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13 feb 2011

FUNERALE DI B. M.

OMELIA

Dio ci ha creato per la vita e per la felicità. Ci ha donato la vita corporale e la sua stessa vita.
Senza il peccato avremmo conosciuto solo la vita e la felicità.
Con il peccato sono entrate nel mondo la morte e l'infelicità.
La vita corporale ha un inizio, una sua crescita, un suo massimo sviluppo, e poi incomincia la parabola del declino, fino al suo disfacimento. E' la morte.
Oltre alla vita corporale, Dio ci ha donato la sua stessa vita: noi siamo figli di Dio e da Dio riceviamo la capacità di amare gli altri come li ama Lui: Dio Padre amoroso e compassionevole benefica tutti i suoi figli, sia i buoni sia i cattivi. Non dice: oggi farò sorgere il mio sole solo sui buoni per cui essi saranno illuminati, riscaldati e riceveranno vita; mentre i cattivi resteranno nelle tenebre, al freddo e moriranno presto. No, Dio Padre non agisce così; Dio Padre fa sorgere il suo sole sia sui buoni, sia sui cattivi.
Perchè la vita di Dio in noi cresca sempre più e si perfezioni, è necessario che amiamo gli altri come li ama Dio. Pertanto, dobbiamo orientare la nostra vita verso il bene degli altri,senza escludere nessuno, nemmeno i nostri più acerrimi nemici. Se siamo sordi ai bisoggni degli altri; se siamo ciechi di fronte alle necessità degli altri uccidiamo la vita di Dio in noi; per cui viviamo solo di egoismo, solo per il nostro tornaconto e anzichè fare il bene agli altri, causiamo loro del male.
Al Giudizio Universale saremo giudicati sul bene o sul male che abbiamo fatto agli altri, soprattutto ai più bisognosi e sofferenti. A quelli che durante la loro vita terrena hanno dato da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, una casa ai senza tetto, un vestito ai nudi, Gesù dirà:
"VENITE, BENEDETTI DAL PADRE MIO, RICEVETE IN EREDITA' IL REGNO PREPARATO PER VOI FIN DALLA CREAZIONE DEL MONDO". Invece, che durante la loro vita terrena non hanno soccorso gli affamati, gli assetati, i senza tetto, i nudi, i malati, Gesù dirà:
"ANDATE VIA, MALEDETT! ". Notiamo la differenza: mentre a quelli che hanno del bene ai bisognosi e ai sofferenti, Gesù dirà: "VENITE BENEDETTI DAL PADRE MIO"; e ciò perchè Dio è AMORE E BENEDICE; ai malvagi dirà: "ANDATE VIA, MALEDETTI" senza aggiungere: "MALEDETTI DA DIO", perchè Dio è AMORE E NON PUO' MALEDIRE NESSUNO. Ma allora chi ha maledetto i malvagi? La parola "MALEDETTO" la prima volta che appare nella Bibbia è per Caino, assassino di suo fratello. Perciò chi non aiuta i bisognosi è come un assassino. Egli è maledetto, però non da Dio che è Amore, ma da se stesso.

Il nostro pensiero adesso vada alla nostra sorella M.  Di lei desidero ricordare in modo particolare la fede in Gesù Eucaristico. Quando le portavo Gesù Eucaristico a casa, per lei era una grande festa, un'esplosione di gioia. E' giusto, pertanto, riferire a lei le seguenti parole di Gesù: "CHI MANGIA LA MIA CARNE E BEVE IL MIO SANGUE, HA LA VITA ETERNA,
E IO LO RISUSCITERO' NELL'ULTIMO GIORNO".

Sac. Salvatore Paparo

7 feb 2011

NOZZE D'ORO DI G. e A, L.

ALL'INIZIO DELLA MESSA


Desidero iniziare il nostro festoso incontro,  citando un versetto del Salmo 117:
"QUESTO E' IL GIORNO FATTO DAL SIGNORE. RALLEGRIAMOCI ED ESULTIAMO IN ESSO".

Carissimi G. e A. ,
tutti i presenti condividiamo la voztra gioia per l'alta vetta che avete ragggiunto: la vetta delle nozze d'oro. La Santa Messa che ci accingiamo a celebrare, intende essere un atto di ringraziamento a Dio per i tanti benefici che vi ha elargito durante i vostri cinquant'anni di vita matrimoniale. In particolare vuole essere un atto di gratitudine a Dio per il prezioso dono  di tre figli e di sette nipoti che formano la corona della vostra vita.

