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14 nov 2011

Un pensiero ribelle gravido di futuro.

da Agenzia Adista n. 77 - 22 Ottobre 2011

La Teologia della Liberazione compie 40 anni. Un testo di Leonardo Boff:
UNA TEOLOGIA CHE NON PUÒ MORIRE


DOC-2388. RIO DE JANEIRO-ADISTA. Data tante volte per moribonda - da chi, ovviamente, fremeva per seppellirla -, la Teologia della Liberazione è invece arrivata viva e vegeta al suo quarantesimo compleanno. Sebbene, dopo 40 anni vissuti davvero pericolosamente, attraverso persecuzioni, diffamazioni e martirii, abbia perso un po’ della freschezza e del vigore della gioventù, la TdL non solo presenta aspetti di indubbia vitalità - in particolare sui versanti della teologia femminista, del pluralismo religioso e dell’ecologia - ma, nelle attuali condizioni del mondo, è chiamata ad assumere un ruolo sempre più essenziale. Di morire, in ogni caso, proprio non se ne parla, «perché il clamore dei poveri non le consente di farlo». E a dirlo è proprio uno che la conosce bene: quel Leonardo Boff che ha contribuito a fondarla e che è unanimemente considerato uno dei suoi rappresentanti più illustri: finché esisteranno in questo mondo poveri e oppressi, sottolinea in un articolo scritto il 9 agosto scorso proprio per i quarant’anni della Tdl (http://leonardoboff.wordpress.com/), «esisteranno mille ragioni per un pensiero ribelle, indignato e compassionevole che si rifiuti di accettare tanta crudeltà ed empietà e si impegni per una liberazione integrale». Certo, aggiunge, non ci sarà mai posto per la Teologia della Liberazione all’interno dell’attuale, spietato, sistema capitalista, dove potrà svolgere solo un ruolo di resistenza, per quanto «anche così, dal momento che nessun sistema è assolutamente chiuso, aprirà brecce attraverso cui il povero e l’oppresso potranno costruire spazi di libertà». Né si potrà davvero incontrarla nelle facoltà e negli istituti di teologia, dove sarà possibile coglierne solo frammenti. È nelle basi popolari che bisognerà andare: «quello è il suo luogo naturale ed è lì che fiorisce compiutamente»,  «favorendo la nascita di un altro modello di Chiesa, più comunitario, evangelico, partecipativo, semplice, dialogante, spirituale e incarnato nelle culture locali». È in questo quadro che la TdL è chiamata a raccogliere «gli sforzi dei cristiani per il riscatto della dignità dei poveri e dei diritti della Terra», animando «il cammino dell’umanità verso un mondo che ancora non conosciamo ma che crediamo in linea con quello sognato da Gesù». Allora, «la Teologia della Liberazione avrà compiuto la sua missione», nella consapevolezza «che nel binomio “Teologia della Liberazione”, il punto decisivo non è la teologia ma la liberazione reale e storica, perché questa e non quella è uno dei beni del Regno di Dio». Di seguito, in una nostra traduzione dal portoghese, un’ampia parte dell’articolo di Boff. (claudia fanti)



UNA TEOLOGIA CHE NON PUÒ MORIRE

 di Leonardo Boff

La Teologia della Liberazione celebra quest’anno 40 anni di esistenza. Nel 1971 Gustavo Gutiérrez pubblicava in Perù il suo libro Teologia della Liberazione. Prospettive. Sempre nel 1971, anche io pubblicavo, in forma di articoli - in una rivista religiosa, Grande Sinal, per sfuggire alla repressione militare -, il mio Gesù Cristo Liberatore, poi diventato libro. Nessuno dei due sapeva dell’altro. Ma lo spirito era lo stesso. Da allora si sono succedute tre generazioni di teologi e teologhe riconducibili alla Teologia della Liberazione. La quale, oggi, è presente in tutti i continenti e rappresenta un modo diverso di fare teologia, a partire dai condannati della Terra e dalle periferie del mondo. Ecco un piccolo bilancio di questi 40 anni di pratica e di riflessione liberatrici.

La TdL partecipa della profezia di Simeone riguardo al bambino (Gesù): sarà motivo di rovina e resurrezione, segno di contraddizione (Lc 2,34). Effettivamente, la Teologia della Liberazione è una teologia incompresa, diffamata, perseguitata e condannata dai poteri di questo mondo. E a ragione. I poteri dell’economia e del mercato la condannano perché ha commesso un crimine per essi intollerabile: ha optato per coloro che sono fuori dal mercato, per gli zero economici. I poteri ecclesiastici l’hanno condannata perché essa, affermando che il povero può essere costruttore di una nuova società e anche di un altro modello di Chiesa, è caduta in un’“eresia” pratica.

Il povero, prima di essere tale, è un oppresso al cui processo di liberazione la Chiesa dovrebbe sempre unirsi, il che non significa politicizzare la fede, ma praticare un’evangelizzazione che include anche la sfera politica. (...). La Teologia della Liberazione rappresenta una benedizione e una buona notizia per i poveri, i quali sentono di non essere soli, hanno trovato degli alleati che hanno assunto la loro causa e le loro lotte. E lamentano che il Vaticano e buona parte dei vescovi e dei preti costruiscano nel cantiere dei loro oppressori (…). In ogni modo, in una prospettiva spirituale, per un teologo e una teologa impegnati e perseguitati, è un onore partecipare a un po’ della passione dei maltrattati di questo mondo.



1. LA CENTRALITÀ DEL POVERO E DELL’OPPRESSO

Il punctum stantis et cadentis della Teologia della Liberazione è il povero concreto, con le oppressioni, la degradazione e i patimenti senza fine di cui soffre. Senza il povero e l’oppresso, non c’è Teologia della Liberazione. Ogni oppressione invoca una liberazione. Per questo, dove c’è oppressione concreta e reale che tocca la pelle e tormenta il corpo e lo spirito, lì ha senso lottare per la liberazione. Eredi di un oppresso e di un condannato alla morte di croce, i cristiani trovano nella loro fede mille ragioni per porsi dalla parte degli oppressi e insieme ad essi cercare la liberazione. Per questo il marchio registrato della Teologia della Liberazione è ora e sarà fino al giudizio finale l’opzione per i poveri contro la loro povertà e a favore della loro vita e della loro libertà. La questione cruciale e sempre aperta è questa: come annunciare che Dio è Padre e Madre di bontà in un mondo di miserabili? Tale annuncio diventa credibile solo nella misura in cui la fede cristiana contribuisce alla liberazione dalla miseria e dalla povertà. Solo allora ha senso dire che Dio è realmente Padre e Madre di tutti, ma specialmente dei suoi figli e figlie flagellati.

Come tirar fuori dalla povertà i poveri-oppressi, in direzione non della ricchezza, ma della giustizia? Si tratta di una questione pratica di ordine pedagogico-politico. Possiamo identificare tre strategie.

La prima interpreta il povero come colui che non ha. Diventa allora necessario mobilitare quelli che hanno per alleviare le condizioni di quelli che non hanno. Da questa strategia sono derivati l’assistenzialismo e il paternalismo. Gli aiuti mantengono il povero dipendente e alla mercé della buona volontà degli altri. Questa soluzione ha il respiro corto.

La seconda interpreta il povero come colui che ha: forza lavoro, capacità di apprendimento e abilità. È importante formarlo perché possa entrare nel mercato del lavoro e guadagnarsi da vivere. Si inquadra il povero nel processo produttivo, ma senza una critica al sistema sociale che sfrutta la sua forza lavoro e devasta la natura, creando una società di diseguali e pertanto ingiusta. È una soluzione che aiuta e favorisce il povero, ma è insufficiente perché lo mantiene ostaggio del sistema, senza liberarlo veramente.

La terza interpreta il povero come colui che possiede la forza storica di sostituire il sistema di dominazione con un altro più egualitario, partecipativo e giusto. Questa strategia è liberatrice. Fa del povero il soggetto della sua liberazione. La TdL, sulla scia di Paulo Freire, ha assunto e aiutato a formulare questa strategia. (…).



2. TDL E MOVIMENTI PER LA LIBERAZIONE

Tuttavia, intenderemo adeguatamente la TdL solo situandola al di là dello spazio ecclesiale e all’interno del movimento storico più ampio che ha spazzato via le società occidentali alla fine degli anni ’60 del secolo scorso. (…). In tutti gli ambiti, nella cultura, nella politica, nelle abitudini della vita quotidiana crollarono schemi ritenuti oppressivi. Poiché le Chiese sono nel mondo, tanti loro membri (…) cominciarono a interrogarsi su quali potessero essere i contributi dei cristiani e delle cristiane, a partire dal capitale specifico della fede cristiana, il messaggio liberatore di Gesù: una questione posta da cristiani e cristiane che già militavano politicamente negli ambienti popolari e nei partiti che miravano alla trasformazione della società. E a ciò si aggiunge il fatto che molte Chiese tradussero gli appelli di apertura al mondo da parte del Concilio Vaticano II nel contesto latinoamericano, come (…) via di ingresso nel mondo dei poveri-oppressi. È da questo impulso che sono sorte figure profetiche, che sono nate le CEBs e le pastorali sociali, che si è registrato l’impegno diretto di gruppi cristiani in movimenti politici di liberazione. (…). Pertanto, la TdL non è caduta dal cielo né è stata inventata da qualche teologo ispirato. Ma è emersa dall’interno di questo più ampio movimento mondiale e latinoamericano, politico ed ecclesiale. Essa si è proposta di pensare le pratiche ecclesiali e politiche in corso alla luce della Parola di Rivelazione, presentandosi come parola seconda, critica e sistematica, che rimandava a quella parola prima che è la prassi reale in compagnia degli oppressi. Alcuni nomi meritano di essere segnalati, quelli di quanti per primi colsero la rilevanza del momento storico e seppero trovare per esso la formula adeguata, Teologia della Liberazione: Gustavo Gutiérrez del Perù, Juan Luiz Segundo dell’Uruguay, Hugo Asmann del Brasile e Enrique Dussel e Miguez Bonino dell’Argentina. (…).



