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25 dic 2012

25 dicembre 2012

25 DICEMBRE 2012

NATALE DEL SIGNORE GESU’ RISORTO,

RE DELL’UNIVERSO.


PREGHIERA


DIO AMORE, FAMIGLIA TRINITARIA FELICISSIMA,
COMPOSTA DAL PADRE, DAL FIGLIO E DALLO SPIRITO SANTO,

CUORE EUCARISTICO DI GESU’ CHE LIBERAMENTE HAI OFFERTO E RIPRESO LA TUA VITA PERCHE’ NOI, TUOI REDENTI, AVESSIMO LA VITA IN SOVRABBONDANZA,

VI RINGRAZIO E VI ADORO:

VOI SIETE   I L   T U T T O,

IO SONO   I L    N U L L A;

VOI SIETE L’AMORE CHE SI DONA GRATUITAMENTE,

IO SONO IL VOSTRO PICCOLO GESU’ CHE RICEVE I VOSTRI TANTI DONI

CON IMMENSA GRATITUDINE.

RINGRAZIO ANCHE VOI, MIEI SANTI PATRONI, PER QUANTO AVETE FATTO, FATE E FARETE PER ME E PER L’O P E R A   C E N A C O L O  F A M I L I A R E :

SAN GIOVANNI BATTISTA,

SAN GIOVANNI EVANGELISTA,

SAN GIOVANNI BOSCO,

MARIA AUSILIATRICE,

MAMMA MARGHERITA,

SAN GIUSEPPE COTTOLENGO,

SAN GIUSEPPE DELLA SACRA FAMIGLIA DI NAZARET,


SANTA TERESA D’AVILA:

“ NIENTE TI TURBI, NIENTE TI SPAVENTI.

TUTTO PASSA COME UNA PICCOLA TEMPESTA

IN UN PICCOLO BICCHIERE D’ACQUA.

DIO NON CAMBIA: TU NON MORIRAI, RESTERAI IN VITA

E ANNUNZIERAI LE MERAVIGLIOSE OPERE DEL SIGNORE “,


SAN GIOVANNI D’AVILA,

SANTA TERESA DEL BAMBINO GESU’,

MADRE AGOSTINA,

SANTA LUCIA,

SANT’AGATA,

SANTA GIACINTA DI FATIMA,

 

SANTO CURATO D’ARS,

PAPA GIOVANNI XXIII,

PAPA CARLO MARIA MARTINI CHE DAL CIELO GUIDERETE

LA CELEBRAZIONE DEL C O N C I L I O  E C U M E N I C O

V A T I C A N O   III .

 

SIGNORE GESU’ RISORTO,

BUON PASTORE,

UNICO SALVATORE DEL MONDO,

SONO IL TUO PICCOLO GESU’.  G R A Z I E !

 

Sac. Salvatore Paparo

NATALE 2012  : MESSA DELLA NOTTE


OMELIA

Dopo la creazione tutto era in pace.
Noi uomini eravamo in pace con Dio, in pace fra di noi, in pace con la natura.
Il peccato introdusse nel mondo la guerra con tutte le sue deleterie conseguenze.
Dal giorno in cui Caino uccise il fratello Abele, le guerre hanno dominato la vita degli uomini, e il sangue fraterno è scorso a torrenti. Se il sangue umano versato nelle guerre non fosse stato succhiato dalla terra ed evaporato, noi, adesso, anzichè un mare di acqua, avremmo un mare di sangue umano.
Malgrado tutto, però, non dobbiamo restare vittime del pessimismo, perchè, duemila anni fa, Gesù, il Figlio Unigenito di Dio fattosi Uomo, è nato a Betlem. Ebbene, Gesù è venuto in mezzo a noi per capolgere la nostra situazione di guerra in situazione di pace. E' quanto il coro angelico cantò e profetizzò nella Notte Santa: "PACE IN TERRA AGLI UOMINI CHE DIO AMA".
E' vero, dopo la nascita di Gesù le guerre non sono cessate, e il sangue fraterno ha continuato a scorrere a torrenti. Nel ventesimo secolo, addirittura, abbiamo subito due terribili guerre mondiali, per cui tanti pensano che la Pace Mondiale Messianica promessa dagli angeli, non ci sarà. La Pace Mondiale Messianica, però, ci sarà. Ne siamo convinti perchè l'afferma La Sacra Scrittura che è LA PAROLA VERACE DI DIO. Dio, per mezzo dei suoi profeti, ha sempre mantenuta viva tra gli uomini questa certezza. Isaia, ad esempio, profetizzò che verrà il tempo in cui gli uomini non si combatteranno più tra di loro, non si prepareranno più alla guerra e trasformeranno le armi in strumenti di benessere.
Tra le numerosissime profezie scritturistiche sull'argomento, ci sono anche queste:
"IL MESSIA RISTABILERA' LA PACE FRA LE NAZIONI".
"IL MESSIA ASSICURERA' UNA PACE CONTINUA".
"GUARDATE COSA HA COMPIUTO IL SIGNORE, QUALI PRODIGI HA FATTO SULLA TERRA: IN TUTTO IL MONDO PONE FINE ALLE GUERRE".
 
Malgrado tante apparenze contrarie, ai nostri giorni ci sono anche TANTI SEGNI POSITIVI CHE CI CONVINCONO DI ESSERE GIUNTI ALLA VIGILIA DELL'AVVERAMENTO dell’ERA MERAVIGLIOSA DURANTE LA QUALE CESSERANNO TUTTE LE GUERRE FRATRICIDE E GLI UOMNI GODREMO IL LUNGHISSIMO PERIODO DELLA PACE MONDIALE MESSIANICA.

Noi tutti dobbiamo con Gesù essere artefici della Pace Mondiale, vivendo in pace con la nostra coscienza; in pace con i membri della nostra famiglia naturale; in pace con i fratelli e le sorelle della nostra Comunità Cristiana; in pace con tutti coloro con i quali ogni giorno veniamo a contatto.

Sac. Salvatore Paparo

 

NATALE 2012 : MESSA DEL GIORNO


OMELIA

La nascita di Gesù ha dato una svolta decisiva alla nostra storia umana: noi uomini, frutto dell'amore di Dio, siamo stati creati per la felicità e per la vita. Con il peccato, purtroppo, abbiamo distrutto il piano di Dio e ci siamo condannati all'infelicità e alla morte. Dio misericordioso, però, immediatamente dopo il primo peccato ci promise un Salvatore, dicendo al demonio:
"Porrò inimicizia tra te e la donna; tra la tua discendenza e la sua discendenza.

