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30 mar 2013

IL SIGNORE GESU’ E’ VERAMENTE RISORTO


E CON LUI SIAMO VERAMENTE RISORTI ANCHE NOI
ALLELUIA!

SOLENNITA’ DELLA PASQUA
31 MARZO 2013

OMELIA

L’Apostolo San Pietro condensò tutta la vita pubblica di Gesù in un’unica frase:
“ PASSO’ BENEFICANDO TUTTI “ : consolò gli afflitti, guarì i malati, risuscitò  i morti. Ma poiché la causa di tutti i nostri dolori è il peccato, Gesù si impegnò principalmente a convertire i peccatori trattandoli da veri amici e da malati bisognosi di guarire. Al peccatore veramente pentito del male commesso, Gesù comunicava un’mmensa gioia e tanta pace interiore. Così avvenne per esempio alla Maddalena, conosciuta come la peccatrice del paese: “ Va’ in pace, figliola; ti sono perdonati i tuoi numerosi peccati “. Così avvenne anche a Zaccheo, il capo dei pubblicani che è come dire il capo dei ladri. Gesù volle pranzare nella casa di Zaccheo peccatore; Zaccheo, durante il pranzo capì che Gesù era venuto nel mondo non per condannare i peccatori ma per salvarli, e si convertì. Manifestò’ il sincero pentimento dei suoi peccati e il proposito di incominciare a vivere da giusto con queste parole, divenute famose: “MAESTRO, DARO’ LA META’ DEI MIEI BENI AI POVERI; E A QUELLI CHE HO DERUBATO RESTITUIRO’ IL QUADRUPLO”. Gesù gli rispose: “OGGI LA SALVEZZA E’ ENTRATA IN QUESTA CASA”. Ma non tutti i peccatori ascoltarono l’invito di Gesù alla conversione: molti di essi rimasero impenitenti, indurirono il loro cuore, e non sopportando più la voce di Gesù che ripeteva loro l’invito a convertirsi, decisero di ucciderlo. Fra questi c’erano soprattutto i sommi sacerdoti  e i capi politici. Gesù, però, non si scompose e disse loro: “Sì, voi mi legherete, mi flagellerete, mi ucciderete in croce; ma io risusciterò il terzo giorno”.
Durante la Settimana Santa abbiamo meditato sui dolori, sulla passione e morte di Gesù. Il venerdi santo abbiamo contemplato Gesù sulla Croce, e durante le tre ore di terribile agonia abbiamo riudito la voce sguaiata dei nemici di Gesù che lo canzonavano perché ormai si ritenevono vincitori:
“Ha salvato gli altri e non può salvare se stesso”
“Ti sei fatto figlio di Dio. Ebbene scendi dalla croce e ti crederemo”.
Gesù non accettò la loro sfida; non scese dalla croce. I nemici di Gesù non sapevano che lottavano contro Dio, il padrone della vita e della morte; non sapevano che lottavono contro Colui che è la Risurrezione e la Vita. All’alba della Domenica Gesù risuscitò e uscì dal sepolcro con il corpo glorificato; le guardie, poste a sorvegliare il sepolcro, videro Gesù risorto, incominciarono a tremare e per la paura fuggirono; degli angeli scesero dal Cielo, si collocarono presso la tomba ormai vuota, e alle donne che intanto erano giunte al Golgota per visitare la tomba di Gesù, diedero il lieto annunzio: “NON ABBIATE PAURA, VOI CERCATE GESU’ IL NAZARENO, QUELLO CHE HANNO CROCIFISSO.
MA PERCHE’, CERCATE TRA I MORTI COLUI CHE E’ VIVO? NON E’ QUI: EGLI E’ RISUSCITATO PROPRIO COME AVEVA DETTO”.
Gesù è veramente risorto, e con la sua risurrezione ha meritato la nostra risurrezione che avverrà alla fine dei tempi”. Gesù, però, fa una precisazione sulla quale dobbiamo riflettere seriamente: ci dice sì che alla fine dei tempi risorgeremo tutti; ma ci dice anche che non tutti risorgeranno per godere la felicità del Paradiso. Risorgeranno per una risurrezione di salvezza solo coloro che fecero il bene, mentre coloro che fecero il male risorgeranno per una risurrezione di condanna. Evidentemente noi desideriamo che alla risurrezione dei corpi apparteniamo alla fortunata schiera di coloro che risusciteranno per una risurrezzione di salvezza. Perché ciò avvenga, però, è necessario che viviamo la nostra Pasqua. Pasqua significa passaggio. Per gli Ebrei fu un passaggio dalla schiavitù egiziana alla libertà della Terra Promessa, la Palestina. Per Gesù fu un passaggio dalla morte alla vita gloriosa del corpo. Anche per noi ci sarà lo stesso passaggio di Gesù. Prima, però, è indispensabile che noi compiamo un altro passaggio: il passaggio dalla morte del peccato alla vita di figli di Dio. Solo così oggi, solennità della Pasqua, possiamo affermare con gioia:
GESU’ E’ VERAMENTE RISORTO E IO RISORGERO’ CON LUI E COME LUI. ALLELUIA! “.

