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28 gen 2010

LA SHOAH IL GIORNO DELLA MEMORIA

DOMANDE E RISPOSTE
a cura    di Elena Loewenthal

Dal quotidiano "LA STAMPA" di Torino
mercoledi 27 gennaio 2010

Perchè oggi si celebra il Giorno della Memoria?
Istituito dieci anni fa, il Giorno della Memoria si celebra il 27 gennaio perchè in questa data le forze Alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi. Al di là di quel cancello, oltre la scritta "Arbeit macht frei" (Il lavoro rende liberi), apparve l'inferno. E il mondo vide allora per la prima volta da vicino quel che era successo, conobbe lo stermino in tutta la sua realtà. Il Giorno della Memoria non è una mobilitazione collettiva per una solidarietà ormai inutile. E' piuttosto, un atto di riconoscimento di questa storia: come se tutti, quest'oggi ci affacciassimo dai cancelli di Auschwitz, a riconoscervi il male che è stato.

Che cosa è, che cosa rappresenta Auschwitz?
Auschwitz è il nome tedesco di Oswiecin, una cittadina situata nel sud della Polonia. Qui, a partire dalla metà del 1940 funzionò ill più grande campo di sterminio di quella sosfisticata "macchina" tedesca denominata "soluzione finale del problema ebraico". Auschwitz era una vera e propria metropoli della morte, composta da diversi campi - come Birkenau e Monowitz - ed estesa per chilometri. C'erano camere a gas e forni crematori, ma anche baracche dove i prigionieri lavoravano e soffrivano prima di venire avviati alla morte. Gli ebrei arrivavano in treni merci e, fatti scendere sulla cosiddetta "Jundenrampe" ( la rampa dei giudei) subivano una immediata selezione, che li portava quasi tutti direttamente alle "docce" (così i nazisti chiamavano le camere a gas). Solo a Auschwitz sono stati uccisi quasi un milione e mezzo di ebrei.

Con il termine Shoah che cosa si definisce?
Shoah è una parola ebraica che significa "catastrofe", e ha sostituito il termine "olocausto" usato in precedenza per definire lo stermino nazista, perchè con il suo richiamo al sacrificio biblico, esso dava implicitamente un senso a questo evento e alla morte, invece insensata  e incomprensibile, di sei milioni di persone. La Shoah è il frutto di un progetto di eliminazione di massa che non ha precedenti, nè paralleli: nel gennaio del 1942 la conferenza di Wansee approva il piano di "soluzione finale" del cosiddetto problema ebraico, che prevede l'estinzione di questo popolo dalla faccia della terra. Lo sterminio  degli ebrei non ha una motivazione territoriale, non è determinato da ragioni espansionistiche o da una per quanto deviata strategia politica. E' deciso sul fatto che il popolo ebraico  non merita di vivere. E' una forma di razzismo radicale che vuole rendere il mondo "Juderfrei" (ripulito dagli ebrei).

Quali sono gli antecedenti?
L'odio antisemita  è un motivo conduttore del nazismo. La Germania vara nel 1935 a Norimberga una legislazione antiebraica che sancisce l'emarginazione. Tre anni dopo l'Italia approva anch'essa un complesso e aberrante sistema di "difesa della razza", rinchiudendo gli ebrei entro un rigido sistema di esclusione e separazione dal resto del paese. Ma questa terribile storia ha dei millenari precedenti. Prima dell'Emancipazione, ottenuta in Europa nella seconda metà  dell'Ottocento, gli ebrei erano vissuti per millenni come una minoranza appena tollerata, non di rado  perseguitata e cacciata, e sempre relegata entro i ghetti. Tanto nel mondo cristiano quanto sotto l'Islam. Visti con diffidenza e odio  per la loro fede tenace (e, dal punto di vista della maggioranza, sbagliata), hanno sempre rappresentato "il diverso", la presenza estranea. Anche se da millenni vivono qui e si sentono europei.

Perchè la Shoah è un evento unico?
Dopo la Shoah è stato coniato il termine "genocidio". Purtroppo il mondo ne ha conosciuti tanti, e ancora troppi sono in corso sulla faccia della terra. Riconoscere delle differenze non significa stabilire delle gerarchie nel dolore: come dice un adagio ebraico "Chi uccide una vita, uccide il mondo intero". Ma mai, nella storia, s'è visto progettare a tavolino, con totale freddezza e determinazione, lo sterminio di un popolo. Studiando le possibili forme di eliminazione, le formule dei gas più letali ed "efficaci", allestendo i ghetti nelle citttà occupate, costruendo i campi, studiando una complessa logistica nei trasporti, e tanto altro. La soluzione finale  non è stata solo un atto di inaudita violenza, ma soprattutto un progetto collettivo, un sistema di morte.

Perchè ricordare e commemorare?
Il Giorno della Memoria non vuole misconoscere gli altri genocidi di cui l'umanità è stata capace, nè sostenere un'assai poco ambita "superiorità" del dolore ebraico. Non è, infatti, un omaggio alle vittime, ma una presa di coscienza collettiva del fatto che l'uomo è stato capace di questo. Non è la pietà per i morti ad animarlo, ma la consapevolezza di quel che è accaduto. Che non deve più accadere, ma che in un passato ancora molto vicino a noi, nella vicina e illuminata Europa, milioni di persone hanno permesso che accadesse.

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