  Essa ti schiaccerà il capo, e tu, invano, cercherai di insidiare il suo calcagno".
Dopo il primo peccato, la nostra storia umana si perde nella notte buia dei tempi: ignoriamo gli avvenimenti che si sono verificati per migliaia e migliaia di anni. Sappiamo solo che gli uomini peggiorarono sempre più sia nei confronti di Dio tanto da adorare le creature al posto del Creatore; sia nei loro confronti reciproci tanto che l'uomo divenne lupo all'altro uomo, sempre pronto a sbranarlo.
Quattromila annni fa, Dio intervenne per incomnciare a preparare la nascita del Salvatore promesso nell'Eden, subito dopo il primo peccato. Il prescelto progenitore di Gesù Salvatore fu Abramo, un pastore della Mesopotamia, l'attuale Iraq. Dio gli comandò: "LASCIA LA TUA PATRIA, LA TUA PARENTELA E VA' IN UN LUOGO CHE IO TI INDICHERO'".
Abramo non chiese dilucidazioni, si fidò di Dio, prese con sè la moglie Sara, il nipote Lot, i suoi servi, il suo bestiame e partì. Il luogo di destinazione era la terra di Canaan, l'attuale Palestina che in seguito sarà chiamata Terra Promessa perchè Dio la promise ai discendenti di Abramo. Infatti, in una notte stellata Dio disse ad Abramo: "I TUOI DISCENDENTI SARANNO NUMEROSI COME LE STELLE DEL CIELO. AD ESSI DARO' LA TERRA CHE TU CALPESTI".
Quando Giacobbe, nipote di Abramo, a causa di una carestia, fu costretto a lasciare la Palestina e a spostarsi in Egitto con tutti i suoi familiari, i discendenti di Abramo erano settanta. In Egitto, benedetti da Dio, si moltiplicarono in modo eccezionale e divennero un popolo, il popolo di Dio. Per il loro numero stragrande, il faraone d'Egitto ebbe paura che lo detronizzassero e li ridusse in una disumana schiavitù. Dio, però, intervenne in loro aiuto, per mezzo di Mosè li liberò dalla schiavitù egiziana e li condusse in Palestina, mantenendo così la promessa fatta ad Abramo:"AI TUOI DISCENDENTI DARO' LA TERRA CHE CALPESTI".
In Palestina sorse la monarchia ebraica. Il secondo re fu David, al quale Dio rinnovò la promessa del Salvatore: "IL MESSIA SARA' UN TUO DISCENDENTE".
Dopo mille anni l'arcangelo Gabriele fu mandato da Dio ad una giovane donna nazaretana, discendente di David. La giovane che si chiamava Maria, sarebbe stata la madre del Messia promesso: "PER OPERA DELLO SPIRITO SANTO TU CONCEPIRAI UN FUGLIO, LO DARAI ALLA LUCE, LO CHIAMERAI GESU'. EGLI E' IL FIGLIO DELL'ALTISSIMO".
Trascosi i normali nove mesi di gestazione, Maria Santissima, a Betlem di Giudea, diede alla luce il suo figliolo Gesù, lo avvolse in umili fasce e lo depose nella mangiatoia di una stalla, mentre gli angeli cantavano: "GLORIA A DIO NELL'ALTO DEI CIELI, E PACE IN TERRA AGLI UOMINI CHE EGLI AMA".

Il peccato ha distrutto l'amore e in conseguenza la famiglia di Dio: noi da figli devoti di Dio, siamo diventati suoi figli ribelli; da fratelli uniti nell'amore reciproco, siamo diventati fratelli divisi dal nostro egoismo e dall'odio reciproco. La massima espressione del nostro egoismo e del nostro odio è stata la guerra fratricida. Dal giorno in cui Caino uccise il fratello Abele, la storia umana è stata dominata dalle guerre. Ebbene, Gesù è venuto nel mondo per riaccendere il fuoco dell'amore e così ripristinare la pace: "PACE AGLI UOMINI CHE DIO AMA".  La Pace Mondiale Messianica si realizzerà perchè è fondata sulla Parola Verace di Dio. Sta a noi accelerare la venuta di quest'Era Meravigliosa VIVENDO IN PACE CON LA NOSTRA COSCIENZA, IN PACE CON I MEMBRI DELLA NOSTRA FAMIGLIA NATURALE, IN PACE CON I FRATELLI E LE SORELLE DELLA NOSTRA COMUNITA' CRISTIANA, IN PACE CON TUTTI COLORO CON I QUALI OGNI GIORNO VENIAMO A CONTATTO.

Sac. Salvatore Paparo

6 dic 2012

OTTO DICEMBRE 2012

Carissimi lettori del blog OPERA CENACOLO FAMILARE,
VI TRASCRIVO LA MIA OMELIA DELL’OTTO DICEMBRE 2009:
MARIA SANTISSIMA E’ L’IMMACOLATA CONCEZIONE
Dio Padre…
8 DICEMBRE 2009

MARIA SANTISSMA E’ L’IMMACOLATA CONCEZIONE

Dio Padre Amore ha un grandioso progetto: IL CORPO MISTICO DI GESU’.
Il suo Unigenito Figlio Gesù ne è il Capo , tutto l’universo con a centro L’UOMO ne sono le Membra. Le Membra del Corpo Mistico di Gesù siamo felici vivendo d’amore; cioè riconoscendo umilmente i doni gratuiti ricevuti da Dio e donandoci agli altri. Ma la prima generazione degli uomini ha tradito l’amore: ha voluto gareggiare con Dio, ha voluto addirittura rendersi indipendente da Dio dichiarandosi autosufficiente: è l’uomo e non Dio che deve stabilire ciò che è bene e ciò che è male per lui. In questo modo la prima generazione degli uomini HA COMMESSO IL PECCATO ORIGINALE. Le altre generazioni nasceranno nel peccato originale: cioè non vivranno d’amore ma saranno dominate dall’egoismo, dall’odio e si renderanno infelici facendosi reciprocamente del male soprattutto con la guerra con cui si uccideranno a vicenda e recheranno immani disastri. Duemila anni fa, nella grotta di Betlem, nacque Gesù, il Figlio Unigenito di Dio Padre, fattosi uomo per essere l’Unico Salvatore dell’universo, ma soprattutto per essere l’Unico Salvatore degli uomini riportando tra di loro la pace:
“PACE IN TERRA AGLI UOMNI CHE DIO AMA”.
Gesù è venuto a portare IL REGNO DI DIO sulla terra; è venuto per condannare l’egoismo e l’odio, fonte di ogni male, d’infelicità e di morte, e a riportare l’amore, fonte di ogni bene, di felicità e di vita. Ma gli uomini hanno rifiutato Gesù, non l’hanno accolto, lo hanno crocifisso perché hanno preferito rimanere nelle tenebre, nell’odio e nella morte. Il Padre Celeste, però, ha risuscitato Gesù e ci ha assicurato, nella sua misericordia, che noi miseri uomini finalmente ci convertiremo dall’odio all’amore, dalla morte alla vita. Il grandioso progetto del Corpo Mistico di Gesù, di cui Gesù è la testa e noi le membra, si realizzerà. Tutti in Gesù Amore ameremo, tutti in Gesù-Risurrezione risorgeremo e vivremo una felicità eterna.
Il pecccato originale commesso dalla prima generazione degli uomini e trasmesso alle altre generazioni degli uomini, perde la sua arma di odio, d’infelicità, di morte, ed assume il trionfo dell’amore, della felicità e della vita.
MARIA SANTISSIMA, IN PREVISIONE DEI MERITI DI GESU’, E’ L’IMMACOLATA CONCEZIONE OSSIA LA MAMMA DEL CORPO MISTICO DI GESU’ CHE HA CONOSCIUTO SOLO L’AMORE E LA VITA.
L’IMMACOLATA CONCEZIONE E’ IL PRIMO E SUBLIME PRIVILEGIO DI MARIA SANTISSIMA. ESSO HA AVUTO IL SUO CULMINE NEL PRIVILEGIO DELL’ASSUNZIONE: MARIA SANTISSIMA COME GESU’ SI TROVA GIA’ IN PARADISO CON L’ANIMA E CON IL CORPO GLORIFICATI.