Per disporci ad una fruttuosa celebrazione eucaristica, chiediamo perdono a Dio dei nostri peccati. Diciamo insieme, CONFESSO...

PREDICA

Mentre continuiamo a gioire insieme a G. e ad A.  per le loro nozze d'oro, richiamiamoci alla mente il valore della famiglia alla luce della Rivelazione Divina.
Per capire la famiglia dobbiamo partire da Dio. E precisamente dalla definizione che San Giovanni Evangelista dà di Lui: "DIO E' AMORE". In quanto Amore, Dio non è UN SOLITARIO, ma UNA FAMIGLIA FELICISSIMA COMPOSTA DA TRE PERSONE: DAL PADRE, DAL FIGLIO E DALLO SPIRITO SANTO.
Le quattro carattteristiche dell'amore: DONO, RICAMBIO DEL DONO, UNIONE, FELICITA',
si realizzzano IN SOMMO GRADO NELLA FAMIGLIA TRINITARIA DI DIO:
D O N O  : il Padre dona tutta la sua vita al Figlio e lo genera.
R I C A M B I O   D E L   D O N O : il Figlio si ridona al Padre cosicchè Gesù che è il FIGLIO UNIGENITO DI DIO FATTOSI UOMO, potè affermare: "PADRE, TUTTO CIO' CHE E' TUO, E' MIO; TUTTO CIO' CHE E' MIO, E' TUO".
U N I O N E  : LO SPIRITO SANTO CHE E' L'AMORE PERSONIFICATO, unisce in Sè il
Padre (DONO) al Figlio ( RICAMBIO DEL DONO) e il Figlio al Padre, per cui abbiamo UN SOLO DIO IN TRE PERSONE.
F E L I C I T A '  :  noi siamo felici quando possediamo UN BENE, siamo più felici quando possediamo PIU' BENI. Per esempio siamo felici se abbiamo gli ochhi sani, siamo più felici se oltre ad avere gli ochhi sani, abbiamo anche l'udito sano. In pratica, noi siamo felici in proporzione dei beni che abbiamo. Ebbene, POICHE' LE TRE PERSONE DIVINE POSSEGGONO TUTTI I BENI IN SOMMO GRADO, SONO FELICISSIME, SONO LA FELICITA'.

La Famiglia Trinitaria di Dio non aveva bisogno di nesuno per essere FELICE; MA POICHE' E' AMORE E L'AMORE SI COMUNICA, per comunicare la sua felicità ad altri, CREO' L'UOMO A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA E LO CREO' FAMIGLIA.

Vediamo come la famiglia umana è immagine della Famiglia Trinitaria di Dio.
LA PRIMA PERSONA DELLA FAMIGLIA DIVINA E' INSIEME SPOSO E PADRE; SPOSA E MADRE. Nella famiglia umana dona le  sue qualità DI SPOSO E DI PADRE ALL'UOMO;
dona le sue qualità DI SPOSA E DI MADRE ALLA DONNA.
LA SECONDA PERSONA DELLA FAMIGLIA DIVINA, E' INSIEME FIGLIO E FIGLIA. Nella famiglia umana, pertanto, la sua immagine non è SOLO IL FIGLIO, MA IL FIGLIO E LA FIGLIA INSIEME.
LA TERZA PERSONA DELLA FAMIGLIA DIVINA, LO SPIRITO SANTO, E' L'AMORE CHE IN SE' UNISCE LE TRE PERSONE DIVINE  E LE RENDE FELICI. Nella famiglia umana l'immagine dello Spirito Santo E' LAMORE CHE UNISCE I SUOI VARI MEMBRI CHE LA COMPONGONO.  Da ciò comprendiamo che una famiglia umana in cui GLI SPOSI SI VOGLIONO BENE; I GENIPORI VOGLIONO BENE AI FIGLI E ALLE FIGLIE; I FIGLI E LE FIGLIE VOGLIONO BENE AI GENITORI; I FRATELLI E LE SORELLE SI VOGLIONO BENE TRA DI LORO, E' UNA FAMIGLIA UNITA E FELICE; mentre una famiglia i cui membri che la compongono, NON SI VOGLIONO BENE, E' UNA FAMIGLIA DIVISA E INFELICE.

