prima tentazione:
" SE TU SEI FIGLIO DI DIO, DI' CHE QUESTE PIETRE DIVENTINO PANE".
Per capire questa tentazione, dobbiamo riferirci agli Ebrei nel deserto. Dio li aveva liberati dalla schiavitù egiziana; aveva loro promesso che li avrebbe condotti fino alla Terra Promessa, Terra di Abbondanza. Ma nel deserto gli Ebrei rimasero senza pane ed ebbero fame. Ebbene, malgrado i tantissimi  miracoli che Dio aveva fatto a loro beneficio, essi anzichè riporre la loro fiducia in Dio, si ribellarono contro di Lui, e si lamentarono così con Mosè:
" Perchè non siamo morti in Egitto per mano di Dio, quando eravamo seduti davanti a piatti di carne e mangiavamo pane a sazietà? Dio ci ha condotti  in questo deserto per farci morire di fame". Gli Ebrei, quindi, furono vinti dalla tentazione e peccarono. Dio, però, nella sua bontà misericordiosa, non solo non li castigò, ma andò ugualmente incontro alla loro necessità: per ben quarant'anni li sfamò nel deserto con il grande miracolo della manna. La Sacra Scrittura precisa anche il motivo del comportamento di Dio. Dice: " Dio ti ha dato da mangiare la manna per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio ".
Il deserto non poteva offrire il pane agli Ebrei affamati, ma la Parola Onnipotente di Dio, sì. Dio, però, pur potendo creare IL PANE ORDINARIO, non lo creò. Creò, invece, UN PANE SPECIALE, CREO' LA MANNA perchè gli Ebrei comprendessero che a Lui non macano i mezzi per sfamare le sue creature.

PENSIAMO A GESU'.
Come gli Ebrei anche Gesù si trovò nel deserto; come gli Ebrei anche Gesù ebbe fame e fu tentato. Ma al contrario degli Ebrei, Gesù vinse la tentazione diabolica, rispondendo a satana con le stesse parole scritturistiche citate sopra: "NON DI SOLO PANE VIVE L'UOMO, MA DI OGNI PAROLA CHE ESCE DALLA BOCCA DI DIO".
In altre parole, Gesù rispose così al diavolo: "Tu credi che Io per sfamarmi debba compiere il miracolo di cambiare queste pietre in pane. Ma non è così: il Padre mio può saziare la mia fame anche diversamente, PERCHE' LA SUA PAROLA E' ONNIPOTENTE".
E Gesù non rimase deluso nella sua fiducia: infatti, non appena superò la tentazione diabolica, il Padre Celeste Gli mandò degli angeli, i quali si misero a servirlo, cioè GLI DIEDERO DA MANGIARE.

Da quanto abbiamo detto, dobbiamo trarre questo insegnamento: nelle nostre necessità materiali e spirituali dobbiamo mantenere viva la fiducia in Dio Padre. Egli rimane sempre fedele alle sue promesse, e non ci farà mancare mai il suo aiuto.

Sac. Salvatore Paparo

11 mar 2011

MERCOLEDI DELLE CENERI 9.3.2011

OMELIA

Con la benedizione e l'imposizione delle Sacre Ceneri sul nostro capo, innanzi tutto confessiamo umilmente la nostra sconfitta: Dio ci creò per la vita, e noi con il peccato ci siamo suicidati per cui torniamo ad essere polvere dalla quale siamo stati tratti: "Ricordati che sei polvere e che in polvere ritornerai".
Con il rito delle Sacre Ceneri, professiamo anche la nostra fede cristiana: siamo certi che Gesù è il Figlio di Dio fattosi Uomo: Egli con la sua morte ha distrutto la nostra morte e con la sua risurrezione ci ha ridonato la vita. Dobbiamo , però, precisare quanto segue: sì, noi siamo risuscitati con Gesù; ma siamo ancora dei malati fisicamente e spiritualmente:
MALATI FISICAMENTE: il nostro corpo perde vitalità giorno dopo giorno fino a morire per poi risuscitare alla fine del tempo.
MALATI SPIRITUALMENTE: la nostra vita spirituale è la vita stessa di Dio che è vita d'amore. Per essere vivi spiritualmente dobbiamo amare come ama il Padre Celeste che si è reso visibile in Gesù. Gesù ci dice: "CHI VEDE ME, VEDE IL PADRE" Cioè: "CHI AMA COME ME, AMA COME IL PADRE". E come ci ama Gesù? "Io non sono venuto nel mondo per essere servito, ma per servire". Gesù ci ha amato e ci ha servito agendo sempre per il nostro bene, fino ad offrire liberamente la sua vita per salvarci. L'evangelista San Giovanni ne trae questa conseguenza: "Gesù ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli". Noi come Gesù dobbiamo amare e sevire i fratelli agendo sempre per il loro bene, senza escludere, se le circostanze lo esigono, l'offerta della nostra vita.
Ma siamo dei malati: l'egoismo e l'odio ci sospingono a cercare solo il nostro tornaconto, e a fare del male agli altri. Malgrado ciò, non dobbiamo temere: Gesù è il nostro medico e la nostra medicina. Egli è in grado di guarirci e di convertirci all'amore. A due condizioni però:
 -CHE SIAMO CONSAPEVOLI della nostra impotenza: "SENZA DI ME NON POTETE FARE NULLA",  e che ci fidiamo della sua potenza sanatrice: "TUTTO POSSO IN GESU' CHE MI AIUTA" ) (San Paolo);
 - CHE PARTECIPIAMO AL BANCHETTO EUCARISTICO: in esso Gesù si offre cme nostro pane e ci comunica la sua vita d'amore, perchè noi, a nostra volta, diventiamo pane che donano la vita agli altri. Donare la vita significa donare il bene che si possiede: la vita, infatti, è il bene posseduto e goduto: E' sotto questa luce che possiamo comprendere le parole di Gesù: "IO VI DONO LA MIA GIOIA PERCHE' LA VOSTRA GIOIA SIA PIENA". Ossia:  " IO VI DONO  IL MIO BENE CHE VI CAUSA GIOIA; E VE NE DONO TANTO QUANTO NE POTETE CONTENERE, PERCHE' LA VOSTRA GIOIA SIA PIENA".