Dobbiamo adesso affrontare un grosso problema:
DIO E’ SOLO AMORE MISERICORDIOSO: SE E’ COSI’, PERCHE’ ESISTE LA SOFFERENZA? PERCHE’ ESISTE LA MORTE? SE LA SOFFERENZA E LA MORTE SONO IL FRUTTO DEL PECCATO DEGLI UOMINI, PERCHE’ LA SOFFERENZA E LA MORTE SONO ESISTITE ANCHE PRIMA DEL PECCATO ORIGINALE? LA RISPOSTA NON PUO’ ESSERE CHE QUESTA:
COME IN VISTA DEI MERITI DI GESU’, MARIA SANTISSIMA E’ STATA CONCEPITA IMMACOLOTA, COSI’ IL MONDO, IN VISTA DEL PECCATO DEGLI UOMINI E IN VISTA DELLA REDENZIONE OPERATA DA GESU’, E’ STATO CREATO SI’ CON LA SOFFERENA E LA MORTE: ESSE PERO’, SARANNO ELIMINATE PARZIALMENTE GIA’ IN QUESTA TERRA IN PROPORZIONE DELL’ATTUAZIONE DEL REGNO DI DIO; E IN PARADISO TOTALMENTE: SARANNO SOSTITUITE PER SEMPRE CON UNA VITA DI PERFETTO AMORE E DI PERFETTA FELICITA’.

Desidero concludere con questa riflessione:
Gesù ci ha narrato la parabola del Buon Pastore che ha lasciato le novantanove pecore al sicuro per andare in cerca della pecorella smarrita. Le novantanove pecore al sicuro sono gli uomini che abitano i numerosi corpi celesti E CHE SI SONO MANTENUTI NELL’AMORE E NELLA VITA; MENTRE LA PECORELLA SMARRITA SIAMO NOI UOMINI CHE ABITIAMO QUESTA TERRA E CHE ABBIAMO TRADITO L’AMORE SUICIDANDOCI.
GESU’ E’ VENUTO IN QUESTA TERRA PER CERCARE E TROVARE NOI
“PECORELLA SMARRITA” ED ANNUNZIARE A TUTTI LA LIETA NOTIZIA DEL NOSTRO RITROVAMENTO:
“RALLEGRATEVI CON ME
PERCHE’ HO RITROVATO
LA MIA PECORELLA SMARRITA”.

Sac. Salvatore Paparo

2 dic 2012

INIZIAMO L’ANNO LITURGICO 2013 ANNO C

DOMENICA 2 DICEMBRE 2012.

 OMELIA

Domenica scorsa, 25 novembre, con la festa di  G E S U ‘  RI S O R T O  RE DELL’UNIVERSO, abbiamo concluso l’anno liturgico 2012.

I potenti di questo mondo spadroneggiano sui loro sudditi, si arricchiscono sfruttandoli e rendendoli sempre più poveri. Il nostro Re Gesù, invece, non ci sfrutta, SI FA NOSTRO SERVO E CI BENEFICA CONTINUAMENTE. Egli da ricco che era si è fatto povero per arricchirci. Noi, discepoli di Gesù, evidentemente, dobbiamo imitare Gesù: come Lui non dobbiamo spadroneggiare sugli altri, non sfruttarli, ma, invece, farci loro servi e beneficarli, soprattutto se sono poveri, sofferenti , emarginati.

Oggi, 2 dicembre, prima domenica d’Avvento, iniziamo l’anno liturgico 2013.

L’anno liturgico rotea attorno a due Solennità fondamentali: attorno alla Solennità DEL NATALE e attorno alla Solennità DELLA PASQUA.

A NATALE riviviamo il solenne momento in cui Dio, fattosi uomo in Gesù di Nazaret, nacque bambino e incominciò a vivere la nostra vita, in tutto eccetto che nel peccato, per distruggere il nostro peccato, causa delle nostre sofferenze e della nostra morte corporale; e per riportare tra gli uomini la fiamma dell’amore fraterno, fonte del nostro benessere e della pace mondiale.

A PASQUA riviviamo l’amore immenso di Gesù verso di noi, espresso, soprattutto, nella sua Passione, Morte e Risurrezione. Con la sua Morte Gesù ha distrutto la nostra morte, con la sua Risurrezione ci ha ridonato la vita.

E qui desidero fare una breve riflessione sulla Santa Messa, cuore della vita cristiana. Gesù, sotto le apparenze del pane e del vino, IN MODO MISTERIOSO MA REALE, si rende presente nella sua Passione, Morte e Risurrezione. Al momento della Comunione viene in noi e ci dona la forza necessaria per affrontare come Lui, le nostre sofferenze e la nostra morte corporale per poi, alla fine dei tempi, RISUSCITARE. Mediante la comunione eucaristica Gesù ci trasforma gradualmente in Lui fino a farci raggiungere la perfezione dell’apostolo Paolo che di sé potè affermare: “LA MIA VITA E’ CRISTO. NON SONO PIU’ IO CHE VIVO, MA E’ CRISTO CHE VIVE IN ME”. A questo punto è quanto mia utile richiamarci alla mente le famose parole di Sant’Agostino:

“ Gesù, quando io mangio e bevo il pane e il vino materiali, cambio il pane e il vino nella mia carne e nel mio sangue. Quando, però, mangio e bevo la tua carne e il tuo sangue, non sono io che cambio Te in me, ma sei Tu che cambi me in Te”.