A questo punto non posso che congratularmi con voi G. e A. , e con i vostri figli  M.L.  A. e  G. che siete riusciti a costruire quattro famiglie unite e felici.
Purtroppo, nello stesso tempo, dobbiamo rilevare che ai giorni nostri tantissime famiglie si sono sfasciate e  continuano a sfasciarsi con un ritmo impressionante, causando immani disastri nel loro seno e nella Società.

Il momdo si salverà solo con il risanamento delle famiglie. Infatti, L'ETA' AUREA DELLA REDENZIONE INCONTRO ALLA QUALE ANDIAMO E IN CUI GODREMO UN LUNGHISSIMO PERIODO DI PACE E DI BENESSERE MONDIALI MESSIANICI, SARA' FONDATA SULLA SANTITA' DELLA FAMIGLIA.

E' NOSTRO COMPITO PREGARE ED IMPEGNARCI PER COOPERARE AL RISANAMENTO DELLE FAMIGLIE, VIVENDO NELLA NOSTRA FAMIGLIA DI RECIPROCO AMORE.

Sac. Salvatore Paparo

6 feb 2011

QUINTA DOMENICA DURANTE L'ANNO A

OMELIA

La Parola di Dio oggi torna con insistenza a parlare sul simbolo della "LUCE".
Il profeta Isaia ci dice: "Dividi il tuo pane con l'affamato; introduci nella tua casa i miseri senza tetto; vesti uno che vedi nudo. COSI' LA TUA LUCE BRILLERA' FRA LE TENEBRE".
Isaia, dunque, ci dice che noi dobbiamo essere LUCE CHE VINCE LE TENEBRE; e lo siamo SE AIUTIAMO IL PROSSIMO BISOGNOSO.
Come notate c' è una contrapposizione TRA LA LUCE E LE TENEBRE. LA LUCE sono le buone opere che soccorrono il prossimo; LE TENEBRE sono le opere malvagie che danneggiano il prossimo. E' un bel paragone che è entrato nel comune pensare. Gli stessi giornali quando parlano di fattacci che danneggiano il prossimo li conglobano tutti sotto il significativo titolo  di "CRONACA NERA". NERA COME LE TENEBRE. Quando, invece, parlano di fatti degni di elogio perchè beneficano il prossimo, li qualificano come "CRONACA BIANCA". BIANCA COME LA LUCE.
Nel brano evangelico Gesù riprende ed approfondisce il simbolo della luce. Ci dice: "VOI SIETE LA LUCE DEL MONDO". Poco prima, però, ci aveva deto: "IO SONO LA LUCE DEL MONDO".  Come conciliare le due frasi apparentemente contraddittorie? E' Gesù, o siamo noi "LA LUCE DEL MONDO?". Evidentemente LA LUCE DEL MONDO E' GESU'; ma lo siamo anche noi perchè partecipiamo della sua luce come la luna partecipa della luce del sole. Quando la luna riceve i raggi del sole è ILLUMINATA e la notte DONA LA LUCE ALLA TERRA; quando, invece, la luna non riceve i raggi del sole  E' NERA, e la notte LASCIA LA TERRA NELLE TENEBRE. Applichiamo il tutto a Gesù e a noi. Gesù è la Luce del mondo: infatti è Lui che benefica tutti. Se noi acccettiamo IL REGNO DI DIO, Gesù ci comunica le su stessa LUCE  e noi come Lui siamo luce  E AGIAMO PER SOLLEVARE LE SOFFERENZE DEL BISOGNOSO E DEL SOFFERENTE. Se, invece, rifiutiamo IL REGNO DI DIO, rifiutiamo Gesù, LA LUCE, RESTIAMO TENEBRE, E CON LE NOSTRE AZIONI DANNEGGIAMO IL PROSSIMO.
A conclusione, accogliamo l'esortazione finale di Gesù:
"RISPLENDA LA VOSTRA LUCE DAVANTI AGLI UOMINI PERCHE' VEDANO LE VOSTRE OPERE BUONE E RENDANO GLORIA AL PADRE VOSTRO CHE E' NEI CIELI".

Sac. Salvatore Paparo.