Sac. Salvatore paparo

9 mar 2011

Carissimi

Mi rivolgo a voi che avete avuto la bontà di firmare il foglio in cui esprimete il desiderio di continuare a ricevere i miei scritti. Vi ringrazio di cuore per il vostro gesto di amicizia nei miei confronti.

IO PREDICO UN DIO pieno di amore e di misericordia; un Dio che fa del bene a tutti, ai buoni e ai cattivi; un Dio che non è responsabile delle nostre sofferenze. Siamo noi, invece, gli autori dei nostri guai, noi che anzichè amare, volere bene agli altri, amiamo, vogliamo bene a noi stessi, in modo disordinato, per cui per ottenere il nostro tornaconto non temiamo di calpestare i diritti e la dignità personale degli altri.

IO PREDICO UN DIO che pazienta e che non castiga i peccatori perchè spera sempre che essi si convertano, non periscano e si salvino.

IO PREDICO UN DIO che ha saputo guidare la storia umana in modo tale che gli uomini finalmente smettano di odiarsi e di uccidersi, per costruire un mondo di pace, un mondo di fratelli e di sorelle che si amano reciprocamente e che supplicano Dio così:
"Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno di amore, di pace e di giustizia; sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri peccati, come noi li rimettiamo a coloro che ci offendono e ci fanno del male.
Noi, o Padre, ci poniamo a tua disposizione per realizzare l'Età Aurea della Redenzione, Età di pace e di benessere mondiali messianici, Età fondata sulla santità della famiglia.
O Padre, fa' che , come Gesù e con Gesù, ci mettiamo al servizio dei fratelli e delle sorelle,  facendo fruttificare i doni che, con generosità e sapienza, hai distribuito a ciascuno di noi per il bene di tutti. Amen".

Con vivo affetto.
Il vostro fratello sac. Salvatore Paparo.

Cintano 9 marzo 2011

6 mar 2011

DOMEICA NONA DURANTE L'ANNO A

OMELIA

Il celebre predicatore P. Segneri amava raccontare questo fatto:
"Sulla piazza di Atene c'era un famoso indovino che a tutti prediceva il futuro e svelava il passato. Un giorno però gli si presentò per prenderlo in giro un uomo che teneva un passero chiuso nel pugno.
"Sai dirmi - gli domandò - se il passero è vivo o è morto?". E intanto pensava tra sè:
"Se dirà "morto", io lascerò volare il passero e lo smentirò; se dirà "vivo", io stringerò il passero con il pollice e lo farò morire".
Ma l'indovino fu più più furbo del suo tentatore e rispose così: "Il tuo piccolo passero è come lo vuoi tu: se "vivo" "vivo"; se "morto" "morto".
In altre parole la vita o la morte del passero dipendeva da una scelta dell'uomo che lo teneva in pugno.
E' un fatto istruttivo in quanto ci richiama alla mente che noi uomni siamo dotati di libertà e che siamo posti sempre dinanzi ad una scelta da fare, giusta o sbagliata.
Per esempio, voi adesso vi trovate in chiesa per una vostra libera scelta: infatti, anzichè venire a Messa, potevate scegliere di rimanere a casa. In questo caso, però, avreste fatto una scelta sbagliata perchè avreste rifiutato un incontro importantissimo della vita cristiana.
Invece avete scelto di partecipare alla Messa perchè siete convinti del suo grande valore. In ciò i cristiani dei primi secoli ci sono di grande esempio. Essi addirittura accettavano con gioia il martirio per non privarsi della Messa. E dinanzi ai loro giudici persecutori che li condannavano a morte, si giustificavano così: "NOI CRISTIANI LA DOMENICA NON POSSIAMO VIVERE SENZA LA MESSA".

Oggi Gesù nel brano evamgelico ci pone dinanzi alla scelta fondamentale della nostra vita: dobbiamo scegliere tra il Paradiso e l'inferno.
" Vanno all'inferno, ci dice Gesù, coloro che agiscono da iniqui. E a nulla serve loro se fanno molte preghiere, se ricevono il dono grattito di proftizzare, di scacciare i demoni, di fare  miracoli nel mio nome. Nel giorno del Giudizio Universale  Io dichiarerò loro: "Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che siete operatori di iniquità".
Vanno in Paradiso, ci dice ancora Gesù, coloro che non soltanto ascoltano le sue aprole, ma anche le mettono in pratica. Per farci capire ciò, Gesù usa un bellissimo paragone con il quale conclude  anche il Discorso della Montagna "CARTA COSTITUZIONALE DELLA SUA CHIESA":
"Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile ad un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde,  perchè era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile ad un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia.. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande".
Dunque:
"NON CHIUNQUE MI DICE: "SIGNORE, SIGNORE", ENTRERA' NEL REGNO DEI CIELI, MA COLUI CHE FA LA VOLONTA' DEL PADRE MIO CHE E' NEI CIELI".

Sac. Salvatore Paparo