 Se diventiamo CRISTIANI E CRISTIANE APPASSIONATI DI GESU’ EUCARISTICO, riusciremo ad amarci gli uni gli altri come Gesù ci ha amato,

riusciremo a formare una famiglia di fratelli e di sorelle, affretteremo la realizzazione di questa profezia di Gesù: “ Padre, che siano una sola cosa come Io e Tu siamo una sola cosa. COSI’ IL MONDO CREDERA’ CHE TU MI HAI MANDATO “. SARA’ ANCHE LA FINE DELLA GUERRA E L’INIZIO DELLA PACE MONDIALE MESSIANICA: “ PACE IN TERRA AGLI UOMINI CHE DIO AMA”.

 

Sac. Salvatore Paparo

27 nov 2012

IL SIGNORE GESU’ R I S O R T O E’ IL RE DELL’UNIVERSO

XXXIV DOMENICA PER ANNUM
25 novembre 2012  Anno B
 
OMELIA

Con la festa di Gesù  R I S O R T O  RE DELL’UNIVERSO concludiamo l’anno liturgico 2012. Gesù è veramente Re, ma il suo Regno non è di questo mondo. I potenti di questo mondo spadroneggiano sui loro sudditi, li rendono loro schiavi, si arricchiscono sfruttandoli e rendendoli sempre più poveri. Ciò non avviene in Gesù, nostro Re: Gesù non spadroneggia su di noi, si fa nostro servo e ci benefica; da ricco che era si è fatto povero per arricchirci. Noi, discepoli di Gesù, dobbiamo imitare Gesù:  come Lui non dobbiamo spadroneggiare sugli  altri, ma farci loro servi e beneficarli, soprattutto se sono poveri, sofferenti ed emarginati.

Noi, uomini e donne del terzo millennio, abbiamo una grande missione da compiere: iniziare l’Età Aurea della Redenzione, collaborando CON GESU’      R I S O R T O  RE DELL’UNIVERSO, E CON MARIA SANTISSIMA REGINA DELLA PACE, PERCHE’ NEL MONDO FINALMENTE CESSI LA GUERRA E INCOMINCIAMO A GODERE LA PACE MONDIALE MESSIANICA.

A questo punto desidero leggervi quanto i Padri Conciliari del Concilio Ecumenico Vaticano II ci hanno tramandato nella Costituzione Pastorale  “GAUDIUM  ET SPES” sulla Chiesa nel mondo contemporaneo:

 COMPITO DEI CRISTIANI NELL’EDIFICAZIONE DELLA PACE:

“I cristiani cooperino volentieri e di tutto cuore all’edificazione dell’ordine internazionale nel rispetto delle leggittime libertà e in amichevole fraternità con tutti. Tanto più che la massima parte degli uomini soffre ancora di miseria così grande che Cristo stesso nelle persone dei poveri sembra reclamare quasi ad alta voce la carità dei suoi discepoli. Non si dia questo scandalo agli uomini: che, cioè, mentre alcune nazioni, popolate da una maggioranza di persone che si gloriano del nome di cristiani, godono di grande ricchezza di beni, altri per contro sono prive del necessario per vivere e sono afflitte dalla fame, dalle malattie e da ogni sorta di meserie. Infatti lo spirito di povertà e di carità è la  gloria  e la testimonianza della Chiesa di Cristo.

 Perciò si devono lodare e incoraggiare quei cristiani, specialmente i giovani, che spontaneamente si offrono ad aiutare gli altri uomini e le altre nazioni. Anzi è dovere di tutto il popolo di Dio, dietro la parola e l’esempio dei vescovi, di sollevare, per quanto sta in loro, le miserie di questi tempi secondo l’antica usanza della Chiesa, non solo con l’eccedenza, ma anche con gli stessi beni patrimoniali. Il modo di raccogliere e distribuire gli aiuti, pur senza essere rigido ed uniforme, avvenga tuttavia ordinatamente a livello diocesano, nazionale e mondiale e dovunque appaia opportuno, con l’opera congiunta dei cattolici o degli altri fratelli cristiani. Infatti, lo spirito di carità, non solo non si oppone all’esercizio provvidenziale e ordinato dell’azione caritativa,  che anzi lo esige. Perciò è necessario che coloro i quali intendono dedicarsi alle nazioni in via di sviluppo,  vengano anche debitamente formati in istituti specializzati,

La Chiesa deve essere assolutamente  presente nella stessa comunità dei popoli per alimentare e risvegliare la cooperazione tra gli uomini; e questo tanto attraverso le sue pubbliche istituzioni, quanto mediante la piena e sincera collaborazione di tutti i cristiani, animati dal solo desiderio del bene comune.

Questo scopo si raggiungerà in maniera più efficace, se i fedeli stessi, coscienti della responsabiltà umana e cristiana, si daranno da fare per risvegliare, già nell’ambito della loro vita, la volontà di collaborare prontamente con la comunità internazionale. Si abbia una cura particolare nel formare in questo i giovani, sia nell’educazione religiosa che in quella civile.

Infine, è augurabile che i cattolici, per compiere bene il loro dovere nella comunità internazionale, si studino di cooperare fattivamente ed efficacemente

sia con i fratelli separati, che pure fanno professione di carità evangelica, sia con tutti gli uomini che bramano la vera pace”.

 

Sac. Salvatore Paparo

24 nov 2012

CI SARA’ IL GIUDIZIO U N I V E R S A L E

XXXIII DOMENICA PER ANNUM   B

18 NOVEMBRE 2012

OMELIA

Ci avviciniamo alla fine dell’anno liturgico 2012, e la Chiesa ci invita a riflettere
sulle Ultime Realtà; ossia sulla morte, sul giudizio particolare e universale, sul paradiso e sull’inferno.

Noi oggi ci soffermiamo un pochino sul giudizio universale, servendoci della suggestiva descrizione fattaci da Gesù.