Sac. Saalvatore Paparo
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27 mar 2013

Giovedi' Santo 2013


GIOVEDI  SANTO
28  MARZO 2013

OMELIA

Gesù iniziò l’Ultima Cena con un gesto che, in un primo momento, suscitò meraviglia nel cuore degli Apostoli. Come l’ultimo dei servi, Gesù, il Maestro e il Signore, si inginocchiò e lavò i piedi ai suoi discepoli. Era un gesto simbolico che esprimeva il comportamento pratico tenuto in tutta la sua vita da Gesù, e da Lui varie volte messo in rilievo con queste parole: “ IO NON SONO VENUTO IN QUESTO MONDO PER ESSERE SERVITO, MA PER SERVIRE E DARE LA MIA VITA PER TUTTI“. Servire significa dare qualcosa di sé agli altri. Il massimo servizio che si può fare è il dono di tutto se stesso, il dono della propria vita a vantaggio degli altri. Era quanto Gesù si accingeva a fare: Egli, infatti, stava per affrontare la sua passione e la sua morte per noi; passione e morte che avrebbero fruttificato la sua e la nostra gloriosa RISURREZIONE. Questo mistero di Passione, Morte e RISURREZIONE, Gesù lo volle perpetuare nella Santa Messa che istituì proprio NELL’ULTIMA CENA:
          “ PRENDETE E MANGIATE: QUESTO E’ IL MIO CORPO OFFERTO
             PER VOI “  “ PRENDETE E BEVETE: QUESTO E’ IL MIO SANGUE
             SPARSO PER VOI “   “ FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME “.
Ricevere l’Eucarestia significa amare Gesù; significa dire grazie a Gesù per il suo eroico gesto d’amore compiuto per noi; significa, infine, imparare da Gesù a servire gli altri. Pertanto Gesù giustamente ci ripete adesso quanto ha detto agli Apostoli subito dopo la lavanda dei piedi: “ SE IO, IL MAESTRO E IL SIGNORE, HO AGITO COSI’; ANCHE VOI, MIEI DISCEPOLI, DOVETE AGIRE COMO HO AGITO IO “ VOI COME ME NON SIETE VENUTI IN QUESTO MONDO PER ESSERE SERVITI MA PER SERVIRE E DARE LA VITA PER LA SALVEZZA DI TUTTI”. Nessuno di noi può esimersi dal servire gli altri, dal mettersi a disposizione degli altri, dall’andare incontro ai bisogni degli altri. Dobbiamo notare, però, che non siamo chiamati  a servire gli altri tutti allo stesso modo: ciascuno di noi, infatti, ha ricevuto dei doni particolari da Dio; ed è con questi nostri doni che dobbiamo servire gli altri, e non con i doni che hanno ricevuto gli altri; così come ad esempio la mano non può pretendere di servire il corpo intero come lo serve l’occhio; e viceversa, l’occhio non può pretendere di servire tutto il corpo come lo serve la mano. Se non teniamo presente questo, corriamo il rischio di misurare gli altri con noi stessi; e se essi non fanno il bene che facciamo noi facilmente li critichiamo e li condanniamo. In altre parole corriamo il rischio di diventare farisei. Il fariseo ha lenti di ingrandimento per esagerare la portata del bene che fa; ed ha occhiali oscuri per non vedere il bene che fanno gli altri. Il nostro servizio invece deve essere UMILE : “QUANDO FAI IL BENE – ci ammonisce Gesù – LA TUA DESTRA NON SAPPIA  CIO’ CHE FA LA TUA SINISTRA; QUANDO FAI IL BENE- continua Gesù – NON SUONARE LA TROMBA PER ATTIRARE SU DI TE LA LODE UMANA, MA AGISCI PER DARE GLORIA AL PADRE CELESTE, DATORE DI OGNI BENE”.   Sottolineiamo, infine, la necessità che noi partecipiamo alla Santa Messa e al Banchetto Eucaristico. Sant’Agostino si rivolgeva così a Gesù: “Gesù, quando io mangio il pane e bevo il vino materiali, muto il pane e il vino nella mia carne e nel mio sangue; invece, quando io mangio il tuo corpo e bevo il tuo sangue, non sono io che muto te in me, ma sei Tu che muti me in Te”.
Proprio così: facendo la Comunione Eucaristica Gesù ci rende sempre più simili a Sé; e noi riusciamo  ad imitare sempre più la sua vita fino a raggiungere l’alta vetta raggiunta dall’Apostolo Paolo e ad affermare come lui:
“LA MIA VITA E’ CRISTO. NON SONO PIU’ IO CHE VIVO, MA E’ CRISTO CHE VIVE IN ME”.