3. I MOLTI VOLTI DEI POVERI E DEGLI OPPRESSI

(…) Non si può parlare di oppressione-liberazione in modo generalizzato. È importante definire ogni gruppo e prendere sul serio il tipo di oppressione sofferta e il suo corrispondente anelito di liberazione. Si è smascherato il sistema che soggiace a tutte queste oppressioni, costruito sull’assoggettamento degli altri e sulla devastazione della natura. (…). Di grande importanza critica è stata la rilettura della storia dell’America Latina a partire dalle vittime, rivelando la perversità di un progetto di invasione collettivo che vedeva il colonizzatore e il militare tenere per mano il missionario. Questa unione incestuosa produsse, secondo lo storico Oswald Spengler, il maggiore genocidio della storia. E fino ad oggi né le potenze ex colonialiste né la Chiesa istituzionale hanno avuto l’onestà di riconoscere questo crimine storico e meno ancora di offrire un qualche gesto di riparazione.

Senza entrare nei dettagli, sono sorte all’interno della stessa e unica TdL varie tendenze: femminista, indigena, nera, delle religioni, della cultura, della storia e dell’ecologia. (…).



4. COME FARE TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE

Occorre a questo punto spendere una parola (…) sul metodo della TdL, forse uno dei suoi contributi più rilevanti alla teologia universale. Si parte dal basso, dalla realtà, la più cruda e dura possibile, e non da dottrine, documenti pontifici o testi biblici, i quali svolgono una funzione di illuminazione ma non di generazione di pensiero e di prassi. Di fronte alla povertà e alla miseria, la prima reazione è, tipicamente, gesuanica, quella del miserior super turbas, di una compassione che implica il lasciarsi guidare dalla realtà dell’altro e sentirne la sofferenza. È allora che si verifica una vera esperienza spirituale di incontro con coloro che Bartolomé de las Casas in Messico e Guamán Poma de Ayala in Perù chiamavano i Cristi flagellati della storia. (…). Tale esperienza spirituale di compassione è vera solo se dà origine a un secondo sentimento, quello di una sacra ira: “non può essere, è inaccettabile, bisogna superarlo”. Da cui sorge immediatamente la volontà di fare qualcosa. Ed è a questo punto che entra in gioco la razionalità, aiutandoci a evitare inganni che sono frutto di buona volontà ma senza spirito critico. Senza analisi si corre il rischio dell’assistenzialismo o del mero riformismo, che poi finiscono per rafforzare il sistema. La conoscenza dei meccanismi generatori di povertà-oppressione ci mostra la necessità della trasformazione e della liberazione, pertanto di qualcosa di nuovo e di alternativo. Si cercano allora le mediazioni concrete che rendono possibile la liberazione, sempre assumendo come protagonista principale lo stesso povero. (…). Raggiunta la meta, è il momento della celebrazione e della festa, che riconciliano le persone e conferiscono loro un sentimento di appartenenza e di riconoscimento della loro forza trasformatrice. Esse constatano allora empiricamente che un debole più un debole non sono due deboli, ma un forte, perché l’unione fa la forza storica trasformatrice.

Riassumendo, questi sono i passi metodologici della Teologia della Liberazione: 1) un incontro spirituale, cioè un’esperienza del Crocifisso che soffre nei crocifissi; 2) un’indignazione etica che porta a condannare tale situazione disumana, rivendicandone il superamento; 3) un vedere attento che implica un’analisi strutturale dei meccanismi generatori di povertà-oppressione; 4) un giudicare critico, sia con gli occhi della fede che con quelli di una ragione sana, sul nostro tipo di società, segnata da tante ingiustizie, e sull’urgenza di trasformarla; 5) un agire efficace che fa avanzare il processo di liberazione a partire dagli oppressi; 5) un celebrare che è una festa collettiva per le vittorie ottenute. (…).



5. CONTRIBUTI DELLA TDL ALLA TEOLOGIA UNIVERSALE

La Teologia della Liberazione, grazie alla sua prospettiva, ha rivelato dimensioni differenti e anche nuove del messaggio della rivelazione. In primo luogo, essa ha favorito la riappropriazione della Parola di Dio da parte dei poveri, i quali, nelle comunità e nei circoli biblici, hanno appreso a confrontare la pagina della Bibbia con la pagina della vita, traendone conseguenze per la prassi quotidiana. Leggendo i Vangeli e confrontandosi con Gesù di Nazareth (…), essi hanno colto la contraddizione tra la condizione di povertà di Gesù e la ricchezza della grande istituzione Chiesa, più vicina al palazzo di Erode che alla grotta di Betlemme. (…).

La TdL ci ha fatto scoprire Dio come il Dio della vita, il Padre dei poveri e degli umili (…). E ci ha anche rivelato Gesù come liberatore. (…). Egli fu assassinato perché la sua prassi liberatrice offendeva le convenzioni e le tradizioni dell’epoca. Annunciò una proposta, il Regno di Dio, che implicava una rivoluzione in tutte le relazioni: non soltanto tra Dio e gli esseri umani, ma anche nella società e nel cosmo. (…). Ci ha permesso di identificare in Maria non solo l’umile serva del Signore, ma la profetessa che invoca Dio Go’El, il vendicatore dei senza giustizia, colui che rovescia i potenti dai loro troni e innalza gli umili (Lc 1, 51-52). (…).

6. LA TDL COME RIVOLUZIONE SPIRITUALE

Tali riflessioni ci permettono di dire che la Teologia della Liberazione ha prodotto una rivoluzione teologico-spirituale. Non ci sono state molte rivoluzioni spirituali nel cristianesimo. Ma, ogni volta che si sono verificate, hanno assunto nuovo significato i principali contenuti della fede, si è registrata una nuova vitalità e il messaggio cristiano ha dispiegato dimensioni insospettate, generando santità e vita.

Si tratta della prima teologia storica nata nella periferia del cristianesimo e distante dai centri di pensiero ufficiale. Una teologia che denota una maturazione innegabile delle Chiese-figlie, le quali riescono ad articolare nel loro linguaggio il messaggio cristiano senza rompere l’unità di fede e la comunione con le Chiese-madri. Mai nella storia del cristianesimo i poveri hanno ottenuto tanta centralità. Sono sempre stati dentro la Chiesa, destinatari delle attenzioni della carità cristiana. Ma qui si tratta di un povero diverso, che vuole non solo ricevere, ma contribuire con la sua fede e la sua intelligenza. Si tratta del povero che pensa, che parla, che si organizza e che contribuisce a costruire un nuovo modello di Chiesa-rete di comunità. I pastori dallo stile autoritario non temono il povero che tace e obbedisce. Ma tremano di fronte al povero che pensa, parla e partecipa alla definizione di nuovi cammini per la comunità. (…).

Influenzate dai settori più conservatori della stessa Chiesa latinoamericana e dalle élite politiche reazionarie, le istanze dottrinarie, sotto l’allora card. Joseph Ratzinger, reagirono, nel 1984 e 1986, contro la Teologia della Liberazione. A ben vedere non si trattava di condanne definitive. (…). Malgrado i sospetti e le manipolazioni attorno a questi due documenti ufficiali, la Teologia della Liberazione ha potuto proseguire con la sua opera. (…).

Sulla figura dell’allora card. Joseph Ratzinger pesa però un’accusa irremissibile, che di sicuro passerà negativamente nella storia della teologia: quella di essersi rivelato nemico dell’intelligenza dei poveri e dei loro alleati e di aver condannato la prima teologia nata nella periferia della Chiesa e del mondo che metteva al centro la dignità degli oppressi. Effettivamente, egli ha proibito a più di cento teologi di tutto il  Continente di elaborare una collana di 53 volumi - Teologia della Liberazione - come sussidio per studenti e operatori di pastorale impegnati nella prospettiva dei poveri. Più che un errore di governo, si è trattato di un delitto contro l’ecclesialità e di una beffa nei confronti dei poveri di cui dovrà rispondere di fronte a Dio. Al tramonto della sua vita, a giudicarlo saranno proprio i poveri, i quali si spera che abbiano nei confronti del cardinale più misericordia che severità, perdonando l’ignoranza e l’arroganza di chi avrebbe dovuto, piuttosto, garantire appoggio entusiasta e accompagnamento diligente. Al contrario, molti teologi sono stati da lui posti sotto vigilanza, ammoniti, emarginati nelle loro comunità, accusati, spogliati del diritto a esercitare il ministero della parola, allontanati dalle loro cattedre o sottomessi a processi dottrinari con l’imposizione del “silenzio ossequioso”. Una rigidità che non è diminuita con la sua elevazione al soglio pontificio, ma che è andata avanti con rinnovato fervore. Et est videre miseriam.

La TdL ha restituito dignità e rilevanza al ruolo della teologia. Le ha conferito un innegabile carattere etico. I teologi di questa corrente, senza rinunciare allo studio e alla ricerca, si sono uniti alla vita e alla causa dei condannati della Terra. Appoggiando i loro movimenti, hanno corso dei rischi. Molti hanno conosciuto la prigione e la tortura e altri il martirio. Osiamo dire che la Teologia della Liberazione, insieme alla Chiesa della Liberazione che ad essa soggiace, è uno dei pochi movimenti ecclesiali del XX secolo ad aver conosciuto il martirio, subìto - curiosamente ad opera di cristiani repressori - da laici e laiche, religiosi e religiose, pastori, teologi e teologhe, senza dimenticare vescovi come mons. Angelelli in Argentina e mons. Oscar Arnulfo Romero in El Salvador. È il segno della verità di questa opzione per i poveri.

Infine, la Teologia della Liberazione richiama le altre teologie alla loro responsabilità sociale, nel senso di collaborare alla gestazione di un mondo più giusto e fraterno. (…). Una teologia che tace di fronte alla tragedia dei milioni di affamati condannati a morire prima del tempo non ha nulla da dire al mondo su Dio.