Alla fine dei tempi, tutti gi uomini e tutte le donne di tutti i tempi e di tutti i luoghi risorgeremo. Gesù siederà sul trono della sua gloria, circcondato dagli angeli, e dividerà i risorti in due schiere: metterà i giusti alla sua destra, e gli inqui alla sua sinistra. Dirà ai giusti:

“ Venite, benedetti del Padre mio, perché avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero senza casa e mi avete ospitato, ero nudo e mi avete vestito, ero nalato e siete venuti a curarmi, ero carcerato e siete venuti a vistarmi”. I giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto senza casa e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato e ti abbiamo curato, o carcerato e ti abbiamo visitato?” Gesù risponderà loro: “In verità, io vi dico: ogni volta che avete fatto questo al più piccolo dei miei fraetlli, l’avete fatto a me”. Poi Gesù dirà agli iniqui: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno preparato per il diavolo e i suoi angeli, perché avevo fame e non mi avete dato da mangiare, avevo sete e non mi avete dato da bere, ero senza casa e non mi avete ospitato, ero malato e non siete venuti a curarmi, ero in carcere e non siete venuti a visitarmi”. Gli inqui risponderanno a Gesù: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato, senza casa o nudo, malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Gesù risponderà loro: “In verità, io vi dico: ogni volta che non avete fatto questo al più piccolo dei miei fratelli, non l’avete fatto a me”.

E questi se ne andranno al supplizio eterno; i giusti, invece, alla vita eterna”.

Praticamente, Gesù, al giudizio universale ci porrà questa domanda: “Come vi siete comportati con le persone che soffrivano? Avete avuto compassione di esse e le avete soccorse? Se le avete soccorse, siete stati miei dscepoli anche se non eravate battezzati, e meritate la gioia eterna del mio Regno. Se, invece, non le avete soccorse, non siete stati miei discepoli, anche se eravate battezzati, e meritate il supplizio eterno”.

Da notare, infine, che non è sufficiente poter affermare sinceramente: “Io non faccio del male a nessuno”. Chi si limita a non fare del male agli altri, è inutile come inutile è una pianta che produce solo foglie. Noi siamo utili agli altri solo se imitiamo Gesù, solo se come Gesù facciamo del bene a tutti, ma specialmente

ai poveri, ai sofferenti, agli emarginati.

Da ciò l’importanza che spesso ci poniamo questa domanda:

“Ho fatto e sto facendo del bene agli altri?

  Per loro posso fare qualcosa di più? “.

    Sac. Salvatore Paparo

16 nov 2012

CONCILIO ECUMENICO VATICANO III

A quanti sono impegnati per la buona riuscita  DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO III, GIA’ AVVIATO DALLO SPIRITO SANTO PERCHE’ CESSI LA GUERRA E INIZI LA PACE MONDIALE MESSIANICA: “PACE IN TERRA AGLI UOMINI CHE DIO AMA”,


consiglio di visitare spesso:


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Che lo Spirito Santo ci renda tutti

docili alla sua voce interiore.

 

Con affetto fraterno

Sac. Salvatore Paparo

 

14 novembre 2012

12 nov 2012

QUINDICESIMA LETTERA

AL SIGNORE GESU’   R I S O R T O

UNICO SALVATORE DEL MONDO

Domenica 11 novembre 2012 festa di San Martino

Amatissimo mio Gesù,

sono trascorsi cinqunat’anni dall’inizio del Concilio Vaticano II. In questo periodo, GLI AMICI DEL CONCILIO, inutilmente contrastati dai nemici del Concilio, che sostituiscono LA TRADIZIONE DI DIO con le tradizioni degli uomini, faticosamente hanno fatto germogliare il seme della PRIMAVERA della Redenzione. Ormai siamo giunti ALL’ESTATE della Redenzione da TE COMPIUTA,  e l’umanità intera incomincerà  A GODERE I BENEFICI

EFFETTI DELLA TUA R I S U R R E Z I O N E: GODRA’ LA FINE DELLA GUERRA E L’INIZIO DELLA PACE MONDIALE MESSIANICA: “PACE IN TERRA AGLI UOMINI CHE DIO AMA”.  PRIMA, PERO’, E’ INDISPENSABILE CHE LA GERARCHIA CATTOLICA SI CONVERTA.

Mamma Maria Ausiliatrice che dal 24 giugno 1981 appari a Medjugorje per portare a compimento ciò che hai iniziato a Fatima, non tardare a porre fine ALLA GUERRA e a iniziare LA PACE MONDIALE MESSIANICA CHE GRADUALMENTE COSTRUERA’ “I CIELI NUOVI E LA TERRA NUOVA”.

Mio amatissimo SIGNORE GESU’  R I S O R T O,

sono il tuo piccolo Gesù

Sac. Salvatore Paparo


P.S. Invito i lettori di questa mia quindicesima lettera AL SIGNORE  G E S U’ R I S O R T O, di leggere o di rileggere anche LA MIA QUINDICESIMA

LETTERA A GESU’ UNICO SALVATORE DEL MONDO, scritta il 21 dicembre, quarta domenica d’AVVENTO 2008.

31 ott 2012

QUATTORDICESIMA LETTERA

AL SIGNORE GESU’   R I S O R T O

UNICO SALVATORE DEL MONDO

Giovedi 1 novembre 2012

Festa di Tutti i Santi

Amatissimo mio Gesù,

sento profondamente che lo Spirito Santo sta agendo in modo sapiente e

irresistibile perché il Concilio Ecumenico Vaticano III, da Lui già avviato,

proceda e non venga ostacolato dagli integristi tradizionalisti e progressisti.

E’ un momento storico e solenne che non dobbiamo tradire: il Papa Benedetto XVI indica ufficialmente il Concilio Ecumenico Vaticano III e poi abbia la forza
di dimettersi lasciando al suo successore la celebrazione del nuovo e improcrastinabile Concilio: l’umanità intera di buona volontà, redenta da Te e guidata dallo Spirito Santo, deve parteciparvi attivamente perché tutti ci convertiamo all’amore e realizziamo l’Unica tua Chiesa che vivrà e godrà l’Età Aurea della Redenzione, fondata sulla santità della famiglia, creata ad immagine e somiglianza della Famiglia Trinitaria di Dio Padre, di Dio figlio, di Dio Spirito Santo; redenta da Te, Unico Salvatore del mondo, o Gesù.

La Mamma Maria Santissima che dal 24 giugno 1981 appare a Medjugorje con la promessa di portare a compimento ciò che ha iniziato a Fatima, CIOE’ LA FINE DELLA GUERRA E LA PACE MONDIALE MESSIANICA, AFFRETTI L’AVVENTO DI QUESTO ATTESISSIMO MOMENTO:

“VENITE, VEDETE LE OPERE DEL SIGNORE, EGLI HA FATTO COSE TREMENDE SULLA TERRA. FARA’ CESSARE LE GUERRE SINO AI CONFINI DELLA TERRA, ROMPERA’ GLI ARCHI E PEZZERA’ LE LANCE, BRUCERA’ NEL FUOCO GLI SCUDI” ( Salmo 46 ).