Sac. Salvatore Paparo


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24 mar 2013

DOMENICA DELLE PALME

24.3.2013

OMELIA

Desidero iniziare la Settimana Santa richiamandoci  alla memoria il sublime inno cristologico, scaturito dalla mente e dal cuore del grande Apostolo delle Genti, San Paolo:

“ Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agi uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli diede il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: “ GESU’ CRISTO E’ IL SIGNORE ! “.

Adesso, con la mente, spostiamoci sul Golgota dove, con compassione, scorgiamo Gesù Crocifisso tra cielo e terra, trafitto da quattro chiodi lunghi e appuntiti. Avendo subito l’atroce flagellazione, il suo corpo è tutta una piaga sanguinante.

Ma perché Gesù innocentissimo è stato crocifisso, condannandolo così alla pena riservata agli schiavi, ai più abietti malfattori? Gesù è venuto in questo mondo per ridare agli uomini la vita che avevano perso con il peccato. Allo scopo predicò la conversione dal peccato alla vita giusta. Il peccato è egoismo, odio, distruzione, morte. La vita giusta è amore di Dio e amore del prossimo. Noi amiamo Dio se osserviamo i suoi comandamenti e lo glorifichiamo riconoscendo le sue meravigliose opere , tutte ispirate dal suo amore e dalla sua miserciordia. Ancora: noi glorifichiamo Dio se riconosciamo che LUI E’ IL TUTTO E NOI IL NULLA; se riconosciamo che tutto il bene che abbiamo E’ SOLO DONO GRATUITO DI DIO E NON NOSTRO MERITO.

In secondo luogo noi amiamo il prossimo se utilizziamo i doni ricevuti da Dio, NON SOLO PER LA NOSTRA UTILIITA’ , MA ANCHE E SOPRATTUTTO PER ANDARE INCONTRO ALLE NECESSITA’ DEGLI ALTRI, SOCCORRENDO PARTICOLAMENTE I POVERI, I SOFFERENTI, GLI EMARGINATI.

Ma torniamo alla domanda postaci sopra: “Perché Gesù innocentissimo fu crocifisso? Gesù innocentissimo fu crocifisso perché prese la difesa dei poveri, dei sofferenti e degli emarginati; Gesù fu crocifisso perché rimproverò  severamente  coloro che detenevano il potere politico e religioso. Li rimprovrò perché spadroneggiavano sulle persone e sfruttavano i loro sudditi  per arricchirsi. Essi anziché covertirsi, odiarono Gesù  e per farlo tacere per sempre, lo uccisero.

Dobbiamo sottolineare che , a causa delle deleterie conseguenze provenienti dall’abuso del potere, Gesù mise in guardia gli Apostoli e i Vescovi, successori degli Apostoli, perché ciò non avvenisse nella sua Chiesa, popolo di Dio:

“ Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuole essere grande tra voi, si farà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi, sarà servo di tutti. Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita in riscatto per  molti “.