7. LA TDL COME RIVOLUZIONE CULTURALE

La TdL non ha rappresentato appena una rivoluzione spirituale. Ha comportato anche una rivoluzione culturale. Ha contribuito a far sì che i poveri guadagnassero visibilità e coscienza delle proprie oppressioni. Ha trasformato i cristiani in cittadini attivi impegnati, a partire dalla loro fede, in movimenti sociali, sindacati e partiti allo scopo di dare corpo a un sogno che si richiama al sogno di Gesù, quello della costruzione di una convivenza sociale in cui partecipi il maggior numero di persone e tutti insieme creino un futuro luminoso per l’umanità e per la natura. È un merito della Chiesa della Liberazione, con la sua teologia corrispondente, quello di aver contribuito in maniera decisiva alla costruzione del Partito dei Lavoratori, del Movimento dei Senza Terra, del Consiglio Indigenista Missionario, della Commissione Pastorale della Terra, delle pastorali dell’infanzia, degli hanseniani, dei portatori del virus Hiv, tutti strumenti, questi, per praticare la liberazione e così realizzare i beni del Regno. Qui il cristianesimo ha mostrato e mostra il primato dell’ortoprassi sull’ortodossia e la superiore importanza delle pratiche sulle prediche.

Nata in America Latina, questa teologia si è diffusa per tutto il Terzo mondo, in Africa, in Asia, specialmente in quelle Chiese particolari penetrate nell’universo dei poveri e degli oppressi e in movimenti dei Paesi del centro legati alla solidarietà internazionale, in difesa delle lotte degli oppressi, in Europa e negli Stati Uniti. E si è spontaneamente associata al Forum Sociale Mondiale, dove ha incontrato visibilità e un’occasione per contribuire alle grandi cause vincolate a un altro mondo possibile e necessario, articolando il discorso sociale con il discorso della fede. (…).



8. IL FUTURO DELLA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE

Che futuro avrà la Teologia della Liberazione? Molti pensano, ed è loro interesse pensarlo, che si tratti di una cosa degli anni ’70 del secolo scorso che ha perso ormai attualità e rilevanza. Possono auspicare ciò solo persone ciniche, totalmente estranee a quel che avviene al pianeta Terra e al destino dei poveri nel mondo. La sfida centrale per il pensiero umanitario e per la TdL è dato proprio dall’aumento del numero dei poveri, dall’accelerato processo di riscaldamento globale e dalla crescente oppressione. (…). Una Chiesa e una teologia insensibili a tale sofferenza si pongono a chilometri luce di distanza dall’eredità di Gesù e dalla liberazione da lui annunciata e anticipata.

La Teologia della Liberazione non è morta. E oggi è più urgente di quando sorse alla fine degli anni ’60 del XX secolo. È diventata solo meno visibile perché non è più coinvolta nelle polemiche che interessano l’opinione pubblica. Finché esisteranno in questo mondo poveri e oppressi, vi saranno persone, cristiani e Chiese che faranno propri i dolori che toccano la pelle dei poveri, le angosce che tormentano le loro anime e i colpi che raggiungono il loro cuore. (…).

Nell’attuale contesto di devastazione della Madre Terra e di distruzione continuata del sistema-vita, la TdL ha compreso l’assoluta necessità di includere all’interno dell’opzione per i poveri l’opzione per il grande povero che è il pianeta Terra, vittima della stessa logica che sfrutta le persone, assoggetta le domina le nazioni e devasta la natura. O ci libereremo da questa logica perversa o essa potrà condurci a una catastrofe sociale ed ecologica di dimensioni apocalittiche, non esclusa la possibilità stessa di estinzione della specie umana. L’inclusione di questa problematica, quella che più interpella forse il nostro tempo, ha fatto nascere una vigorosa Ecoteologia della Liberazione, che va ad aggiungersi a tutte le altre iniziative a favore di un altro paradigma di relazione con la natura, con un altro tipo di produzione e con forme più sobrie e solidali di consumo.

Che futuro ha la Teologia della Liberazione? Ha il futuro che è riservato ai poveri e agli oppressi. Finché vi saranno questi, esisteranno mille ragioni per un pensiero ribelle, indignato e compassionevole che si rifiuti di accettare tanta crudeltà ed empietà e si impegni per una liberazione integrale. Non ci sarà posto per essa all’interno dell’attuale sistema capitalista, macchina produttrice di povertà e di oppressione. Potrà esistere solo sotto forma di resistenza, subendo persecuzioni, diffamazioni e  martirio. Ma anche così, dal momento che nessun sistema è assolutamente chiuso, aprirà brecce attraverso cui il povero e l’oppresso potranno costruire spazi di libertà. Per questo la Teologia della Liberazione possiede una chiara dimensione politica: essa vuole il cambiamento della società affinché in essa si possano realizzare i beni del Regno e gli esseri umani possano convivere come cittadini liberi e partecipi. Che futuro ha la Teologia della Liberazione all’interno del tipo di Chiesa-istituzione che abbiamo oggi? Nel sistema attuale, il cui asse strutturante è la sacra potestas, il potere sacro, centrato solamente sulla gerarchia, essa potrà essere soltanto una teologia in cattività, relegata ai margini, in quanto non funzionale al pensiero ufficiale e al modo in cui la Chiesa si organizza gerarchicamente: da un lato il corpo clericale che detiene il potere sacro, la parola e la direzione, dall’altro il corpo laicale, senza potere, obbligato ad ascoltare e ad obbedire.

Sulla scia del Concilio Vaticano II, la TdL si basa su un concetto di Chiesa comunione, rete di comunità, Popolo di Dio e potere sacro come servizio. Una visione di Chiesa praticamente annullata negli ultimi decenni da una politica curiale di ritorno alla grande disciplina e dal rafforzamento della struttura gerarchica di organizzazione ecclesiale. È così che si sono chiuse le porte alla conciliazione tentata dal Vaticano II tra la Chiesa Popolo di Dio e la Chiesa gerarchica, tra la Chiesa-potere e la Chiesa-comunione. (…). La burocrazia vaticana e i papi Wojtyla e Ratzinger hanno interpretato il Vaticano II alla luce del Vaticano I, centralizzando nuovamente la Chiesa attorno al potere del papa e svuotando i pochi organismi di collegialità e partecipazione.

Non dobbiamo nascondere il fatto che, optando per il potere, la Chiesa istituzione abbia optato anche per coloro che hanno il potere, in una parola i ricchi. I poveri hanno perso centralità. Ad essi è riservata l’assistenza e la carità, mai venute meno. Ma chi opta per il potere chiude le porte e le finestre all’amore e alla misericordia. È avvenuto purtroppo con l’attuale modello di Chiesa, burocratico, freddo e, nelle questioni relative alla sessualità, all’omoaffettività, all’Aids e al divorzio, senza misericordia e umanità.

In queste condizioni, (…) la Teologia della Liberazione sovverte l’ordine stabilito. Il suo destino sarà la delegittimazione e la persecuzione. Non è esagerato dire che essa vive e ha vissuto il suo mistero pasquale: sempre combattuta, seppellita e sempre di nuovo risorta, perché il clamore dei poveri non le consente di morire. Ma nella Chiesa istituzione, malgrado i suoi gravi limiti, ci sono sempre persone, uomini, donne, preti, religiosi, religiose e vescovi che si lasciano toccare dai crocifissi della storia e si aprono alla chiamata del Cristo liberatore, non limitandosi a soccorrere i poveri ma collocandosi al loro fianco e con essi cercando modi alternativi di vivere e di esprimere la fede.

Quale futuro per la Teologia della Liberazione? Ecumenica dagli inizi, fiorirà in quelle Chiese che si richiameranno al Gesù dei vangeli, a colui che ha chiamato i poveri beati, che si è riempito di compassione per il popolo affamato e che, in un gesto di liberazione, ha moltiplicato i pani e i pesci. Queste Chiese o parti di esse manterranno coraggiosamente l’opzione per i poveri e contro la povertà, intendendo tale opzione come un imperativo evangelico, il modo forse più convincente di preservare l’eredità di Gesù e di attualizzarla nei nostri tempi.

9. DOVE INCONTRARE OGGI LA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE

Quale sarà il futuro della Teologia della Liberazione? È nel suo presente. Essa continua a vivere e a crescere, col suo carattere ecumenico, nella lettura popolare della Bibbia, nei circoli biblici, nelle comunità ecclesiali di base, nelle pastorali sociali, nel movimento fede e politica e nel lavoro pastorale nelle periferie delle città e all’interno dei Paesi. A questo livello, e per la sua natura ecumenica e popolare, questa teologia sfugge in un certo modo alla vigilanza delle autorità dottrinarie. (…). Se si vuole incontrare la Teologia della Liberazione, non si va nelle facoltà e negli istituti di teologia. Lì se ne troveranno solo frammenti e pochi rappresentanti. Si va presso le basi popolari. Quello è il suo luogo naturale e lì fiorisce vigorosamente. Essa sta favorendo la nascita di un altro modello di Chiesa, più comunitario, evangelico, partecipativo, semplice, dialogante, spirituale e incarnato nelle culture locali, che conferisce ad essa un volto del colore del popolo, nel nostro caso indio-nero-latinoamericano.
Assumendo una prospettiva universale, ho come una visione. Vedo una moltitudine di poveri, di mutilati, di quelli che l’Apocalisse definisce come «coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione» (7,14), le cui lacrime sono asciugate dall’Agnello, organizzati in piccoli gruppi, tenendo alta la bandiera del Vangelo eterno, della vita e della liberazione. Seguaci del Servo sofferente e del Profeta perseguitato e risorto, ad essi è affidato il futuro del cristianesimo, disseminato nel mondo globalizzato in reti di comunità, radicato nelle distinte culture locali e con il volto degli esseri umani concreti. Lasciando da parte la pretesa di eccezionalità che tante separazioni ha portato, si uniranno ad altre chiese, religioni e cammini spirituali, nello sforzo di mantenere viva la fiamma sacra della spiritualità presente in ogni persona. All’interno di questo modello di comunione e di mutua accettazione tra le diverse Chiese, la TdL incontrerà il suo posto naturale. Essa raccoglierà gli sforzi dei cristiani per il riscatto della dignità dei poveri e dei diritti della Terra e animerà il cammino dell’umanità verso un mondo che ancora non conosciamo ma che crediamo in linea con quello sognato da Gesù. Allora, la TdL avrà compiuto la sua missione. Comprenderà che nel binomio “Teologia della Liberazione”, il punto decisivo non è la teologia ma la liberazione reale e storica, perché questa e non quella è uno dei beni del Regno di Dio.
 