“PACE IN TERRA AGLI UOMINI CHE DIO AMA” ( Lc. 2,14 ).

Il tuo piccolo Gesù

Sac. Salvatore Paparo

27 ott 2012

TREDICECESIMA LETTERA

AL SIGNORE GESU’   R I S O R T O

UNICO SALVATORE DEL MONDO

Amatissimo mio Gesù,

oggi domenica 28 ottobre 2012, CINQUANTAQUATTRESIMO ANNIVERSARIO DELL’ELEZIONE A PAPA DI GIOVANNI XXIII,

a Roma si conclude il Sinodo dei Vescovi sulla “Nuova Evangelizzazione”,

e Tu mi sospingi a convalidare la validità degli ultimi miei quattro scritti

pubblicati nel blog dell’Opera Cenacolo Familiare:
 
1.     Fratello Papa Benedetto XVI, la Chiesa Africana invoca IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO III.

2.     Preti Sposati.

3.     Il matrimonio è indissolubile.

4.     Luce interiore. CINTANO 5 NOVEMBRE 2009: è l’anno più difficile della mia vita, dal quale, però, mi ha liberato MARIA SANTISSIMA, LA MAMMA AUSILIATRICE, ASSUNTA IN CIELO.


      Il tuo piccolo Gesù

      Salvatore Paparo

22 ott 2012

FRATELLO PAPA BENEDETTO XVI,

LA CHIESA AFRICANA INVOCA IL CONCILIO

ECUMENICO VATICANO III


Lo fa tramite un articolo scritto dall’Africano AGBONKHIANMEGHE

OROBATOR, pubblicato dalla RIVISTA “ CONCILIUM “ nell’ultimo numero

3/2012, intitolato: “ A CINQUANT’ANNI DAGLI INIZI DEL VATICANO II

(1962-2012). Glielo trascrivo:


  RETROSPETTIVE SUL FUTURO

    Impulsi di trasformazione del Vaticano II

    per il cattolicesimo in Africa

Un resoconto di quanto è successo al concilio Vaticano II riporta alla memoria il termine AGGIORNAMENTO come espressione caratterizzante

“per descrivere quello che il concilio stava facendo”. Rare sono le lingue africane che traducono AGGIORNAMENTO o ne rendono il vario significato nel loro vocabolario. Questa osservazione convalida il parere che il Vaticano II ha scavalcato l’Africa. A giudicare dall’esiguo numero di vescovi indigeni, “la presenza dell’Africa al  Vaticano II è stata marginale e per procura”; così

“l’Africa ha avuto poco effetto sul Vaticano II in sè”. Comprensibilmente, rispetto all’ottimismo  avutosi in Occidente, i cristiani in Africa “non avvertirono la stessa affinità con il concilio”. Paradossalmente, però, gli anni successivi sono stati testimoni di una crescita fenomenale del cattolicesimo africano secondo modalità che “sono diventate possibili solo per i mutamenti iniziati dal concilio”. Il Vaticano II ha generato impulsi  di grande rilievo non per l’aggiornamento o il rinnovamento – dato che la chiesa in Africa era ancora “una comunità neonata che cercava di trovare il suo posto in un continemte in rapida evoluzione” - , ma per la crescita del cattolicesimo in Africa.


                          I/   CONTESTO STORICO

Al momento della storica convocazione del Vaticano II da parte di Giovanni XXIII, l’Africa era trasportata in un vortice di turbolenza storica, rivoluzione politica e trasformazione religiosa. Tre eventi illustrano l’impeto di questo mulinello. In primo luogo, in reazione al colonialismo oppressivo europeo che “si era spartito ampie fette di Africa” al servizio degli interessi economici e politici occidentali, l’Africa sta esperimentando un’effervescenza di nazionalismo e di emancipazione politica. Non diversamente dalle chiese africane, nuove nazioni stavano emergendo dalle brace morenti del colonialismo. In secondo luogo, allo stesso modo, la teologia africana stava tracciando e definendo i contorni della propria identità, anche se di un ordine diverso, nel contesto delle culture e delle religioni indigene. In terzo luogo, direttamente correlato al secondo fattore, le chiese in Africa stavano interrogando i loro “progenitori” in vista di acquisire autonomia, individualità e fiducia in se stesse. Questi eventi storici definiscono il contesto in cui si collocano gli impulsi generati dal Vaticano II per la missione e la natura della chiesa in Africa, la crescita del cattolicesimo africano, lo sviluppo della teologia africana e l’inculturazione del cattolicesimo in Africa.

 

                            II/   ECCLESIOLOGIA, TEOLOGIA, INCULTURAZIONE E

                                   CATTOLICESIMO IN AFRICA A PARTIRE DAL

                                   VATICANO II

 

Laurenti Magesa ha osservato che “forse la conseguenza più importante del Vaticano II per il cattlicesimo africano è stata la convocazione nel 1994 dell’assemblea speciale del sinodo dei vescovi per l’Africa, o sinodo africano, quasi tre decenni dopo la chiusura del concilio”. Poco meno di cinquant’anni dopo, un secondo sinodo africano avrebbe avuto luogo a Roma. Un tale  combinarsi di assemblee sinodali conferma la maturazione e la fiducia in se stesso acquisite del cattolicesimo africano. E’ caratteristico vedere questo sviluppo rappresentato da dati demografici e statistici che indicano una crescita esponenziale del cattolicesimo africano da poco più del 9% della popolazione nel 1910, fino al 63% nel 2010. La vitalità del cattolicesimo in Africa a partire dal Vaticano II è quantificabile non solo dal punto di vista numerico, ma molto di più nei termini della sua posizione di controparte critica nella Terza chiesa e di principale attore nella formazione della cristianità del futuro. Le questione che il cattolicesimo africano pone sul tavolo sollecitano le categorie tradizionali e aprono nuove direzioni dell’AGGIORNAMENTO del Vaticano II.

Dopo il Vaticano II la chiesa in Africa ha scoperto il suo ruolo pubblico, la sua vocazione e missione nel campo socio-economico e politico. Questa consapevolezza si mostra nei risultati del secondo sinodo africano (2009), che ha identificato la chiesa in Africa come agente di riconciliazione, giustizia e pace. Un processo simile si è verificato nell’autocomprensione teologica della chiesa. Il primo sinodo africano contestualizzò l’ecclesiologia conciliare del “popolo di Dio” in termini di “famiglia di Dio”, intesa come il nuovo modo di essere chiesa in Africa. Va detto che “per la chiesa africana l’idea di “popolo di Dio” non fu realmente nuova. Le persone non avevano mai conosciuto altro nella loro esperienza”. Piuttosto, uno degli impulsi del Vaticano II rimasto inadempiuto è la possibilità per la chiesa africana di perdere la propria dipendenza dalla chiesa occidentale per quel che riguarda il sostentamento materiale e finaziario. La mancanza di progressi compiuti in questi settori indica che “la chiesa cattolica in Africa è chiaramente sotto amminisrazione coloniale”.