Evidentemente Gesù CHE DA RICCO CHE ERA SI FECE POVERO PER ARRICCHIRCI, DENUNZIO’ LE GRAVI INGIUSTIZIE CHE COMMETTONO COLORO CHE AMMASSANO RICCHEZZE, E AMMONI’

GLI APOSTOLI E I VESCOVI LORO SUCCESSORI DI EVITARE L’ADORAZIONE DELL’IDOLO RICCHEZZA.

La storia ecclesiastica, purtroppo, testimonia che la Chiesa istituzione non rimase fedele alla volontà di Gesù.

Ora, però,  che ci avviamo all’Età Aurea della Redenzione, lunghissimo periodo di tempo in cui noi uomini parteciperemo soprattutto ai benefici effetti DELLA RISURREZIONE DI GESU’ E GODREMO LA PACE E IL BENESSERE MONDIALI MESSIANICI, LA CHIESA ISTITUZIONE E’ SOLLECITATA  A FARE NEL SUO SENO QUELLE RIFORME STRUTTURALI CHE SONO INDISPENSABILI PERCHE’ LA GERARCHIA SIA SERVA DELLA CHIESA POPOLO DI DIO, SIA POVERA E AMICA DEI POVERI.

CON L’ELEZIONE DEL PAPA FRANCESCO  LO SPIRITO SANTO CI HA FATTO UN GRANDE DONO: PAPA FRANCESCO, INFATTI,  HA TUTTE LE QUALITA’ CHE SI RICIEDONO PER REALIZZARE LE SUDDETTE RIFORME.  A conferma desidero leggervi alcune frasi molto significative che
Papa Francesco pronunziò nella bellissima omelia che tenne durante la Messa di inizio del suo ministero petrino, ed alcune altre frasi che pronunziò dinanzi a circa sei mila giornalisti e operatori accredidati in Vaticano per seguire il Conclave:

“Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla croce; deve guardare al servizio umile, concreto, ricco di fede, di San Giuseppe e come lui aprire le braccia per custodire tutto il popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza tutta l’umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli… Solo chi serve con amore sa custodire! “. (Omelia)

Ai giornalisti il nuovo Papa manifestò così il motivo per cui scelse IL NOME FRANCESCO:

“ Nell’elezione io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito della Congregazione per il clero, il cardinale  Claudio Hummes,
un grande amico.  Quando la cosa  diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava .  E quando i voti sono saliti a due terzi, viene l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi abbracciò e mi disse. “NON DIMENTICARTI DEI POVERI”. Quella parola è entrata qui: I POVERI, I POVERI. Poi, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. E così è venuto il nome, nel mio cuore: FRANCESCO D’ASSISI. E’ PER ME L’UOMO DELLA POVERTA’, L’UOMO DELLA PACE, L’UOMO CHE AMA E CUSTODISCE IL CREATO. In questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? E’ l’uomo che ci dà questo spirito , L’UOMO POVERO…

AH, COME VORREI UNA CHIESA POVERA E PER I POVERI! “.

Sac. Salvatore Paparo

 

16 mar 2013

“ VI ANNUNZIO UNA GRANDE GIOIA “ :