9 nov 2011

VENTINOVESIMA LETTERA A GESU’ UNICO SALVATORE DEL MONDO


Mio amato GESU’,
ormai l’ETA’ AUREA DELLA REDENZIONE E’ IN PIENA ATTUAZIONE.
E’ tempo che la Gerarchia Cattolica, a cominciare dal Papa Benedetto XVI, si converta.
E’ necessario esercitare la carità fraterna perché si attui la tua profezia:
“PADRE, CHE SIANO UNA SOLA COSA COME IO E TU SIAMO UNA SOLA COSA. COSI’ IL MONDO CREDERA’ CHE TU MI HAI MANDATO”.

Il Papa Benedetto XVI non può trattare benevolmente i seguaci di Marcel
Francois Lefebvre, VERI ERETICI, E CONDANNARE LA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE, VERA ATTUAZIONE DEL REGNO DI DIO.

GESU’, FA’ CHE IL PAPA BENEDETTO XVI INDICA L’INDISPENSABILE E IMPROCRASTINABILE CONCILIO ECUMENICO VATICANO III. GRAZIE!

Il tuo piccolo Gesù
Sac. Salvatore Paparo

Cintano 9 novembre 2011 

6 nov 2011

ALCUNE CARATTERISTICHE DEI PAPI

DELLA PROSSIMA ETA’ AUREA DELLA REDENZIONE:

CONFERMERANNO I LORO FRATELLI E LE LORO SORELLE NELLA
FEDE IN GESU’ MESSIA, IL FIGLIO UNIGENITO DEL DIO VIVENTE, L’UNICO SALVATORE DEL MONDO, NON COMBATTENDO E CONDANNANDO LE TENEBRE, MA IRRADIANDO LA LUCE CHE E’ GESU’. DOVE GIUNGE GESU’, LA LUCE DEL MONDO, LE TENEBRE SCOMPARIRANNO.

RISPETTERANNO IL PRIMATO DELLA COSCIENZA INDIVIDUALE.

RISPETTERANNO L’AUTONOMIA DELLA SCIENZA.

RISPETTERANNO L’AUTONOMIA DELLO STATO SECOLARE.

SARANNO MODELLI NELL’ESERCIZIO DELLA CARITA’ FRATERNA
IN TUTTI GLI ASPETTI CHE ESIGE GESU’.

ACCETTERANNO IL DIALOGO CON TUTTE LE DONNE E CON TUTTI GLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’.

Sac. Salvatore Paparo
Cintano 6 novembre 2011

30 ott 2011

Precisazione sul mio documento “E’ MORTO GHEDDAFI”

Alcuni hanno interpretato male il mio documento “E’ MORTO GHEDDAFI”:

pensano che io condivida il modo con cui Bin Laden e Gheddafi sono stati uccisi.

No, non è il mio pensiero: LA VIOLENZA E LA VENDETTA SONO SEMPRE DA CONDANNARSI.

Io non gioisco per la morte di Bin Laden e di Gheddafi: MA GIOISCO PERCHE’ CON LA LORO SCOMPARSA DALLA SCENA UMANA E’ VENUTO MENO UN GROSSO OSTACOLO PER L’AVVENTO   D E L L A   P R O S S I M A

E T A ‘   A U R E A   D E L L A   R E D E N Z I ON E.

Ho compassione per Bin Laden e per Gheddafi; e prego Dio perché nei loro confronti usi abbondantemente la sua misericordia.



Sac. Salvatore Paparo

Cintano 28 ottobre 2011


22 ott 2011

VENTICINQUESIMA LETTERA A GESU’

UNICO SALVATORE DEL MONDO
Gesù, Tu mi hai dato un grande amico: il fratello Giuseppe De Carli. Responsabile di Rai Vaticano, lo hai illuminato ed egli ha compreso che l’Opera Cenacolo Familiare non è mia invenzione, ma tua volontà. L’Opera Cenacolo Familiare è un tuo umile strumento fra tanti altri tuoi strumenti perché finalmente SI REALIZZI LA PACE MONDIALE MESSIANICA. Il fratello ed amico Giuseppe De Carli, è divenuto apostolo del’Opera Cenacolo Familiare: nel blog Rai Vaticano ci sono due voci “News” e “Dibattiti”. In esse compaiono degli articoli firmati e poi le risposte di commento dei lettori. A cominciare dall’aprile 2009 il mio amico Giuseppe, dopo le risposte dei lettori, scriveva sempre:
CONTATTI
Salvatore Paparo       Nome
s. paparo @alice.it     Mail
www.operacefa.blogspot. com  website
Così, il mio amico Giuseppe ha fatto una progaganda meravigliosa dell’Opera Cenacolo Familiare fino al giorno 13 luglio 2010, giorno in cui tu lo hai preso con te. La data della sua morte non è casuale: il 13 luglio, infatti, ricorre l’anniversario della terza Apparizione di Maria Santissima, fatta a Fatima nel 1917, in cui la Madonna profetizzò CHE LA PACE MONDIALE MESSIANICA E’ IMMINENTE: “ALLA FINE IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERA’, ED IL MONDO AVRA’ UN PERIODO DI PACE”. Ebbene, il mio amico Giuseppe era un fervente apostolo di questa profezia mariana. Mi sembra che abbia scritto perfino un libro sull’argomento. Ora il mio amico Giuseppe è in Paradiso e da lì protegge me e l’Opera Cenacolo Familiare. Dopo la sua morte, i Redattori del blog Rai Vaticano, forse per la stima e il rispetto che nutrono per lui, hanno continuato a pubblicare il mio cognome e nome, la mia e-mail e la formula del blog Opera Cenacolo Familiare.

E’ avvenuto, però, qualcosa di particolare: martedi 26 ottobre u.s., ai redattori del blog rai vaticano ho spedito, in allegato, LA MIA VENTIQUATTRESIMA LETTERA A GESU’ UNICO SALVATORE DEL MONDO:
“Gesù, il Sinodo dei Vescovi per la pace in Medio Oriente, INIZIO DELLA PACE MONDIALE MESSIANICA, si è concluso, e ne sono lieto.

Nello stesso tempo, però, ho avuto una grande delusione: gli amici redattori del blog rai vaticano, alle voci “News” e “Dibattiti”, hanno cancellato:
COMMENTI
Salvatore Paparo         Nome
s.paparo@alice.it         Mail
www.operacefa.blogspot.com       website

Non so perchè i Redattori hanno operato questa cancellatura: forse perchè ho manifestato la mia convinzione che il Papa Benedetto XVI debba indire IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO III, indispensabile per la purificazione della Chiesa Cattolica; indispensabile perché la Chiesa Cattolica diventi “LA CHIESA AMICA DEI POVERI”, “LA CHIESA POVERA”;  indispensabile perché la Chiesa Cattolica si ponga a totale servizio dei suoi fratelli e delle sue sorelle: “CHI SERVE NON GIUDICA, NON CONDANNA, MA SI OFFRE GENEROSAMENTE PER IL BENE DEI SUOI PADRONI, NEL NOSTRO CASO, PER IL BENE DI TUTTI I BATTEZZATI.

Il mio amico Giuseppe De Carli che mi protegge dal Cielo, certamente è molto deluso perché nel blog Rai Vaticano i Redattori hanno cancellato la sua prolungata propaganda a favore dell’Opera Cenacolo Familiare, scelta da Te e dalla Famiglia Trinitaria di Dio, come umile strumento per cooperare alla realizzazione DELLA PACE MONDIALE MESSIANICA, E DEL REGNO DI DIO NELLE SUE MIGLIORI ESPRESSIONI POSSIBILI IN QUESTA TERRA, CHE GRADUALMENTE PREPARANO I CIELI NUOVI E LA TERRA NIOVA.
GESU’, PER QUESTI MOTIVI, CONTINUO A CREDERE FERMAMENTE CHE ILPAPA BENEDETTO XVI DEBBA INDIRE IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO III”.

Sac. Salvatore Paparo.

Gesù, con mia grande meraviglia, in risposta, i Redattori hanno pubblicato il blog dell’Opera Cenacolo Familiare nel blog Rai Vaticano; ai loro lettori hanno inviato la mia VENTIQUATTRESIMA LETTERA A GESU’, UNICO SALVATORE DEL MONDO,  sottolineando le parole della lettera “Il mio amico Giuseppe De Carli che mi protegge dal Cielo, certamente è molto deluso perchè nel blog Rai Vaticano hanno cancellato la sua prolungata propaganda a favore dell’Opera Cenacolo Familiare” e vi hanno aggiunto le parole: “Corrispondenze migliori con il blog Rai Vaticano”.

Gesù, a questo punto, però, è necessario che io faccia un passo indietro per scrivere quanto segue: mercoledi 20 ottobre 2010, il blog Rai Vaticano, ha pubblicato, simultaneamente e l’uno dopo l’altro, questi due scritti:


1.     “Ecco i nuovi cardinali di Benedetto.
2.     “Monsignor Bettazzi, vescovo di pace.
Tutti e due gli scritti si concludevano con il mio cognome e nome, con la mia

Desidero soffermarmi su Mons. Bettazzi.
L’articolista è Giancarlo Cocco:
“Ottantasette anni ben portati, una mente lucida e dotato di grande houmor: così si è presentato domenica scorsa al Palacongressi di Rimini monsignor Luigi Bettazzi, per un incontro con una platea di oltre tremila over 50, riuniti per partecipare a “Gold Age”, forum internazionale e manifestazione rappresentativa dell’universo anziano, promossa da “50&più”. Un battitore libero del nostro episcopato, si considera ora Bettazzi, già vescovo di Ivrea, in pensione da alcuni anni, famoso per aver partecipato a manifestazioni sindacali, a marce per la pace, orgoglioso di aver affrontato a viso aperto i superiori della Cei e del Vaticano.