1 feb 2011

31 gen 2011

QUARTA DOMENICA DURANTE L'ANNO A

OMELIA

Il brano evangelico di oggi è l'inizio del Discorso della Montagna che costituisce "LA COSTITUZIONE DEI DISCEPOLI DI GESU' ".
Gesù ci parla di otto Beatitudini, ma nella nostra riflessione domenicale ci soffermiamo solo sulla prima:
"BEATI I POVERI IN SPIRITO PERCHE' DI ESSI E' IL REGNO DEI CIELI".
Notiamo subito che Gesù nei Vangeli non ha mai detto che i poveri sono beati. Quindi affermare che Gesù ha detto che sono beati i poveri, cioè quelli che la Società ha reso poveri, non è vero. I poveri sono sofferenti che la Comunità Cristiana deve togliere dalla condizione di povertà.
La parola BEATO ai tempi di Gesù significava "FELICITA' PIENA E TOTALE".  Ebbene, Gesù per otto volte ci invita alla pienezza della felicità, e ci dice che questa felicità la raggiungiamo anche in questa terra se siamo POVERI IN SPIRITO. Ma chi sono i poveri in spirito? Purtroppo nel passato la Chiesa ha dato un'interpretazione puramente spirituale. In pratica diceva al ricco: "Tu sei ricco; mantieni pure le tue ricchezze, però devi distaccare il tuo da esse, e di tanto in tanto fare qualche opera di benficenza". Gesù, però, non si accontenta del semplice distacco spirituale dalle ricchezze  che non ha nessun senso (mantiene per sè le sue ricchezze e intanto i poveri muoiono di fame), MA ESIGE UN DISTACCO REALE DALLE RICCHEZZE.
I POVERI IN SPIRITO SONO, pertanto, coloro che volontariamente si rendomo poveri perchè i poveri siano meno poveri e, possibilmente, vincano la loro povertà. In ciò Gesù è il nostro modello: LUI CHE ERA RICCO SI RESE POVERO PERCHE' NOI DIVENISSIMO RICCHI.
Gesù vuole che nelle sue Comunità Cristiane tutti abbiano il necessario per vivere dignitosamente, e nessuno sia bisognoso. E' quanto realizzò la prima Comunità Cristiana di Gerusalemme: i Cristiani vendevano i loro beni, , davano il ricavato agli Apostoli, e gli Apostoli lo distribuivano a ciascuno secondo le proprie necessità. San Luca ci attesta che gli Apostoli e i Cristiani di Gerusalemme testimoniavano la Risurrezione di Gesù "CON GRANDE FORZA", e che tanti si convincevano che Gesù è veramente risorto e si convertivano a Lui PERCHE', AMMIRATI, COSTATAVANO CHE NESSUN MEMBRO  DELLA COMUNITA' CRISTIANA ERA BISOGNOSO.
Certo, noi Cristiani del terzo millennio non possiamo imitare ALLA LETTERA la Comunità Cristiana di Gerusalemme perchè i tempi sono cambiati; ma dobbiamo saper trovare il modo più idoneo per essere ANCHE NOI POVERI IN  SPIRITO.
Gesù ci dice che se siamo poveri in spirito, siamo anche beati perchè così POSSEDIAMO IL REGNO DEI CIELI. E' necessario chiarire subito che il Regno dei Cieli NON E' IL PARADISO MA IL REGNO DI DIO.  San Matteo che ha scritto il suo Vangelo per gli Ebrei divenuti Cristiani, ha voluto rispettare la mentalità degli Ebrei che non osavano pronunziare il nome di Dio, e per questo motivo, al posto del nome di Dio, usò l'espressione "REGNO DEI CIELI". Del resto lo facciamo anche noi nella lingua italiana, solo che non ce ne accorgiamo. Quando, ad esempio, diciamo "GRAZIE AL CIELO", certamente non intendiamo dire "GRAZIE ALL'ATMOSFERA" ma "GRAZIE A DIO". Quando diciamo "CHE IL CIELO NON VOGLIA" , intendiamo dire "CHE DIO NON VOGLIA".
Dunque, se noi siamo poveri in spirito POSSEDIAMO IL REGNO DI DIO. E DIO, RE MISERICORDIOSO, si prende cura di noi, in modo del tutto particolare, ci fa esperiumentare LA SUA PROVVIDENZA momento per momento, e la fedeltà alla sua promessa:
"CERCATE PRIMA DI TUTTO IL REGNO DI DIO E LA SUA GIUSTIZIA, E IL RESTO VI SARA' DATO IN SOVRAPPIU' ".