oggi 13.3.2013, i Cardinali in Conclave, docili alla voce dello Spirito Santo,
hanno eletto IL PAPA FRANCESCO, VOLUTO DAL PADRE CELESTE.
Papa Francesco è il Papa che porrà le fondamenta per la realizzazione DELL’ETA’ AUREA DELLA REDENZIONE, fondata sulla santità della famiglia, CREATA AD IMMAGINE E SOMIGLIANZA DELLA FAMIGLIA TRINITARIA FELICISSIMA, COMPOSTA DA DIO PADRE, DA DIO FIGLIO, DA DIO SPIRITO SANTO.
Papa Francesco è il Papa  della Seconda Pentecoste d’Amore, umile e docile strumento dello Spirito Santo, perché i CRISTIANI TORNINO ALL’UNITA’, META INDISPENSABILE PERCHE’ IL MONDO CREDA CHE GESU’ E’ L’UNICO SUO SALVATORE E DIVENTI UN SOLO GREGGE GUIDATO DA LUI, UNICO PASTORE.
Papa Francesco è il Papa che favorirà il compimento della lunga e faticosa azione di Maria Santissima, MAMMA AUSILIATRICE ASSUNTA IN CIELO,
CHE SEGNERA’ LA FINE DI TUTTE LE GUERRE FRATRICIDE E L’INIZIO DELLA PACE MONDIALE MESSIANICA CHE GRADUALMENTE PREPARERA’ I CIELI NUOVI E LA TERRA NUOVA.
GRAZIE, PADRE CELESTE. GRAZIE, SIGNORE GESU’ RISORTO, UNICO SALVATORE DEL MONDO. GRAZIE, SPIRITO SANTO. GRAZIE, MARIA SANTISSIMA, CAPOLAVORO DI DIO PADRE, MAMMA DEL CORPO MISTICO DI GESU’.
Sac. Salvatore Paparo  

9 mar 2013

12 marzo 2013

Martedi 12 marzo 2013:
i Cardinali iniziano IL CONCLAVE.
“ Mamma Maria Ausiliatrice, Assunta in Cielo,
è tempo di un’intensa e fiduciosa preghiera. Fa’ che i Cardinali,
docili alla voce interiore dello Spirito Santo, eleggano un Papa
che favorisca LE INDISPENSABILI RIFORME STRUTTURALI
DELLA CHIESA DI GESU’ PER GIUNGERE PRESTO AL
COMPIMENTO DELLA TUA LUNGA E DOLOROSA AZIONE
MATERNA CHE MIRA ALLA FINE DI TUTTE LE GUERRE
FRATRICIDE E ALL’INIZIO DELLA PACE MONDIALE
MESSIANICA.
Il tuo figliolino sacerdote Salvatore Paparo”.

8 mar 2013

Se le dimissioni sono un segno


Ai fratelli Cardinali che presto si riuniranno IN CONCLAVE  per l’elezione del nuovo Papa, atteso dalla Chiesa di Gesù e da tutta l’umanità per accelerare l’inizio dell’ETA’ AUREA DELLA REDENZIONE, FONDATA SULLA SANTITA’ DELLA FAMIGLIA IN CUI GLI UOMINI GODRANNO IL LUNGHISSIMO PERIODO DI PACE E DI BENESSERE MESSIANICI CHE GRADUALMENTE PREPARERA’ I CIELI NUOVI E LA TERRA NUOVA,

RIVOLGO L’ACCORATO INVITO A LEGGERE E A MEDITARE SULL’ISPIRATO ARTICOLO DEL FRATELLO FELICE SCALIA DAL TITOLO “ SE LE DIMISSI0NI SONO UN SEGNO”  E CHE RIPORTO NEL BLOG DELL’OPERA CENACOLO FAMILIARE  www.operacefa.blogspot.com.