Originario di Treviso, si forma come prete a Bologna sotto il cardinal Lercaro e don Giuseppe Dossetti, diventando vescovo ausiliario nel 1963. E’ proprio come portavoce di Lercaro e Dossetti che nel Concilio Vaticano II Bettazzi si fa promotore di una istanza consegnata a Paolo VI e firmata da 70 padri conciliari in favore  della santificazione di Giovanni XXIII.

Ben conosciuto per certe sue iniziative come quella del 1976, quando inviò una lettera all’allora segretario del Partito comunista italiano Berlinguer nella quale chiedeva di liberare il partito dall’ideologia marxista per renderlo “digeribile” ai cattolici. Notevole il suo impegno come presidente di Pax Christi negli anni 70 e 80. Definito talvolta “vescovo scomodo” o “vescovo rosso” per le sue idee progressiste, ha sempre avuto la battuta pronta. Come dimostra in questa intervista, realizzata a margine del convegno.

Monsignor Bettazzi , lei ha partecipato al Concilio Vaticano II: ritiene che la Chiesa oggi si sia conformata integralmente ai testi conciliari o che vi siano ancora parti non applicate?
Quando si parla della applicazione del Concilio Vaticano II mi riesce di dire “già e non ancora”, nel senso che molto si è fatto ma molto resta ancora da fare. Se penso alle quattro Costituzioni trovo, ad esempio,  che oggi la Bibbia è più letta, è più familiare, ma non è ancora la Parola che orienta direttamente la nostra vita, così come la liturgia è più partecipata, ma stenta ad essere come voleva il Concilio, ossia “culmine e sorgente della vita cristiana”. Quanto alle altre due Costituzioni – sulla Chiesa in sé e la Chiesa nel mondo – devo dire che non viene incoraggiata a sufficienza la corresponsabilità del popolo di Dio sotto la guida della gerarchia. Si stenta ancora a riconoscere quanta grazia di Dio ci può essere nel mondo anche al di fuori delle strutture della Chiesa!

Ritiene possibile nell’attuale situazione mondiale un dialogo costruttivo tra cristiani ed islamici?
Il dialogo non solo è possibile: è doveroso. Si tratta di incoraggiare e favorire i fattori più autentici  dell’Islamismo perché possa compiere l’evoluzione che lo stesso Cristianesimo ha compiuto, dalla promozione delle “guerre sante” e delle “Inquisizioni” fino al rispetto e alla tolleranza, certo più coerenti con il Vangelo.

In questo passaggio storico notiamo che le disuguaglianze si stanno accentuando, così come la povertà, la violenza, la disaffezione della gente ai principi morali. Ritiene che la Chiesa possa avere ancora una funzione di orientamento e di guida?
Penso che il compito della Chiesa sia proprio quello di mettere in evidenza questo tarlo dell’individualismo e dell’egoismo che chiude l’uomo in se stesso, favorisce l’accumularsi delle ricchezze e dei poteri, fa inevitabilmente aumentare il numero dei poveri, così minando la coscienza e l’autonomia delle persone”.

Seguono otto commenti dei lettori.
Sono rimasto profondamente amareggiato per i giudizi negativi e calunniosi su Mons. Bettazzi, vescovo che io amo e stimo immensamente.  Ne cito alcuni:
“Già, mi sembra che di falsi profeti ce ne siano molti”.
“Non si avvicinano le persone con le menzogne, e questo lo insegna san Paolo con i “falsi profeti”
“ Sacerdoti del tipo di Bettazzi propagandono un’immagine della Chiesa che può nuocere perché è fondamentalmente lontana se non contraria al dettato del vangelo e della dottrina” “Bettazzi è ultramodernista” “Vescovi come bettazzi quando la smetteranno di fare del male alla Chiesa???
“Mons. Bettazzi farebbe meglio a pregare! Emeriti “de che?”

Fra i giudizi di tenebra e di errore che calpestano la carità fraterna, ce n’è uno di luce e di verità che trascrivo molto volentieri:
“Resto allibito da tanta acrimonia; dalle posizioni aprioristicamente “contro”… ragazzi qualcuno prima di scrivere ha letto le tre domande e le tre risposte??? … o è bastato il nome “Bettazzi”?
A Rimini -  io c’ero – Bettazzi ha fatto del bene a tremila persone parlando di dialogo, rispetto, di carità, di equità… lo ha fatto serenamente e con serafica umiltà. Sono tentato di aggiungere qualche aggettivo pescandolo ad arte dalle Scritture cui facciamo tanto riferimento… ma vi prego… pace! Abbiamo di sicuro problemi più gravi cui dedicare le nostre energie. Un sorriso”.


Venerdi, 29 ottobre, ho inviato ai Redattori del blog Rai Vaticano, la seguente e-mail con l’allegato  “IN DIFESA DEL VESCOVO  MONS. LUIGI BETTAZZI”
“Stimati Redattori del blog Rai Vaticano,
vi ringrazio proprio di cuore per aver pubblicato la mia VENTIQUATTRESIMA LETTERA A GESU’, UNICO SALVATORE DEL MONDO. Vi prego di pubblicare anche il mio scritto IN DIFESA DI MONS. LUIGI BETTAZZI che vi invio in allegato. Grazie!
Ecco l’allegato:
“IN DIFESA DEL VESCOVO MONS. LUIGI BETTAZZI.

Sono profondamente addolorato per i giudizi preconcetti e negativi sul vescovo Mons. Luigi Bettazzi, espressi da persone che ignorano il distintivo dei cristiani: LA CARITA’ FRATERNA.
Mons. Bettazzi è stato mio vescovo dal 1966 al 1999: si è dimostrato veramente un vescovo di PACE, rispettosissimo delle persone  e delle opinioni degli altri. Per quanto mi riguarda, debbo testimoniare, con immensa gratiutudine, che è stato il mio vescovo della Provvidenza: mi ha sempre sostenuto, anche se molto discretamente, nell’impegno di portare avanti l’Opera Cenacolo Familiare, benevolmente affidatami nel maggio del 1946 dalla Famiglia Trinitaria DI DIO PADRE, DI DIO FIGLIO, DI DIO SPIRITO SANTO.
Stimatissimo Mons. Luigi, grazie di tutto: senza di Lei, i miei nemici mi avrebbero crocifisso.
Sac. Salvatore Paparo.”

Stranamente, in risposta, i Redatttori del blog Rai Vaticano hanno cancellato dal blog Rai Vaticano  il blog dellOpera Cenacolo Familiare.

Io ho risposto con questa e-mail:

“ NIENTE TI TURBI;
   NIENTE TI SPAVENTI;
   TUTTO PASSA COME UNA PICCOLA TEMPESTA
   IN UN PICCOLO BICCHIERE DI ACQUA.
   DIO NON CAMBIA: NON MORIRAI, RESTERAI IN VITA E
   ANNUNZIERAI LE OPERE DEL SIGNORE.
   LA PAZIENZA OTTIENE TUTTO”
                                              MESSAGGIO DI SANTA TERESA DI GESU’.
                                              Sac. Salvatore Paparo.
Conclusione della lettera:

Gesù, oggi, la Chiesa Cattolica è divisa tra
COLORO che sono eccessivamente attaccati al passato e facilmente GIUDICANO E CONDANNANO ASPRAMENTE coloro che la pensano differentemente da loro, chiudendosi così alla verità perché dove manca l’amore regnano sovrane le tenebre dell’errore; e
COLORO che sono eccessivamente attaccati al futuro. Anche questi GIUDICANO E CONDANNANO FACILMENTE quelli che la pensano differentemente da loro; anche questi si chiudono alla verità e privi di amore brancolano nelle tenebre dell’errore.

GESU’, OGGI CI SONO, PERO’, ANCHE I CATTOLICI APERTI AL DIALOGO: essi difendono con coraggio e fortezza quanto credono sia vero e giusto, ma lo difendono rispettando le persone che la pensano differentemente da loro, e confrontandosi con umiltà e carità con essi, disposti anche a riconoscere eventuali loro errori, difesi prima in buona fede. Essi giustamente sono convinti che la verità va proposta e non imposta. La verità, infatti,  si fa strada da sola, là dove c’è l’amore, poiché dove c’è l’amore, c’è lo Spirito Santo che è verità e che comunica verità: “LO SPIRITO SANTO VI CONDURRA’ A TUTTA LA VERITA’ “.

Gesù, quanto ho detto sulla Chiesa Cattolica, vale anche per le altre Chiese Cristiane, vale anche per le Religioni non cristiane, come pure per tutte le persone rette di cuore. E’ NECESSARIO RADUNARE TUTTI COLORO CHE SONO APERTI AL DIALOGO PERCHE’ TUTTI SIAMO STATI REDENTI DA TE, E TUTTI QUINDI SIAMO SOTTO L’AZIONE DELLO SPIRITO SANTO CHE CI CONDURRA’ A TUTTA LA VERITA’.
ALLO SCOPO E’ INDISPENSABILE E IMPROCASTINABILE L’INDIZIONE DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO III.
PENSO CHE LA FINALITA’ FONDAMENTALE DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO III SI POSSA ESPRIMERE COSI’:

“P E R C H E ‘   S I    R E A L I Z Z I   P R E S T O
L A   P A C E    M  O N D I A L E    M E S S I A N I C A  :
P A C E   I N    T E R R A    A G L I    U  O M I NI   C H E   D I O    A M A “.

GESU’, FA’ CHE IL PAPA BENEDETTO XVI
INDICA IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO III”.

Sac. Salvatore Paparo.

20 ott 2011

20.10.2011: E’ MORTO GHEDDAFI!

E’ morto, insieme a Bin Laden, l’ultimo figlio del diavolo, omicida fin dal principio, che ostacolavano l’avvento dell’ETA’ AUREA DELLA REDENZIONE.
Ora tutte le donne e gli uomini di buona volontà, redenti dall’UNICO SALVATORE DEL MONDO SIGNORE GESU’, POSSONO AGIRE LIBERAMENTE PERCHE’ FINALMENTE SI REALIZZINO LA PACE E IL BENESSERE MONDIALI MESSIANICI. La Gerarchia Cattolica E IL PAPA considerino attentamente  gli avvenimenti e per il bene del mondo intero indicano la celebrazione del CONCILIO ECUMENICO VATICANO III.
Sac. Salvatore Paparo

17 ott 2011

LETTERA APERTA AL VESCOVO MONS. LUIGI BETTAZZI.

