Translate

23 lug 2012

DIO E’ UN PADRE ESCLUSIVAMENTE BUONO E COMPASSIONEVOLE

XVI DOMENICA DURANTE L’ANNO  B

22 LUGLIO 2012

OMELIA

Impostiamo l’omelia di oggi sulla frase conclusiva del brano evangelico proclamato: “Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise ad insegnare loro molte cose”.

Gesù era pieno di compassione verso tutti, e con il suo modo di vivere e il suo insegnamento ci svelò che Dio è un Padre esclusivamente buono e compassionevole. Per convincerci di questa confortante verità, Gesù si servì soprattutto di molte meravigliose parabole da Lui stesso inventate. Senza dubbio, fra queste eccelle la parabola che solitamente viene denominata “La parabola del figliolo prodigo”, ma che più giustamente dovrebbe essere intitolata

“La parabola dell’amore del Padre”, o “La parabola del Padre affettuoso”: la figura del padre, infatti, è centrale.

Un padre aveva due figli. Il figlio minore gli disse: “Dammi la mia parte di eredità”. Ma l’eredità i figli la ricevono solo dopo la morte del padre. Come mai questo figlio osa esigerla dal padre ancora vivente? Tristemente dobbiamo affermare che la esige PERCHE’ NEL SUO CUORE IL PADRE ERA GIA’ MORTO.

Il padre dinanzi a quella richiesta rimase angosciato, ma rispettoso della libertà del figlio, gli concesse l’eredità. Avuta l’eredità, il figlio si disinteressa del padre, abbandona il fratello maggiore, e si reca in un paese lontano. Ben presto una vita scriteriata lo porta alla rovina. Senza mezzi per difendersi dalla fame, assolutamente solo in mezzo ad un paese straniero, finisce schiavo di un proprietario terriero che lo manda a custodire i suoi porci. Per la fame arriva a desiderare le carrube che mangiano i porci. Ma invano, perché nessuno gliene dà. Vedendosi in una situazione così disperata, il giovane riflette. Ricorda la casa del padre, dove il pane abbonda, e prende una decisione: tornerà dal padre, riconoscerà il suo peccato, riconoscerà di aver perso i suoi diritti di figlio e supplicherà il padre di accoglierlo come un servo tra gli altri servi. L’accoglienza del padre è incredibile: mentre è ancora lontano, egli scorge suo figlio, e si commuove. Gli corre incontro, lo abbraccia e lo bacia con tenerezza in segno di accoglienza e di perdono, organizza immediatamente un grande banchetto per tutto il paese, uccide il vetello ingrassato per le grandi feste. Il padre giustifica il suo operato così: “Mangiamo e facciamo festa PERCHE’ QUESTO MIO FIGLIO ERA MORTO  ED E’ TORNATO IN VITA; ERA PERDUTO ED E’ STATO TROVATO”. Purtroppo, mancava il fratello maggiore. Arrivò dai campi, alla sera. Il ritorno del fratello non gli causò gioia come al padre, ma rabbia. Rimase fuori e non partecipò alla festa. Il padre uscì, e con affetto  lo supplicò ripetutamente perché entrasse e partecipasse anche lui alla festa. Allora sbottò e mise allo scoperto tutto il suo rancore. Disse al padre: “Sono tanti anni che ti servo, e non ti ho mai disubbidito. Ma tu non mi hai dato neanche un capretto per fare festa con i miei amici; e ora che è venuto questo tuo figlio che ha divorato tutti i tuoi beni con le prostitute, per lui hai ucciso il vitello ingrassato”. Il padre, mantenendo alla sua voce un tono affettuoso, gli rispose: “Figlio, tu sei sempre con me, e tutto quello che è mio, è tuo. MA BISOGNAVA FARE FESTA E RALLEGRARSI, PERCHE’ QUESTO TUO FRATELLO ERA MORTO ED E’ TORNATO IN VITA, ERA PERDUTO ED E’ STATO TROVATO”.

A questo punto, Gesù interrompe il suo racconto, ma quanto ha detto è sufficiente per dedurre alcune importanti conclusioni: Dio è nostro Padre, e noi siamo figli di Dio, siamo la famiglia di Dio. Dio Padre ci tratta con tenerezza e con compassione. Dio Padre ci ama tutti sia che siamo cattivi  sia che siamo buoni. Se siamo cattivi, soffre, ma attende con pazienza il nostro ritorno alla casa paterna per ricostituire la sua famiglia e ricreare nel suo seno amore, unione e felicità. E’ necessario un ultimo rilievo: se viviamo una vitta retta, corriamo il rischio di imitare, nei confronti dei nostri fratelli peccatori, l’atteggiamento duro del fratello maggiore nei confronti del fratello minore della parabola evangelica commentata. Ma se imitiamo il fratello maggiore diventiamo anche noi peccatori perchè calpestiamo l’amore fraterno, anche noi diventiamo bisognosi della misericordia e del perdono di Dio. Saremo veri fratelli, fratelli uniti e felici solo se nella nostra vita ci lasciamo guidare da questa esortazione di Gesù:

“SIATE MISERICORDIOSI, COME MISERICORDIOSO E’ IL PADRE VOSTRO CELESTE”.

Sac. Salvatore Paparo

Nessun commento:

Posta un commento