Il vostro umile fratello sac. Salvatore Paparo

Cintano 6 marzo 2013

Se le dimissioni sono un segno

di Felice Scalia
«Il nuovo papa vi stupirà», aveva detto il card. Martini all’uscita dal Conclave. Frase di apprezzamento per Benedetto XVI in chi la pronunziava, ma di incertezza in chi ascoltava: in che senso lo stupore? E forse nessuno pensava a quest’ultima sorpresa delle dimissioni, subìta dai cattolici l’11 febbraio scorso. Un papa stremato o un papa disperatamente attivo nella Chiesa?
Ci sono momenti nella vita in cui realmente non si sa più che fare                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       per la persona amata, per l’impresa da salvare, per mettere al sicuro almeno i cocci di un sogno infranto. Qualsiasi soluzione sembra inadeguata. Sembra che ci si possa solo arrendere all’ineluttabile. Ogni parola è stata detta, ogni chiarimento fornito. Tutto inutile. In occasioni come queste l’angoscia che lacera esistenze generose ma frustrate, trova in un “segno” l’ultima parola da dire, l’ultimo monito da lanciare: passare il testimone, cedere il ponte di comando, fare un passo indietro. E sarà anche un gesto di amore, di fedeltà alla “causa”. Se ci è lecito accostare i nostri piccoli drammi – sempre tali, per quanto ci sembrino enormi – alla tragedia del Golgota, anche lì Gesù di Nazareth nulla poté se non perdonare i crocifissori e consegnare il suo “Spirito” nelle mani misteriose del Padre. 
A diversi giorni da quella data, mi piace pensare alle dimissioni di Benedetto XVI come ad un “segno di amore”. Amore per la Chiesa, prima di tutto, forse esclusivamente. Chissà se questo segno estremo di amore farà aprire gli occhi ai responsabili. Chissà se questo disperato gesto di fedeltà alla Chiesa farà trovare alla barca di Pietro la rotta giusta.
Abituati come siamo noi preti a “spenderci” fino all’estremo, non ho mai pensato che al centro delle preoccupazioni del papa ci fosse la sua voglia di ritirarsi come un vecchio nonno, su una poltrona, con i libri, la musica, la preghiera ed i tanti ricordi nostalgici da rivivere con antichi alunni. Se quel lunedì 11 febbraio al centro della motivazione c’era la sua condizione di persona anziana, nella messa delle Ceneri e nella prima domenica di Quaresima, papa Ratzinger lo dice chiaro e tondo: me ne vado «per il bene della Chiesa», perché non resisto più di fronte ad una Chiesa «sporca», ingovernabile, «deturpata» da vecchi individualismi e da rivalità, da vere idolatrie; ci si serve di Dio con la scusa di servirlo, lo si usa «per i propri interessi, la propria gloria, il proprio successo».
Da cardinale, anche alla vigilia dell’elezione papale, Ratzinger aveva parlato di sporcizia nella Chiesa, e intendeva riferirsi in gran parte al carrierismo ed alla ricerca di potere e prestigio. Lo aveva ripetuto da papa “fresco” di elezione, in un colloquio col presbiterio della Val d’Aosta. Lo disse agli ultimi sacerdoti ordinati da lui in San Pietro invitandoli ad andarsene se erano venuti in cerca di onore e non della croce di Cristo. Ebbene queste Schmutzigkeiten, queste “porcherie” lui non era riuscito ad estirparle dalla Chiesa, come pure sperava; forse gli si erano moltiplicate sotto gli occhi. Gli accorati richiami non erano serviti a niente, né quelli dell’inizio pontificato né quelli durante il suo corso. Diverse volte le controtestimonianze erano esplose in vicende inimmaginabili.
A questo punto che resta da fare ad un papa? L’arco delle ipotesi non è ampio. La deriva, il lasciar fare riservandosi una rappresentanza formale e certi settori di governo, la rinunzia, l’implicita connivenza… 
Sappiamo cosa ha scelto Benedetto XVI. Ma come “minor male” o come “unico bene” possibile? Si è trattato di un “Se volete lacerare la Chiesa, fatelo pure, ma non nel mio nome”? Oppure di una messa in guardia: “Siete sull’orlo dell’idolatria con questa strumentalizzazione di Cristo, e vi costringo ad aprire agli occhi”? 
Anche se propendo per questa seconda ipotesi (posso non aver condiviso alcune cose di questo pontificato, ma non ho mai dubitato della rettitudine del credente Joseph Ratzinger), la verità non la sapremo mai. Vorrei però aprire gli occhi anche io, perché anche io sono Chiesa. E mi chiedo quale sia la strada perché la Chiesa non sia più “deturpata”, almeno da me. Il papa ci sta dicendo che dobbiamo avere molta più diffidenza di quanta ne ha avuta lui verso il Vaticano II e la sua interpretazione? Oppure che il rimedio ai mali attuali è il ritorno fiducioso ad un evento che fu un vero dono “incompreso” della Grazia?