Cintano 15 ottobre 2011: FESTA DI SANTA TERESA DI GESU’.


Amatissimo Mons. Luigi,

le chiedo nuovamente di scrivere un bellissimo articolo SULLA COLLEGIALITA’ EPISCOPALE.

Penso che il suo articolo sarà uno strumento utilissimo per illuminare e convertire TANTI VESCOVI RETTI DI CUORE, MA VITTIME DI UNA TEOLOGIA ERRATA, RETAGGIO DI UN PASSATO NON CONFORME AL MESSAGGIO EVANGELICO DI GESU’.

Spero anche che il suo articolo aprirà la via PER L’INDIZIONE DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO III, CONCILIO NECESSARIO E IMPROCRASTINABILE PERCHE’ LA CHIESA PRESENTI AL MONDO IL VERO VOLTO DI GESU’ E SI CONVERTA A LUI, UNICO SALVATORE DEGLI UOMINI. COSI’ FINALMENTE SI REALIZZERA’ LA PROFEZIA DI GESU’: “HO ALTRE PECORE CHE NON SONO DI QUESTO GREGGE. ANCHE DI LORO DEVO DIVENTARE PASTORE. ASCOLTERANNO LA MIA VOCE E DIVENTARANNO UN SOLO GREGGE CON UN UNICO PASTORE”.


Con vivo affetto

Sac. Salvatore Paparo

PRIMATO DELLA COSCIENZA INDIVIDUALE

Domenica XXIX  durante l’anno   A

OMELIA

I Farisei, nemici dichiarati di Gesù, volevano ad ogni costo la sua morte. Non potendolo, però, accusare di peccato, cercavano tutti  i modi per coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Il fatto che ci racconta il brano evangelico di oggi era stato preceduto da altri fatti simili.  Ricordiamone uno che tutti quanti conosciamo molto bene: un giorno i farisei colsero in flagrante adulterio una donna, la trascinarono dinanzi al tribunale di Gesù e gli dissero: “Questa donna, secondo la legge di Mosè, deve morire. Che te ne pare?”. Il tranello era evidente: se Gesù non avesse condannato la donna, avrebbe violato la legge di Mosè; se, invece, Gesù avesse condannato la donna, la sua predicazione sulla misericordia di Dio che perdona i peccatori, sarebbe stata messa sotto accusa. Ma Gesù, con la sua sapienza, seppe confondere i suoi nemici. A quegli uomini pronti a divenire assassini, rivolse la famosa frase: “Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra”. Nessuno scagliò la prima pietra perché tutti erano peccatori, e svergognati da Gesù, si allontanarono frettolosamente dal luogo. Allora Gesù disse all’adultera: “Donna, nessuno ti ha condannato? “. “Nessuno, Signore”. “Neanch’io ti condanno.Va’ in pace e non peccare più”. Gesù aveva vinto la sua battaglia.
Ma i farisei non si diedero per vinti. Il vangelo odierno ci dice che essi andarono all’assalto di Gesù con ipocrisia. E’ ipocrita chi vuole apparire buono ed invece è cattivo. I farisei incominciano il loro discorso lodando Gesù,ed in ciò dicono la verità: “Maestro, sappiamo che sei veritiero ed insegni la via di Dio con verità.
Tu non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno”.
Ma dietro la lode verace, si nascondeva la domanda tranello: “Dicci, dunque, il tuo parere: è lecito o no pagare il tributo a Cesare?” Il tranello consisteva in ciò: se Gesù avesse risposto: “E’ lecito pagare il tributo a Cesare”, si sarebbe alienato il favore del popolo che mal sopportava la dominazione romana ed attendeva il Messia liberatore; se, invece, avesse risposto: “E’ lecito pagare il tributo a Cesare”, sarebbe andato contro la legge romana, e i farisei l’avrebbero accusato come sobillatore del popolo presso l’autorità romana perché fosse condannato a morte. Ma Gesù, anche questa volta vinse i suoi nemici con la sua sapienza: “Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo”. Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: “Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?”. Gli risposero: “Di Cesare”. Allora disse loro: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.
Gesù ci insegna chiaramente che esistono due autorità: quella civile e quella religiosa, San Paolo, a sua volta, precisa che ogni autorità viene da Dio. In conseguenza dobbiamo ubbidire alle due autorità, eccetto nei casi in cui la nostra coscienza ci convince che una loro determinata legge o disposizione, è ingiusta. In questo caso gli Apostoli ci sono di modello: le autorità civili e
religiose di Gerusalemme imposero agli Apostoli di non parlare nel nome di Gesù. Gli Apostoli, invece, continuarono ad annunziare Gesù e il suo messaggio di salvezza. I capi di Gerusalemme, sdegnati, li arrestarono e li rimproverarono così. “Noi vi avevamo proibito severamente di non parlare nel nome di quell’uomo, e voi, invece, avete diffuso i vostri insegnamenti per tutta Gerusalemme”. Gli Apostoli risposero con prontezza e senza paura: “DOBBIAMO UBBIDIRE A DIO E NON AGLI UOMINI”. Gli uomini volevano cancellare per sempre il nome di Gesù; Dio, invece, VUOLE CHE GESU’ SIA RICONOSCIUTO DA TUTTI COME L’UNICO SALVATORE DEL MONDO. Perciò gli Apostoli disubbidirono agli uomini e ubbidirono a Dio.
Pertanto il nostro impegno deve essere questo: compiere sempre la volontà di Dio anche quando è necessario disubbidire agli uomini, comprese le autorità civili e religiose. Per non sbagliare dobbiamo seguire la voce della nostra coscienza perché se siamo persone rette, la voce della nostra coscienza è anche la voce di Dio.

Sac. Salvatore Paparo
Cintano 16 ottobre 2011

11 ott 2011

FESTA DELLA MADONNA DEL ROSARIO

FESTA DELLA MADONNA DEL ROSARIO   ANNO 2011

PREDICA

Nel corso dei secoli Maria Santissima ci ha fatto sentire continuamente la sua protezione materna; e per i suoi interventi materni si è spesso servita delle Apparizioni concesse soprattutto a dei bambini. Ad essi, e per mezzo di essi
anche a noi, la Madonna ha chiesto, fra l’altro, di recitare ogni giorno il Rosario per ottenere da Dio LA PACE MONDIALE MESSIANICA, promessa dal coro angelico alla nascita di Gesù: “PACE IN TERRA AGLI UOMINI CHE DIO AMA”. Così ha fatto, ad esempio, a Lourdes apparendo alla piccola Bernardetta nel 1858; così ha fatto a Fatima, apparendo nel 1917, in piena prima guerra mondiale, ai tre pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta; così sta facendo ai nostri giorni a Medjugorje, apparendo ogni giorno ad un gruppo di privilegiati.



Ciò premesso, ricordiamo in che cosa consiste la recita del Rosario richiesta insistentemente dalla Madonna. Essa consiste nella recita di 50 Ave Maria, premettendo un Padre Nostro ad ogni decina di Ave Maria.

Il Padre Nostro e l’Ave Maria sono le più belle preghiere. Il Padre Nostro ci è stato insegnato direttamente da Gesù. In esso Gesù, innanzi tutto, ci ha svelato che Dio è il nostro Padre Amoroso e che in quanto Padre Amoroso ci ha arricchito di tanti suoi doni e pensa a tutte le nostre necessità quotidiane. 

Nel Padre Nostro chiediamo anche l’avvento del Regno di Dio in questa terra, Regno di Dio che si costruisce amando Dio e amandoci vicendevolmente.

Nel Padre Nostro, infine, chiediamo a Dio il perdono dei nostri peccati e, nello stesso tempo, Gli esprimiamo la nostra volontà di perdonare coloro che ci hanno fatto del male. E ciò è necessario perché il Padre Celeste ci perdona i peccati solo se noi perdoniamo ai nostri fratelli le colpe che hanno commesso contro di noi.



Passiamo all’Ave Maria: in essa noi professiamo che Maria Santissima è la Piena di Grazia, la Benedetta fra tutte le donne, la Donna che ha ricevuto da Dio tutte le perefezioni che una creatura può ricevere, per cui Dio  non potrebbe creare una creatura più perfetta di Maria.

Nell’Ave Maria, poi, professiamo che Maria Santissima è la Madre di Dio, non nel senso che ha dato la vita a Dio: ciò è impossibile perché una creatuta non può dare la vita al suo Creatore; ma nel senso che ha dato la vita a Gesù, e Gesù non è solo uomo ma anche Dio.

Infine, nell’Ave Maria professiamo che Maria Santissima è la nostra Madre e a Lei ci rivolgiamo con filiale fiducia. Preghi la nostra Madre Maria Santissima per noi suoi figli peccatori; preghi per noi adesso, ma soprattutto preghi per noi nell’ora della nostra morte, perché la morte deciderà la nostra sorte eterna.



Quanto abbiamo detto ci sospinga ad assecondare il desiderio di Maria Santissima, proponendoci di recitare ogni giorno il Rosario PERCHE’ FINALMENTE SI INSTAURI IN QUESTA TERRA LA PACE MONDIALE MESSIANICA.



INTENZIONE ALLA PREGHIERA DEI FEDELI:

PERCHE’ LE MAMME, PRIORE DELLA FESTA, BERTOGLIO PUIN RITA E LONGO MARIA LUISA, E TUTTE LE ALTRE MAMME DELLA NOSTRA COMUNITA’ CRISTIANA CINTANESE, IMITINO LA SANTITA’ DI MARIA SANTISSIMA, LA MAMMA DI TUTTI, LA MAMMA PER ECCELLENZA, E COSI’ SIANO STRUMENTI EFFICACI DI DIO PER LA CONVERSIONE E LA SANTIFICAZIONE DELLE FAMIGLIE NOSTRE CONTEMPORANEE, CONVERSIONE E SANTIFICAZIONE INDISPENSABILI PER L’AVVENTO DELL’ETA’ AUREA DELLA REDENZIONE,   PREGHIAMO…



MESSAGGIO DI SANTA TERESA DI GESU’, SPECIALISSIMA PROTETTRICE MIA E DELL’OPERA  CENACOLO FAMILIARE:

“NIENTE TI TURBI, NIENTE TI SPAVENTI: TUTTO PASSA COME UNA PICCOLA TEMPESTA IN UN  PICCOLO BICCHIERE D’ACQUA.

