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5 mag 2014

ANCORA SUL MISTERO PASQUALE


ANNO A TERZA DOMENICA DI PASQUA

OMELIA

Siamo alla terza domenica di Pasqua e la Liturgia della Parola insiste ancora sul Mistero Pasquale ossia sulla Passione, Morte e Risurrezione di Gesù. Nella prima lettura San Pietro dice ai Giudei: “ GESU’ FU CONSEGNATO A VOI; VOI L’AVETE INCHIODATO SULLA CROCE PER MANO DI EMPI E L’AVETE UCCISO; MA DIO LO HA RISUSCITATO “. Nella seconda lettura è ancora san Pietro che parla: “ VOI FOSTE LIBERATI DALLA VOSTRA VUOTA CONDOTTA… CON IL SANGUE PREZIOSO DI CRISTO… DIO LO HA RISUSCITATO DAI MORTI E GLI HA DATO GLORIA “.
Ma è soprattutto la pagina evangelica, con il mirabile episodio dei due discepoli di Emmaus, che oggi evidenzia il Mistero Pasquale. I due discepoli di Emmaus sono dei delusi, immersi in una tristezza angosciosa: essi avevano tanto sperato in Gesù, ma si erano cullati in un falso messianismo: dal Messia si attendevano solo benefici materiali, liberazione dal dominio romano, conquista del mondo intero, per cui fu immensa la loro delusione quando videro Gesù sconfitto dai suoi nemici e umiliato con la morte in croce. Persa la fiducia in Gesù, i due discepoli di Emmaus abbandonarono la città di Gerusalemme per ritornare al loro villaggio di origine e ai loro affari quotidiani. NON CREDEVANO CHE GESU’ SAREBBE RISORTO e per questa loro incredulità il loro sguardo interiore era offuscato per cui nel pellegrino non riconobbero GESU RISORTO. Però si dimostrarono umili accettando il duro e meritato rimprovero di Gesù: “VOI SIETE CORTI DI INTELLIGENZA E TARDI DI CUORE “. Essi accettarono anche di farsi istruire da Gesù sul contenuto della Sacra Scrittura che aveva predetto fin nei minimi particolari che il Messia doveva soffrire molto, essere ucciso in croce e risorgere il terzo giorno. Per questa disponibilità interiore, il loro cuore ardeva di gioia mentre il pellegrino spiegava loro la Sacra Scrittura lungo la strada che da Gerusalemme porta ad Emmaus; e quando al villaggio Gesù spezzò il pane facendo l’Eucarestia, finalmente i loro occhi si aprirono e lo riconobbero: si convinsero che Gesù era veramente risorto e lieti, benchè notte, ritornarono a Gerusalemme per riferire agli Apostoli il grande evento.

Questo episodio gli Apostoli e le Prime Comunità Cristiane lo raccontavano spesso perché esso contiene un importante messaggio: la nostra fede, in alcune scabrose situazioni della nostra vita, può anche vacillare, possiamo essere tentati di voltare le spalle a Gesù, e ciò perché da Lui ci attendiamo solo benessere materiale, così come i due discepoli di Emmaus avevano sperato in un Gesù Messia condottiero e dominatore del mondo. Se vogliamo superare felicemente la nostra crisi di fede dobbiamo, come i due discepoli di Emmaus, lasciarci istruire dalla Parola di Dio e partecipare alla Mensa Eucaristica. Tutto ciò avviene in modo particolare nella Santa Messa. E’ nella Santa Messa, infatti, che il sacerdote, agendo nella persona di Gesù, legge e spiega la Parola di Dio; è nella Santa Messa che il sacerdote rende presente Gesù Risorto sotto le specie del pane e del vino; è, infine, nella Santa Messa che il sacerdote dona Gesù Eucaristico ai fedeli presenti. Notiamo, però, che non basta partecipare alla Santa Messa. E’ anche necessario ascoltare la Parola di Dio con il vivo desiderio di comprenderla e di praticarla; è necessario ricevere Gesù Eucaristico con le dovute disposizioni. Nella Comunione Gesù viene a contatto fisico con noi per trasformarci in Sé come il fuoco trtasforma in fuoco il ferro con il quale viene a contatto. Ma questa trasformazione Gesù la può compiere solo se trova in noi un cuore pieno di fede, così come lo trovò in quella donna che perdeva sangue da dodici anni, e che aveva speso tutti i suoi soldi girando da un medico all’altro, senza ricavarne alcun giovamento. Essa trovò un’unica via d’uscita: “ BASTA CHE IO TOCCHI ANCHE IL LEMBO DEL MANTELLO DI GESU’, E GUARIRO’ “
La sua fede l’ha salvata: toccò il lembo del mantello di Gesù e guarì.

Se noi riceviamo Gesù Eucaristico con la stessa fede di questa donna, Gesù ci trasformerà veramente in Sé; ci renderà cioè sempre più simili alla sua vita di amore per cui beneficò tutti. Trasformati in Gesù, come Gesù ameremo i nostri fratelli, come Gesù faremo loro tutto il bene che è nelle nostre possibiltà.

Sac. Salvatore Paparo

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