Non è azzardato pensare che il cardinale Ratzinger una linea risolutiva per rendere più evangelico il volto della Chiesa, alla sua elezione l’avesse. E forse la conosciamo: dato che molti mali sono venuti dopo il Concilio Ecumenico, ritorniamo al passato, eliminiamo quegli aspetti del Vaticano II che, mal interpretati, hanno portato a “chiudere chiese, seminari, noviziati”, ostacoliamo in tutti i modi le tante derive rivelatesi pericolose, eliminiamo ogni voce dissonante rispetto alla teologia romana, risuscitiamo ogni veneranda tradizione… 
Vorrei poter pensare che le dimissioni siano il segnale del fallimento di questa “ricetta” papale. Avrei qualche motivo per pensarlo e lo espongo.
Al di là delle intenzioni e delle previsioni, la diffidenza verso il Vaticano II ha portato ad una ventata di ecclesiocentrismo piuttosto preoccupante. La Chiesa e i suoi interessi prima di tutto, prima del Regno di Dio, a volte prima della persona, prima del Vangelo, se non prima di Cristo. Ma l’ecclesiocentrismo è gemello di una amplificata esigenza di istituzionalizzazione. Il rischio che la Chiesa-istituzione prenda il sopravvento sulla Chiesa-mistero si fa allora davvero grande. E quando questo capita si toglie ogni stura all’ambizione personale degli uomini, al carrierismo, alla ricerca di splendore e ricchezza, all’apparire vanitoso, alle lacerazioni intestine, alle divisioni del corpo ecclesiale, perfino alla necessità di barattare la giustizia con il “buon nome della Chiesa”. Si pensi alla protezione accordata ai preti pedofili per evitare scandali ed alla conseguente dimenticanza delle vittime. Non era un criminale alleato dei pedofili quel cardinale Mahony a cui oggi si vorrebbe “consigliare” di non chiudersi in Conclave, ma solo un accanito ecclesiocentrico. Se questo è vero, non solo la linea papale non ha “pulito” la Chiesa, ma – certo contro ogni intenzione – l’ha ulteriormente sporcata. 
Si dica lo stesso per quanto riguarda il problema finanziario della e nella Chiesa. Nessuna riforma seria è stata fatta per diminuire le spese della Cattedra di Pietro. Una Chiesa “povera”, aliena dalla voglia di trattare alla pari, “Potente coi Potenti” di questo mondo, Stato tra Stati; una Chiesa che come prima saggezza, prima della sua cultura teologica, giuridica, storica, presenta “l’insipienza del Vangelo”; una Chiesa che favorisce la credibilità di testimoni capaci di fare proprie le speranze, le gioie, le afflizioni della gente; una Chiesa che sta accanto ai poveri, che guarda coi loro occhi; se tutto questo viene praticamente messo in secondo piano, o in cattiva luce, a causa della diffidenza verso il Vaticano II o per convenienze ideologiche, come si vuole che non nascano scandali legati al denaro, allo Ior, alla ricattabilità degli uomini di Chiesa?  
Lasciando da parte qualche comprensibile vanità umana, un tale grado di mondanizzazione della Chiesa, non era certamente nelle previsioni di papa Benedetto. Si è trovato il marcio davanti agli occhi mentre cercava frutti sani, zizzania pur avendo voluto seminare buon grano.
Per fermarmi solo ad un altro aspetto, mi chiedo se il Vaticano II, proponendo una vera collegialità episcopale, non avesse indicato la strada per ovviare alla obiettiva difficoltà di un governo centralizzato che per secoli ha retto la Chiesa nello stesso clima di una monarchia assoluta. Sono note le posizioni di papa Ratzinger in merito al munus petrinum. Non ci risulta che abbia dato una risposta alla richiesta di Giovanni Paolo II che era consapevole della necessità di rivedere non il suo compito ma il modo storico in cui esso veniva esercitato. L’accentramento curiale e papale è stato, semmai, nei fatti rafforzato, mai intaccato. E se questo accentramento ha per necessità di cose creato un gruppo, una oligarchia piuttosto potente ed efficace, tutto questo non ha evitato che la Curia romana vivesse il clima tipico di una Curia, cioè di una “corte”, vizi e virtù comprese, come pure esasperazioni di ambiziosi ed eroismi di servi fedeli. La non-collegialità allora non ha finito per “deturpare” quella Chiesa che doveva “pulire”? Non ha dimostrato l’impossibilità che un uomo solitario porti il peso “di tutte le chiese”?
Ovviamente non lego affatto la mia fede nel Cristo e nella sua promessa di non abbandonare mai la sua Chiesa, alla persona del futuro papa. Dico solo: se la diffidenza verso il Vaticano II può essere la causa remota dei mali della Chiesa contemporanea, non è venuto il tempo di pensare che una “Nuova Pentecoste” c’è stata e che bisogna spalancare porte fin troppo serrate alla vita e alla grazia?