La teologia africana è emersa in circostanze difficili. Il dibattito in merito al principio, alla necessità e alla validità di “una teologia di tinta africana (une theologie de couleur africaine) “ è antecedente al concilio, ma i decreti del Vaticano II stessi, aperti all’esterno, naturalmente diedero un nuovo impulso a questo movimento… “. Alla vigilia del concilio, i teologi eurocentrici negarono che la teologia africana fosse una branca legittima del sapere teologico. Le cose sarebbe cambiate quando, in primo luogo, sulla scia “AD GENTES”, Paolo VI lanciò alla chiesa africana un appello, un sonoro invito. “POTETE E DOVETE AVERE UN CRISTIANESIMO AFRICANO”, e, in secondo luogo,, Giovanni Paolo II ha usato pubblicamente l’espressione “teologia africana” il9 aprile1985.

L’emergere e lo sviluppo della teologia africana è avvenuto nel contesto della religione africana. Anche se il Vaticano II non la cita per nome, in virtù della dichiarazione sulle relazioni della chiesa con le religioni non cristiane, NOSTRA AETATE, il concilio “aprì uno spiraglio alla possibilità di considerare la religione africana come interlocutrice”. Ciò implicava il riconoscimento di tradizioni religiose africane come contesto valido per l’attività salvifica del Cristo risorto e come terreno fertile per l’impianto della chiesa di Cristo (NA 2s;

AG 6; LG 16). In questo senso “l’apertura del Vaticano II e la tolleranza verso diverse culture e religioni può essere il suo contributo più importante alla chiesa in Africa”.

Alla luce di quanto detto, l’inculturazione rappresenta uno degli IMPUT del Vaticano II per la crescita del cattolicesimo e lo sviluppo della teologia in Africa.

Sebbene SACROSANCTUM CONCILUM inizialmente sia stata interpretata e confinata all’adeguamento dei simboli e delle pratiche liturgiche, con il tempo ha finito per essere intesa come una trasformazione radicale dell’intera vita della chiesa alla luce del vangelo. Il concilio ha sollecitato la creatività e le sperimentazioni liturgiche vicino “alle qualità e alle doti d’animo” delle culture africane (SC 37). Abbondiamo di riti liturgici che impiegano ricchi simbolismi delle culture e delle tradizioni religiose africane. Nondimeno, ci sono tentativi di imporre dei limiti alla portata dell’idea di Paolo VI di un cristianesimo africano e, quindi, di invertire il movimento della creatività liturgica e del rinnovamento stimolato dal Vaticano II. Il controllo ecclesiastico e burocratico significa che, nel tabellone segnapunti, il punteggio dell’inculturazione liturgica “rimane insignificante”. Secondo Magesa, “oggi, a causa della sistematica centralizzazione romana dopo il fenomeno centrifugo guidato dal Vaticano II, anche solo il presentare a Roma una iniziativa di questo tipo sta diventando sempre più difficile: molti vescovi hanno paura o vergogna di farlo”.  

 

              III/  VATICANO  III :”GUARDARE INTREPIDAMENTE

                                                       AL FUTURO”

 

Sul Vaticano II la memoria teologica d’Africa è scarsa, concisa e priva di avvenimenti importanti. Nonostante il giudizio appassionato di Rhaner, che ha definito il concilio Vaticano II come “primo raduno dell’episcopato mondiale”, la storia mostra che in questo “concilio della chiesa mondiale”, “solo sporadiche voci si sono fatte sentire dall’Africa”. In gran parte espatriato, l’episcopato africano ha trattato “solo questioni interne alle proprie chiese, liturgiche e soprattutto canonico-disciplinari”. Negli anni successivi, quando la fusione fino ad allora indiscussa fra cristianesimo e occidente è collassata, nuove voci vibranti e dinamiche sono emerse al di fuori delle ENCLAVE storiche tradizionali del cristianesimo.

Lo spostarsi a sud del cattolicesimo mondiale significa che “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce”(GS 1) del cattolicesimo africano non sono più periferiche rispetto al cattolicesimo mondiale. Il primo delinea un nuovo contesto ecclesiale che genera una coscienza acuta di nuove preoccupazioni e sfide, come per esempio la partecipazione delle donne al ministero e alla guida ecclesiale; il luogo delle “gioie e delle speranze… dei poveri e di tutti coloro che soffrono” nell’ambito missiologico della chiesa globale; la crescente minaccia dell’islam militante; la globalizzazione e le conseguenze che ne derivano di natura culturale, economica e politica; la ricerca di autonomia ecclesiale; le rivalità etniche, la corruzione sistemica e i flussi multidirezionali dei migranti e dei rifugiati. Per rispondere a tali sfide e offrire delle risposte credibili a queste domande, la chiesa africana non ha solo bisogno di “volgersi al comcilio per cercare una guida” ma - cosa più importante – guarda a un terzo concilio Vaticano futuro, guidato dalla terza Chiesa, per generare “una nuova Pentecoste” di rinnovamento e di aggiornamento della chiesa mondiale”

 
NEL SIGNORE GESU’   R I S O R T O,

UNICO SALVATORE DEL MONDO.

 

Sac. Salvatore Paparo

 

 

19 ott 2012

DODICESIMA LETTERA

AL SIGNORE GESU’   R I SO R T O

UNICO SALVATORE DEL MONDO

Amatissimo mio Gesù,
l’anno della Fede avrà un suo valore solo se partorirà seguaci del Concilio
Vaticano III , già iniziato dallo Spirito Santo con il Papa Carlo Maria Martini.

ESSO E’ UN CONCILIO DEL TUTTO SINGOLARE. Non è solo dei Cristiani, ma di tutti gli Uomini e di tutte le Donne di buona volontà perché Tu, Signore Gesù  R I S O R T O,  hai redento tutti e tutti, in un tempo relativamente breve, formeranno UN SOLO GREGGE CON TE UNICO PASTORE.

Il Concilio Vaticano III sarà il Concilio del DIALOGO, IL CONCILIO CHE SI CONCLUDERA’ CON L’UNITA’ DELLA TUA UNICA CHIESA, NEL RISPETTO DELLA MOLTEPLICITA’.

Il Papa attuale ha un solo dovere: riconoscere ufficialmente il CONCILIO VATICANO III, già avviato dallo Spirito Santo, e poi dimettersi per lasciare al successore LA SUA CELEBRAZIONE.