DIO NON CAMBIA, LA PAZIENZA OTTIENE TUTTO”.



Sac. Salvatore Paparo

Cintano 9 ottobre 2011




29 set 2011

VISITA A BRONTE

HO VISITATO BRONTE, IL MIO PAESE D’ORIGINE:

22-27 SETTEMBRE 2011

Erano 31 anni che non andavo a Bronte, mio paese d’origine. Ora Gesù e la Madonna mi hanno inviato a Bronte per annunziare ai miei concittadini l’Opera Cenacolo Familiare. La circostanza è solenne: ho sposato il mio pronipote Carlo, il nipote prediletto di Vincenzino, mio fratello maggiore.
E’ stata anche un’occasione per un incontro familiare: eravamo presenti tutti i membri della famiglia Paparo Giuseppe e Travaglianti Maria Angela, nostri genitori. Compresi i membri acquisiti eravamo in 24. E’ meraviglioso: tutti i membri adulti della famiglia Paparo Giuseppe- Travaglianti Maria Angela hanno letto il blog dell’Opera Cenacolo Familiare: tutti sono entusiasti dell’Opera e la appoggiano con vivo calore.

Desidero ricordare, in modo particolare, un incontro: i membri presenti della nostra famiglia eravamo Petter, olandese, sposo della mia nipote Graziella, figlia di mio fratello Nello; Giuseppe, anche lui figlio di mio fratello Nello, ed io.
E’ intervenuto Petter dicendo che l’Opera Cenacolo Familiare deve essere divulgata al massimo in tutto il mondo; e poiché la lingua maggiormente parlata è la lingua inglese, deve essere tradotta in inglese. Giuseppe è d’accordo ed afferma: “ Sì, e questo compito è riservato a Piero”. Piero è mio nipote, figlio della mia sorella Concettina, e gestisce un’agenzia di traduzione: le Case Editrici gli ordinano la traduzione di libri scritti in varie lingue, e lui li traduce nella lingua richiesta: in inglese, in italiano, in tedesco, in spagnolo, in finlandese, in francese.
Io, felice, ho concluso così: “Sì, sono pienamente d’accordo: tradurre in inglese il blog dell’Opera Cenacolo Familiare, è compito riservato a Piero”.

Padre Vincenzo, il giovane parroco della parrocchia “Madonna del Riparo”, di Bronte, dove ho celebrato il matrimonio del mio pronipote Carlo, è entusiasta dell’Opera Cenacolo Familiare e, domenica 25 settembre, a conclusione della messa parrocchiale, da me celebrata alle ore 10, ha parlato con fervore di me e dell’Opera Cenacolo Familiare; ai presenti, circa 200 persone, ha rivolto l’invito a conoscere e ad approfondire la conoscenza dell’Opera Cenacolo Familiare visitando il suo blog; lui è disponibile ad aiutarli in ciò. I presenti hanno dato il loro assenso con un caloroso e prolungato battimani.

Durante la mia visita a Bronte, mio paese d’origine, sono avvenuti tanti altri fatti che mi hanno confermato nella convinzione  CHE IL COLLEGIO EPISCOPALE CATTOLICO E IL PAPA INDICANO IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO III, Concilio necessario e improcrastinabile perchè si realizzino al più presto le seguenti profezie:
“PACE IN TERRA AGLI UOMINI CHE DIO AMA”.
“PADRE, CHE SIANO UNA SOLA COSA COME IO E TU SIAMO UNA SOLA COSA. COSI’ IL MONDO CREDERA’ CHE TU MI HAI MANDATO”.
“HO ALTRE PECORE CHE NON SONO DI QUESTO GREGGE. ANCHE DI LORO DEVO DIVENTARE PASTORE. ASCOLTERANNO LA MIA VOCE E DIVENTERANNO UN UNICO GREGGE CON UN UNICO PASTORE”.

SARA’ L’ETA’ AUREA DELLA REDENZIONE, FONDATA SULLA PACE E SUL BENESSERE MONDIALI MESSIANICI; FONDATA SULLA SANTITA’ DELLA FAMIGLIA, CREATA AD IMMAGINE E SOMIGLIANZA DELLA FAMIGLIA TRINITARIA DI DIO PADRE, DI DIO FIGLIO, DI DIO SPIRITO SANTO; REDENTA CON LA PASSIONE, MORTE RISURREZIONE DI GESU’ , CON LA SINGOLARE COOPERAZIONE DI MARIA SANTISSIMA, MADRE DEL CORPO MISTICO DI CRISTO, CHE E’ LA CHIESA”.

Sac. Salvatore Paparo
Cintano 28 settembre 2011

4 set 2011

MONS. LUIGI BETTAZZI TRA LA PICCOLA COMUNITA' CRISTIANA CINTANESE




 CUORI SACRATISSIMI DI GESU' E DI MARIA, GRAZIE!
AVETE PORTATO MONS. LUIGI BETTAZZI IN MEZZO ALLA PICCOLA COMUNITA' CRISTIANA CINTANESE.
MONS. LUIGI BETTAZZI E' STATO SEMPRE MIO AMICO E DIFENSORE: SENZA DI LUI I MIEI NEMICI, COME LEONI RUGGENTI, MI AVREBBERO DIVORATO VIVO.
NON L'AVETE PERMESSO. GRAZIE!
ADESSO MI ATTENDO SOLO CHE IL PAPA BENEDETTO XVI, F I N A L M E N T E,
INDICA IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO III,  C O N C I L I O  N E C E S S A R I O
E  I M P R O C R A S T I N A B I L E .
MI AUGURO CHE MONS. LUIGI BETTAZZI, IL PIU' GIOVANE VESCOVO DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, SIA  ANCHE IL VESCOVO PIU' ANZIANO DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO III.

Sac. Salvatore Paparo
Cintano 4 settembre 2011.

28 ago 2011

SIMON PIETRO, PRIMO PAPA



DOMENICA XXII DURANTE L'ANNO   A
28 AGOSTO 2011

OMELIA

Servendomi della Parola di Dio, desidero oggi continuare a parlarvi sull'argomento iniziato otto giorni fa, CIOE' SUL PRIMO PAPA SAN PIETRO.

Come sappiamo, alla domanda di Gesù rivolta agli Apostoli: "E VOI, CHI DITE CHE IO SIA?", Simon Pietro rispose: "TU SEI IL FIGLIO DEL DIO VIVENTE". Gesù lodò Simon Pietro: " BEATO SEI TU SIMONE, FIGLIO DI GIONA, PERCHE' NE' CARNE, NE' SANGUE TE L'HANNO RIVELATO, MA IL PADRE MIO CHE' NEI CIELI".

Non ci deve sfuggire un particolare: Gesù afferma CHE SIMONE E' FIGLIO DI GIONA. Perchè? CHI E' GIONA? Giona è l'unico tra i Profeti dell'Antico Testamento, che ha fatto esattamente IL CONTRARIO di quello che Dio gli aveva chiesto di fare, ma che ALLA FINE SI DIMOSTRO' UBBIDIENTE A DIO.

Pertanto Gesù, chiamando Simon Pietro, figlio di Giona, intese dirgli: "TU SEI COME GIONA: FARAI SEMPRE IL CONTRARIO DI QUELLO CHE TI DIRO', PERO', ALLA FINE, FINALMENTE MI SEGUIRAI".

Citiamo alcuni esempi in cui Pietro si oppose a Gesù: otto giorni fa abbiamo anticipato il commento di quanto ci riferisce il brano evangelico di oggi. In particolare abbiamo evidenziato che Pietro sì, riconobbe in Gesù il Messia, ma non il vero Messia: Pietro voleva un Gesù-Messia condottiero, un Gesù-Messia che con le armi avrebbe liberato il popolo d'Israele dalla dominazione romana, ricostruito il Regno di Israele e dominato politicamente il mondo intero.
IL MESSIA GESU', invece, E' VENUTO PER SALVARE TUTTI GLI UOMINI CON IL MASSIMO GESTO DELL'AMORE; OFFRENDO, cioè, LA SUA VITA PER ESSI: "E' NECESSARIO CHE IO SOFFRA MOLTO DA PARTE DEI SOMMI SACERDOTI, ESSERE UCCISO DA ESSI E RISUSCITARE DOPO TRE GIORNI".

Spostiamoci, adeso, nel Cenacolo, e seguiamo due avvenimenti dell'Ultima Cena, in cui Pietro si oppose a Gesù:

Mentre cenavano, Gesù si alzò da tavola, depose il mantello, e preso un asciugamano se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi ai discepoli asciugandoli con l'asciugamano di cui si era cinto.
Pietro si oppose a Gesù: "Signore, tu lavi i piedi a me? Tu non mi laverai i piedi in eterno".
... Dopo aver lavato i piedi ai discepoli, Gesù riprese il mantello, sedette di nuovo e disse loro:"Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Signore e il Maestro, e dite bene perchè lo sono. SE, DUNQUE, IO IL SIGNORE E IL MAESTRO HO LAVATO I PIEDI A VOI, ANCHE VOI DOVETE LAVARVI I PIEDI GLI UNI GLI ALTRI. VI HO DATO L'ESEMPIO, INFATTI, PERCHE' ANCHE VOI FACCIATE COME IO HO FATTO A VOI".
Nelle parole di Gesù troviamo il motivo per cui Pietro si oppose e non volle farsi lavare i piedi: PIETRO CHE ASPIRAVA A GOVERNARE  INSIEME A GESU'- MESSIA, DOMINATORE DEL MONDO, NON POTEVA ACCETTARE DI IMITARE UN GESU'-MESSIA CHE ANZICHE' FARSI SERVIRE DAGI ALTRI, SERVIVA GLI ALTRI: "NON SONO VENUTO NEL MONDO PER ESSERE SERVITO, MA PER SERVIRE".