5 mar 2013

DOBBIAMO CONVERTIRCI T U T T I !


TERZA DOMENICA DI QUARESIMA   ANNO  C

OMELIA

La Sacra Scrittura della terza domenica di quaresima è dominata da  due realtà contrastanti:: da una parte abbiamo Dio sempre buono e pietoso che benefica; dall’altra parte l’uomo ingrato che pecca e che si rovina.

La prima lettura ci presenta un Dio veramente pietoso. Egli apparve a Mosè sul monte Oreb e gli disse: “HO OSSERVATO LA MISERIA DEL MIO POPOLO IN EGITTO, HO UDITO IL SUO GRIDO, CONOSCO LE SUE SOFFERENZE. SONO SCESO PER LIBERARLO DALLA MANO DELL’EGITTO E PER CONDURLO VERSO UN PAESE BELLO E SPAZIOSO DOVE SCORRE LATTE E MIELE”.
E Dio non si fermò alle parole: operando strepitosi miracoli liberò di fatto gli Ebrei dalla schiavitù egiziana. Un popolo così beneficato avrebbe dovuto mostrarsi  molto grato verso Dio. Ma non fu così. San Paolo, infatti, nella Seconda Lettura afferma: “GLI EBREI USCITI DALL’EGITTO FURONO TUTTI PROTETTI DAI NEMICI PER MEZZO DI UNA NUBE MISTERIOSA, TUTTI ATTRAVERSARONO INCOLUMI IL MAR ROSSO, TUTTI MANGIARONO LA MANNA DISCESA DAL CIELO E BEVVERO L’ACQUA SCATURITA MIRACOLOSAMENTE DA UNA RUPE. Ma, MALGRADO CIO’,  continua San Paolo, LA MAGGIOR PARTE DI ESSI PREVARICO’, DUBITO’ DELLA BONTA’ DI DIO, SI LAMENTO’ DI DIO, E PER QUESTO MOTIVO PERI’ NEL DESERTO, NON GIUNSE ALLA TERRA PROMESSA”.
Tutto ciò, aggiunge San Paolo, avvenne come esempio per noi, e fu scritto per nostro ammonimento. L’esortazione dell’Apostolo è che non imitiamo  la durezza di cuore dimostrata dagli Ebrei nel deserto; ma piuttosto che siamo riconoscenti verso Dio che ci benefica sempre. Se imitiamo l’ingratitudine degli Ebrei, conclude San Paolo, non raggiungeremo il Paradiso così come gli Ebrei ribelli ed ostinati non raggiunsero la terra promessa, la Palestina.

Nel brano evangelico Gesù  ci invita alla conversione con parole molto impressionanti: “SE NON VI CONVERTIRETE, PERIRETE TUTTI”.
Lo sappiamo bene, Gesù è misericordioso, è venuto nel mondo non per condannarci ma per salvarci. In conseguenza, Egli perdonò tutti i peccatori ben disposti. Perdonò, ad esempio, Zaccheo e la Maddalena, Pietro e il ladrone pentito, l’adultera e la samaritana. Però, dinanzi ai peccatori impenitenti, dinanzi ai peccatori che non vogliono pentirsi dei loro peccati, Gesù è impotente. Non li può salvare come non potè salvare  Giuda e uno dei due ladroni crocifissi accanto a  Lui.  Sapendo che Gesù sarebbe disposto a soffrire nuovanente la sua passione e la sua  morte se ciò fosse necessario per salvare anche una sola persona, dobbiamo dedurre che chi si perde, durante la sua vita terrena, ha dovuto sentire molto spesso nel suo cuore i richiami amorosi di Gesù alla conversione, e che lui gli ha risposto sempre: “No, preferisco continuare a peccare”.   

Il nostro atteggiamento deve essere un atteggiamento di peccatori pentiti che confidano nella  misericordia di Dio. Solo così Gesù, alla fine della nostra vita terrena, può rivolgere a ciascuno di noi la promessa rivolta al ladrone pentito:     “OGGI SARAI CON ME IN PARADISO”.

Sac. Salvatore Paparo