Il tuo piccolo Gesù

Sac. Salvatore Paparo

 

Cintano 15 ottobre

Festa di Santa Teresa d’Avila

18 ott 2012

PRETI SPOSATI

Senza dubbio uno dei principali segni dei nostri tempi è l’impetuosa ed inarrestabile spinta dello Spirito Santo a che la Chiesa Cattolica riesca a superare l’istintivo sospetto sul sesso, retaggio di una cultura non biblica e non evangelica, ed abolisca la legge canonica che impone ai Preti di Rito Latino l’obbligo del celibato.

L’abolizione del celibato obbligatorio, favorirà l’avvento di una schiera di preti Sposati che con le loro spose e i loro figli saranno modello familiare e stimoleranno efficacemente le famiglie cristiane a comportarsi in modo da essere affascinante immagine della Famiglia Trinitaria di Dio Padre, di Dio Figlio, di Dio Spirito Santo, come pure dell’amore che unisce gli Sposi per eccellenza, Gesù e la Chiesa.

LA CHIESA E’ NATA COME CHIESA DOMESTICA

San Paolo nella prima lettera ai Corinzi ci notifica che tutti gli Apostoli, o quasi, erano sposati e che le loro mogli li accompagnavano nei viaggi apostolici: "Non abbiamo anche noi il diritto di portare con noi una moglie credente come l’hanno gli altri Apostoli e i fratelli del Signore e Pietro?" (1 Cor 9,5). Le Lettere Pastorali, come condizione indispensabile all’Ordinazione di un Vescovo-Presbitero, esigevano che il candidato si fosse sposato una volta sola e avesse dimostrato di essere un prudente e buon padre di famiglia: "Chi, infatti, non sa governare la sua casa, come potrà avere cura della Chiesa di Dio?" (1 Tm 3,1-5).

Prima del quarto secolo, non esiste nessuna legge canonica che vieta agli sposati di ricevere il Sacramento del Sacerdozio o che proibisce il matrimonio ai sacerdoti celibi al momento dell’Ordinazione. In via ordinaria Sacerdoti e Vescovi erano sposati; solo qualcuno sceglieva il celibato. I documenti dell’epoca parlano con naturalezza e semplicità delle spose dei vescovi, dei Sacerdoti e dei loro figli. Così, ad esempio, veniamo a sapere che S. Gregorio di Nazianzo, nato nel 319, era figlio di un Vescovo, divenne lui stesso Vescovo ed ereditò da suo padre la Diocesi di Nazianzo.

Storicamente ci risulta che la prima legge ecclesiastica non riguarda il celibato in se stesso ma l’esercizio del sesso da parte dei Vescovi, dei Sacerdoti e dei Diaconi sposati. Essa fu emanata per il clero spagnolo dal Sinodo di Elvira circa l’anno 300-306: "Vescovi, Preti, Diaconi e tutti i Chierici posti al servizio dell’altare, devono astenersi da rapporti con le loro mogli e non è loro lecito mettere al mondo figlioli. Chi si oppone perde la carica" (Can. 33).

Come appare dal testo, il Sinodo proibì al clero sposato di avere rapporti intimi con le proprie mogli perché attribuiva a detti atti una qual certa dose di impurità che rendeva il clero indegno della Celebrazione Eucaristica.

Al di là di ogni altra considerazione, non possiamo esimerci dal rilevare che il Sinodo non poteva emanare la succitata norma perché nessuna legge umana può dichiarare impuro un atto naturale né proibire a dei coniugi legittimamente sposati gli atti intimi che sono propri del matrimonio da Dio istituito. Il Concilio Ecumenico Vaticano II parla degli atti intimi degli sposi in ben altra maniera: "L’amore dei coniugi è espresso e sviluppato in maniera tutta particolare dall’esercizio degli atti che sono propri del matrimonio; ne consegue che gli atti con i quali i coniugi si uniscono in casta intimità sono onorabili e degni e, compiuti in modo veramente umano favoriscono la mutua donazione che essi significano, ed arricchiscono vicendevolmente in gioiosa gratitudine gli sposi stessi" (Gaudium et Spes n. 49).

Al Concilio Ecumenico di Nicea (anno 325) gli Spagnoli volevano imporre la legge di Elvira a tutta la Chiesa. Il Vescovo Panuzio, però, riuscì a convincere i Padri Conciliari a non seguire l’esempio spagnolo appoggiandosi principalmente su tre argomenti:

A. 1.Non è giusto imporre agli ecclesiastici il giogo del celibato.

B. 2.Il matrimonio è santo e puro.

C. 3.L’eventuale istituzione della legge del celibato è un rischio per la virtù delle mogli abbandonate.

Purtroppo in seguito la Chiesa Latina ripudiò lo spirito del Concilio di Nicea sicché Papa Gregorio VII, nel secolo XI, impose ai vescovi e Sacerdoti sposati di astenersi dagli atti coniugali e di rimandare la propria moglie. A partire del Primo Concilio del Laterano (anno 1129) non furono più ordinati uomini sposati: l’ordinazione fu riservata agli uomini liberi da ogni legame con una donna cioè ai vedovi e ai celibi.

La storia del celibato ecclesiastico pone in risalto molte pecche umane in contraddizione con la legge naturale ed evangelica. Pur lasciando doverosamente ogni giudizio delle persone a Dio, l’unico che scruta i cuori, la Chiesa contemporanea è chiamata a riconoscere con umiltà tali ombre e a riparare il passato assecondando docilmente la voce dello Spirito che le chiede di abolire l’obbligatorietà del celibato del clero: il tempo e il modo per giungere a tale meta improcrastinabile si potrebbe lasciare alla prudenza delle singole Chiese Diocesane: forse è bene che si proceda per legge locale e non per leggi universali, per rispettare i diversi gradi di sensibilità e di maturità.

Se l’impegno per il Regno di Dio esige ancora che parte del clero sia celibe, lo Spirito Santo non farà mancare alla Chiesa i preti celibi: lasciamo a Lui la piena libertà di scelta e a noi l’illimitata fiduciosa sottomissione alle sue scelte; sottomettiamoci con gioia allo Spirito che vuole una moltitudine di preti sposati per la prossima Era di amore e di pace basata sulla santità della famiglia.

Nel passato si è insistito e lavorato per avere un clero celibe per il Regno di Dio. Nel futuro si dovrà insistere e lavorare anche per un clero sposato per il Regno di Dio; la sposa che condivide l’impegno pastorale con lo sposo sacerdote non è un ostacolo ma un aiuto, un complemento. Ci sarà un ministero di coppia con efficacia di incalcolabile portata.

 
Sac. Salvatore Paparo