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17 ott 2011

PRIMATO DELLA COSCIENZA INDIVIDUALE

Domenica XXIX  durante l’anno   A

OMELIA

I Farisei, nemici dichiarati di Gesù, volevano ad ogni costo la sua morte. Non potendolo, però, accusare di peccato, cercavano tutti  i modi per coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Il fatto che ci racconta il brano evangelico di oggi era stato preceduto da altri fatti simili.  Ricordiamone uno che tutti quanti conosciamo molto bene: un giorno i farisei colsero in flagrante adulterio una donna, la trascinarono dinanzi al tribunale di Gesù e gli dissero: “Questa donna, secondo la legge di Mosè, deve morire. Che te ne pare?”. Il tranello era evidente: se Gesù non avesse condannato la donna, avrebbe violato la legge di Mosè; se, invece, Gesù avesse condannato la donna, la sua predicazione sulla misericordia di Dio che perdona i peccatori, sarebbe stata messa sotto accusa. Ma Gesù, con la sua sapienza, seppe confondere i suoi nemici. A quegli uomini pronti a divenire assassini, rivolse la famosa frase: “Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra”. Nessuno scagliò la prima pietra perché tutti erano peccatori, e svergognati da Gesù, si allontanarono frettolosamente dal luogo. Allora Gesù disse all’adultera: “Donna, nessuno ti ha condannato? “. “Nessuno, Signore”. “Neanch’io ti condanno.Va’ in pace e non peccare più”. Gesù aveva vinto la sua battaglia.
Ma i farisei non si diedero per vinti. Il vangelo odierno ci dice che essi andarono all’assalto di Gesù con ipocrisia. E’ ipocrita chi vuole apparire buono ed invece è cattivo. I farisei incominciano il loro discorso lodando Gesù,ed in ciò dicono la verità: “Maestro, sappiamo che sei veritiero ed insegni la via di Dio con verità.
Tu non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno”.
Ma dietro la lode verace, si nascondeva la domanda tranello: “Dicci, dunque, il tuo parere: è lecito o no pagare il tributo a Cesare?” Il tranello consisteva in ciò: se Gesù avesse risposto: “E’ lecito pagare il tributo a Cesare”, si sarebbe alienato il favore del popolo che mal sopportava la dominazione romana ed attendeva il Messia liberatore; se, invece, avesse risposto: “E’ lecito pagare il tributo a Cesare”, sarebbe andato contro la legge romana, e i farisei l’avrebbero accusato come sobillatore del popolo presso l’autorità romana perché fosse condannato a morte. Ma Gesù, anche questa volta vinse i suoi nemici con la sua sapienza: “Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo”. Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: “Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?”. Gli risposero: “Di Cesare”. Allora disse loro: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.
Gesù ci insegna chiaramente che esistono due autorità: quella civile e quella religiosa, San Paolo, a sua volta, precisa che ogni autorità viene da Dio. In conseguenza dobbiamo ubbidire alle due autorità, eccetto nei casi in cui la nostra coscienza ci convince che una loro determinata legge o disposizione, è ingiusta. In questo caso gli Apostoli ci sono di modello: le autorità civili e
religiose di Gerusalemme imposero agli Apostoli di non parlare nel nome di Gesù. Gli Apostoli, invece, continuarono ad annunziare Gesù e il suo messaggio di salvezza. I capi di Gerusalemme, sdegnati, li arrestarono e li rimproverarono così. “Noi vi avevamo proibito severamente di non parlare nel nome di quell’uomo, e voi, invece, avete diffuso i vostri insegnamenti per tutta Gerusalemme”. Gli Apostoli risposero con prontezza e senza paura: “DOBBIAMO UBBIDIRE A DIO E NON AGLI UOMINI”. Gli uomini volevano cancellare per sempre il nome di Gesù; Dio, invece, VUOLE CHE GESU’ SIA RICONOSCIUTO DA TUTTI COME L’UNICO SALVATORE DEL MONDO. Perciò gli Apostoli disubbidirono agli uomini e ubbidirono a Dio.
Pertanto il nostro impegno deve essere questo: compiere sempre la volontà di Dio anche quando è necessario disubbidire agli uomini, comprese le autorità civili e religiose. Per non sbagliare dobbiamo seguire la voce della nostra coscienza perché se siamo persone rette, la voce della nostra coscienza è anche la voce di Dio.

Sac. Salvatore Paparo
Cintano 16 ottobre 2011

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