Sempre durante l'Ultima Cena Gesù, ad un certo punto, disse agli Apostoli: "Dove vado io, voi non potete venire". Gesù, infatti, andava a donare la sua vita per salvare tutti gli uomini, e gli Apostoli non erano ancora pronti a dare la vita per gli altri".
Intervenne Pietro: "Signore, dove vai?". Gli rispose Gesù: "Dove vado io, tu per ora non puoi venire. Mi seguirai più tardi". Ma Pietro non è assolutamente d'accordo con Gesù: " Signore, perchè non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te".
Sappiamo tutti che Pietro, dopo alcune ore, non solo non diede la vita per Gesù. ma rinnegò Gesù per tre volte.

Dinanzi alle opposizioni di Pietro, Gesù prese un atteggiamento di paziente attesa. Cercò sempre di far cambiare a Pietro la sua falsa metalità, ma CI RIUSCI' SOLO DOPO LA RISURREZIONE. Il grande momento ce lo racconta l'evangelista San Giovanni nell'ultimo capitolo del suo Vangelo:
" Dopo aver mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: "Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?". "Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene". Gli disse: "PASCI I MIEI AGNELLI". Gli disse di nuovo per la seconda volta : "Simone, figlio di Giovanni, mi ami?". Gli rispose: "Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene". Gli disse: "Pasci le mie pecore". Gli disse per la terza volta: "Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?". Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: "Mi vuoi bene?" e gli disse: "Signore, tu conosci tutto, tu sai che ti voglio bene". Gli rispose Gesù: "Pasci le mie pecore".

Riflettiamo: Gesù per tre volte chiede a Pietro se lo ama. Le prime due volte Pietro risponde tranquillamente: "Sì, Signore, tu lo sai che ti voglio bene". LA TERZA VOLTA, PERO', SI ADDOLORA, E SI ADDOLORA PERCHE' SI RICORDA DEL SUO TRIPLICE RINNEGAMENTO DI GESU'.
E' da sottolineare che Pietro ha rinnegato Gesù perchè ancora non lo amava perfettamente. Se lo avesse amato perfettamente, Pietro si sarebbe fidato di Gesù, gli avrebbe creduto. Ma poichè il suo amore per Gesù era ancora imperfetto, Pietro  SI CONTRAPPONEVA SEMPRE A GESU'. Se Pietro avesse amato perfettamente Gesù si sarebbe fidato di lui soprattutto quando gli rivelò CHE LUI NON SAREBBE STATO UN MESSIA RESTAURATORE DEL REGNO D'ISRAELE E DOMINATORE POLITICO DEL MONDO, MA CHE AVREBBE SALVATO TUTTI GLI UOMNI OFFRENDO PER LORO AMORE LA SUA VITA.

ORA FINALMENTE PIETRO AMA PERFETTAMENTE GESU'. ORA FINALMENTE PIETRO RICONOSCE DI AVERE SBAGLIATO OPPONENDOSI A GESU', E SI CONVERTE. E A PIETRO CONVERTITO GESU' AFFIDA L'UFFICIO DI PASCOLARE IL SUO GREGGE: "PASCI I MIEI AGNELLI, PASCI LE MIE PECORE".
IL COMPITO DI PIETRO E' AMARE COME GESU' AL MASSIMO GRADO LA COMUNITA' DEI CRISTIANI E CONFERMARE I CRISTIANI NELLA LORO FEDE IN GESU' FIGLIO DEL DIO VIVENTE.
Nel Vangelo di Luca leggiamo: "SIMONE, SIMONE, ECCO, SATANA VI HA CERCATI PER VAGLIARVI COME IL GRANO; MA IO HO PREGATO PER TE, PERCHE' LA TUA FEDE NON VENGA MENO. E TU, UNA VOLTA CONVERTITO, CONFERMA I TUOI FRATELLI".

PIETRO RIMASE FEDELE ALLA SUA MISSIONE, E PER QUESTA SUA FEDELTA', MORI' MARTIRE COME GESU', MORI' CROCIFISSO COME GESU'.

Sac. Salvatore Paparo

21 ago 2011

GESU' ROCCIA DELLA SUA CHIESA



Domenica XXI durante l'anno  A
21 agosto 2011

OMELIA

la pagina evangelica di oggi è fondamentale per la nostra fede e va esaminata attentamente.
Gesù inviò i suoi dodici Apostoli a predicare il Regno di Dio. Al loro ritorno volle conoscere il risultato della loro predicazione e li interrogò: "La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?".
Da tenere presente che quando Gesù parlava del Figlio dell'uomo, parlava di se stesso.
Le risposte furono deludenti. Nessuno aveva compreso chi era Gesù: chi lo credeva Giovanni Battista risuscitato, chi lo credeva Elia, Geremia o un altro profeta dell'Antico Testamento.
Allora Gesù interrogò direttamente gli Apostoli: "E voi chi dite che io sia?".
Rispose immediatamente Simon Pietro:
"Tu dei il Messia, IL FIGLIO DEL DIO VIVENTE".
In questa risposta c'è una parte vera ed una parte falsa. La parte vera è questa:
"TU SEI IL FIGLIO DEL DIO VIVENTE".
La parte falsa, invece, anche se apparentemente sembra vera, è questa:
"Tu sei il Messia". Gesù loda Simon Pietro per la parte vera: "Simone, tu sei BEATO perchè riconosci che io sono IL FIGLIO DEL DIO VIVENTE. Però, non mi hai riconosciuto in forza della carne e del sangue, ossia per le tue qualità naturali, ma perchè te lo ha rivelato il Padre mio che è nei Cieli. Ed io ti dico: " Tu sei Pietro, "UN MATTONE DA COSTRUZIONE" ED IO SONO LA ROCCIA SUL CUI SOLIDO FONDAMENTO COSTRUIRO' LA MIA CHIESA".
Pertanto, chi come Pietro riconosce CHE GESU' E' IL FIGLIO DEL DIO VIVENTE, come Pietro E' BEATO E ANCHE UN MATTONE PER LA COSTRUZIONE DELLA CHIESA DI GESU'.

Passiamo alla parte falsa della risposta di Pietro:  "Tu sei il Messia". Perchè è falsa?
Davide, nell'anno mille Avanti Cristo, instaurò il Regno d'Israele e lo instaurò con la guerra e con lo spargimento di tanto sangue umano. Ebbene, Pietro e suoi contemporanei erano convinti che il Messia, discendente di Davide, avrebbe liderato il Regno d'Israele dalla dominazione romana imitando il suo padre Davide, ossia con la guerra e con lo spargimento di tanto sangue umano.
Ebbene questa era una convinzione falsa. Gesù, infatti, non è venuto in questo mondo per liberare il popolo d'Israele dalla dominazione romana, MA PER SALVARE TUTTI GLI UOMINI CON IL MASSIMO GESTO DELL'AMORE OFFRENDO LIBERAMENTE LA SUA VITA PER ESSI.

Gesù cercò, inutilmente, di rettificare la falsa convinzione degli Apotoli sul Messia. Infatti, subito dopo aver lodato Pietro, proclamandolo Beato per la sua porofessione di fede, Gesù incominciò a dire apertamente agli Apostoli CHE EGLI DOVEVA SOFFRIRE MOLTO DA PARTE DEI SOMMI SACERDOTI, ESSERE UCCISO DA ESSI E RISUSCITARE DOPO TRE GIORNI.
Pietro, però, come abbiamo detto, essendo falsamente convinto che il Messia non doveva essere ucciso ma trionfare con le armi, si ribellò a Gesù e, presolo da parte, lo rimproverò duramente: "SIGNORE, CIO' NON TI ACCADRA' MAI. TU NON DEVI MORIRE".
Gesù reagì in modo severo; e mentre qualche minuto prima aveva chiamato Pietro BEATO per la sua professione di fede, adesso chiama Pietro SATANA: "Va' dietro a me, SATANA. Tu mi sei di scandalo perchè cerchi di distogliermi dal compiere la volontà del Padre mio, così come fece Satana nei giorni delle mie tentazioni in cui cercò di distogliermi dal compiere la volontà del Padre mio,
OFFRENDOMI TUTTI I REGNI DELLA TERRA SE IO L'AVESSI ADORATO. CON LA MIA RISPOSTA L'HO VINTO DEFINITIVAMENTE: "VATTENE, STA SCRITTO INFATTI:
ADORERARI IL SIGNORE DIO TUO, E RENDERAI CULTO SOLO A LUI".

Da quanto abbiamo detto deduciamo:
Noi come Pietro dobbiamo riconoscere CHE GESU' E' IL FIGLIO DEL DIO VIVENTE. Così come Pietro SAREMO BEATI E MATTONI CON CUI GESU' COSTRUIRA' LA SUA CHIESA.
Però, non dobbiamo imitare Pietro che voleva UN GESU' MESSIA CONDOTTIERO. GESU' NON E' UN CONDOTTIERO SANGUINARIO, MA IL RE DELLA PACE, IL BUON PASTORE CHE PER SALVARCI HA OFFERTO LIBERAMENTE LA SUA VITA.

Sac. Salvatore Paparo

10 ago 2011

SUPPLICA AL PAPA BENEDETTO XVI




Fratello Papa Benedetto XVI, La supplico di indire il necessario ed improcrastinabile Concilio Ecumenico Vaticano III. Il mondo è allo sfacelo! Solo Gesù lo può salvare. Ma Gesù sarà in grado di salvarlo soltanto se la Sua Chiesa TORNERA' ALL'UNITA':
"PADRE, CHE SIANO UNA SOLA COSA, COME IO E TU SIAMO UNA SOLA COSA. COSI' IL MONDO CREDERA' CHE TU MI HAI MANDATO".
Il Concilio Ecumenico E' LO STRUMENTO PREFERITO DALLO SPIRITO SANTO PER CONDURRE LA CHIESA DI GESU' A TUTTA LA VERITA'.
MARIA SANTISSIMA, LA MADRE DELLA CHIESA, La sospinga a prendere la coraggiosa decisione di indire IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO III.

Sac. Salvatore Paparo

Cintano 10 agosto 2011