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25 set 2010

XXV DOMENICA per annum C

Cintano 19 settembre 2010

OMELIA

Sia il profeta Amos sia Gesù oggi ci parlano dei pericoli della ricchezza.
Nell'ottavo secolo Avanti Cristo, la Palestina viveva una vita agricola ed era travagliata da una grave disuguaglianza sociale ed economica: da una parte c'erano i ricchi che diventavano sempre più ricchi sfruttando i poveri, e dall'altra parte c'erano i poveri che diventavano sempre più poveri perchè sfruttati dai ricchi. Il profeta Amos, in nome di Dio, rimproverò severamente i ricchi, e in modo particolare i commercianti disonesti. Disse loro: "E' vero, in giorno di festa non aprite il negozio per osservare il riposo sabatico prescritto dalla Legge di Mosè; è vero, voi la festa andate a pregare nella sinagoga; ma Dio non può gradire questa vostra religiosità perchè, trascorsa la festa, non vi fate scrupolo di vendere grano scadente, di aumentare i prezzi ingiustamente, di falsificare le bilance. Non solo, ma la vostra ingordigia arriva al punto di prendere in pegno i poveri che non possono pagare quanto hanno acquistato e poi non vi vergognate di venderli come schiavi".
Una storiella pone bene in rilievo il fatto che tante persone voglono, stranamente, far convivere nella loro vita una qual certa religiosità e lo sfruttamento materiale del prossimo. La storiella dice che la sera tra marito e moglie droghieri avviene il seguente dialogo:
" Hai messo l'acqua nel rhum". "Sì".
" Hai messo la polvere di marmo nello zucchero?". "Sì".
" Hai messo la terra nel pepe?". "Sì".
"Bene, conclude il marito, adesso diciamo le preghiere".
La contraddizione è evidente: dopo aver preparato l'inganno nel commercio, i due sposi della storiella si mettono tranquillamente a pregare.
Gesù evidentemente condanna i due sposi e coloro che li imitano: "Non potete servire due padroni; non potete servire il vero Dio e l'idolo denaro; dovete scegliere o il vero Dio o l'idolo denaro"

La parabola di Gesù che San Luca ci ha raccontato nel brano evangelico, abitualmente è denominata "La parabola dell'amministratore disonesto". Ma più giustamente dovrebbe essere chiamata: "La parabola dell'amministratore astuto". Infatti, Gesù pone in rilievo l'abilità con cui l'amministratore ha saputo liberarsi dai suoi guai, e il padrone lodò l'amministratore perchè aveva agito con scaltrezza. In verità, l'operato dell'amministratore fu molto scaltro: diminuendo i debiti del grano e dell'olio, si fece degli amici tra i debitori del suo padrone, i quali una volta licenziato, lo accolsero nella loro casa, e così si salvò dalla miseria.
La parabola sulla quale stiamo riflettendo ci impartisce una grande lezione: noi, di quanto possediamo non siamo i padroni, ma solo degli amministratori. Il padrone è solo Dio, perchè tutto ciò che abbiamo è suo dono. A Lui un giorno dovremo rendere conto della nostra amministrazione. Per quanto riguarda l'amministrazione del denaro, la volontà di Dio è questa: dobbiamo trattenere per noi solo la quantità di denaro che ci è necessaria per vivere una vita dignitosa: tutto il resto, non ci appartiene, appartiene ai poveri. Dobbiamo distribuirlo ad essi perchè siano meno pobveri e possibilmente vincano la loro povertà.

Sac. Salvatore Paparo

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