23 ott 2013
Lite’ tra parrocchie per Piova
02 agosto 2010 — pagina 21 sezione: Alto Canavese
CINTANO. «Qui il padrone sono io. E sono io che decido». E’ autoritario don Angelo Bianchi, parroco di Castellamonte. Forse troppo per gli amministratori e i fedeli della piccola Cintano, minuscolo centro della Valle Sacra. Qui, in febbraio, era stato gravemente danneggiato il santuario di Piova da un’automobilista che aveva perso il controllo della propria auto. «Sono passati sei mesi - spiega la gente di Piova -, ma nessuno ha provveduto a risistemare l’edificio col rischio, per chi entra in chiesa, di venire colpito dai calcinacci che potrebbero staccarsi dalla facciata danneggiata».
Proprio a Piova, nei prossimi giorni, è in programma, presso il santuario mariano, l’annuale festa della Madonna delle Neve, ed agli occhi di chi interverrà, non si presenterà certamente un bello spettacolo. Senza contare, particolare certo non trascurabile, il rischio incolumità.
L’incidente, si diceva, era avvenuto in febbraio. L’autista che lo aveva provocato, a causa della neve sul fondo stradale, aveva perso il controllo della sua Opel “Safira” finendo contro il santuario e demolendone una parte del porticato (i danni accertati ammontano ad alcune decine di migliaia di euro). A tentare di restaurare il santuario ci avevano provato, senza risultato, don Salvatore Paparo (che ogni sabato celebra la messa a Piova) e alcuni componenti del Consiglio parrocchiale di Cintano
«Purtroppo, da quando la parrocchia di Cintano è passata sotto il diretto controllo di quella di Castellamonte - spiegano due componenti del Consiglio, Maria Luisa Nigro e Antonio Giovando -, non sappiamo più niente di come viene impiegato il denaro versato dai gestori della Casa di riposo “Madonna delle Grazie”, nè, più in generale, della nostra stessa parrocchia».
A riscuotere l’affitto della Casa di riposo, in effetti, ospitata in un’ala del santuario di Piova (circa 3 mila 300 euro al mese) è l’arciprete di Castellamonte don Angelo Bianchi. «Una quindicina di giorni fa - raccontano Maria Luisa Nigro (presidente del Consiglio parrocchiale) e Antonio Giovando (ex sindaco di Cintano) -, su sollecitazione di molti fedeli, abbiamo contattato un impresario edile della zona il quale ci ha assicurato che, in un paio di giorni, avrebbe messo in sicurezza il porticato. Mentre stavamo decidendo il da farsi, però, è sopraggiunto don Bianchi che stava scendendo da Sant’Elisabetta».
Il sacerdote si sarebbe stizzito per l’iniziativa intrapresa senza il suo avallo tanto da sgridare bruscamente i cintanesi. «Don Bianchi ci ha ricordato che su Piova le decisioni le assume lui e soltanto lui - aggiungono Nigro e Giovando -. Vorremmo capire, allora, a che cosa serve il Consiglio parrocchiale. Non abbiamo, tuttavia, intenzione di rassegnare le dimissioni perché crediamo che il nostro compito sia ancora utile per la comunità di Cintano». Una bella grana, e a ridosso della festa.
- Dario Ruffatto
L’ARTICOLO DI RUFFATTO L’HO TROVATO IN INTERNET
PUBBLICATO DA GOOGLE ALLA VOCE “SACERDOTE SALVATORE PAPARO”
L’Opera Cenacolo Familiare nasce in “embrione” nel maggio del 1946 in un seminario del Piemonte in seguito all’esperienza spirituale vissuta da don Salvatore Paparo, sacerdote cattolico nato a Cesarò (Messina) il 14 Agosto 1929 e morto a Cintano (To) l'1 febbraio 2015. Entrato nel Piccolo Seminario di Bronte (Catania) all’età di 10 anni, Salvatore matura la sua vocazione sacerdotale. Dopo la scuola media si trasferisce al Seminario Maggiore di Catania, dove rimane per due anni. Desiderando dedicarsi alla missione, l’8 Dicembre del 1945 entra nello studentato dei Padri Maristi a Cavagnolo (Torino). Nel maggio del 1946 si ammala gravemente e i medici disperano di salvarlo. Don Salvatore, invece, guarisce improvvisamente e, mentre si sente “immerso in Dio, luce-calore estasiante”, riceve questo messaggio: “L’umanità va incontro all’Età Aurea del Cristianesimo. Allora il mondo riconoscerà Gesù come unico suo Salvatore e vivrà in modo straordinario un’era di pace e di benessere. Tu sarai l’umile nostro strumento”.
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