Sac. Salvatore Paparo

23 gen 2011

TERZA DOMENICA DURANTE L'ANNO A

OMELIA

dato che ci troviamo nell'ottavario di preghiera per ottenere da Dio la riunificazione delle Chiese Cristiane, dedichiamo la nostra riflessione domenicale al commento della Seconda Lettura della liturgia odierna che è un brano della Prima Lettera che San Paolo Apostolo scrisse ai cristiani di Corinto.
Corinto, capitale della provincia romana di Acaia, era una città importantissima per il commercio. Per questo motivo veniva frequentata da gente di ogni paese, di ogni razza e di ogni grado sociale. Corinto era nota anche per la sua forte corruzione morale.
San Paolo giunse a Corinto nell'anno 46 durante il suo secondo viaggio missionario e, con il suo solito slancio, vi predicò Gesù Crocifisso, Morto e Risuscitato. La predicazione di San paolo fu coronata da un grande successo cosìcchè, quando dopo circa tre anni di residenza, l'apostolo lasciò Corinto, la comunità cristiana di Corinto era numerosa e fiorente.
Nel terzo viaggio missionario, avvenuto dal 54 al 58, San Paolo fissò la sua residenza ad Efeso, ma, da padre premuroso, si teneva sempre informato delle Chiese da lui fondate, per aiutarle a superare eventuali loro difficoltà e per mantenerle nel primitivo fervore. Fu così che venne a conoscere le divisioni che, durante la sua assenza, erano sorte nella comunità cristiana di Corinto. Vi si erano formati quattro partiti: un gruppo aveva scelto per capo Apollo, un colto alessandrino che affascinava per la sua brillante predicazione; un secondo gruppo aveva fatto cadere le sue preferenze su Pietro; un terzo gruppo si era radunato attorno al nome di Paolo; ed infine un altro gruppo diceva semplicemente: "Noi siamo di Cristo".
San Paolo da Efeso si affrettò a scrivere una lettera ai Corinzi e li rimproverò severamente dicendo loro: "CRISTO E' UNO SOLO E NON PUO' ESSERE DIVISO COME L'AVETE DIVISO VOI. DOVETE VIVERE IN PERFETTA UNIONE DI PENSIERI E DI INTENTI".
Dalla seconda lettera che San Paolo scrisse ai Corinzi sappiamo che le divisioni furono superate.
Ma, purtroppo, la storia bimillenaria della Chiesa ha conosciuto altre divisioni molto più gravi e molto più estese. Anche oggi le Chiese Cristiane siamo ancora divise. E' sufficiente ricordare le loro principali denominazioni. Esistono: la Chiesa Cattolica, la Chiesa Ortodossa, la Chiesa Protestante, la Chiesa Anglicana.
La divisione dei cristiani è scandalo per i non credenti ed impedisce la loro conversione a Gesù, Unico Salvatore del  Mondo. Grazie all'azione dello Spirito Santo, però, abbiamo finalmente capito che non è possibile dirci cristiani e continuare ad odiarci. Dobbiamo convertirci, dobbiamo ricostruire la nostra unità. Allo scopo è sorto IL MOVIMENTO ECUMENICO.
Il Papa Giovanni XXIII che esercitò il suo ministero petrino dal 1958 al 1963, diede una svolta positiva decisiva al Movimento Ecumenico, principalmente con la celebrazione del Concilio Eccumenico Vaticano II e lanciando a tutti i cristiani, con la predicazione e con il suo stile di vita, questo proclama: "CERCHIAMO CIO' CHE CI UNISCE E NON CIO' CHE CI DIVIDE".
E' vero, ancora non siamo riusciti a ricostruire l'Unica Chiesa di Gesù; ancora ci sono molti ostacoli da superare. Ma nello stesso tempo dobbiamo riconoscere che si sono fatti grandi passi in avanti verso il raggiungimento della meta da tutti sospirata. Seguendo la luce interiore dello Spirito Santo possiamo accelerare la riunificazione delle Chiese Cristiane VIVENDO UNITI TRA DI NOI E RIVOLGENDO SPESSO A DIO PADRE, LA PREGHIERA CHE GLI RIVOLSE GESU' DURANTE L'ULTIMA CENA:
"PADRE, CHE SIANO UNA SOLA COSA, COME IO E TU SIAMO UNA SOLA COSA.
  COSI' IL MONDO CREDERA' CHE TU MI HAI MANDATO".

   Sac. Salvatore Paparo

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22 gen 2011

VENTOTTESIMA LETTERA A GESU' UNICO SALVATORE DEL MONDO

Cintano 22 gennaio 2011

Gesù, questa notte ho sognato Mons. Luigi Bettazzi al quale sono profondamente legato con vivi sentimenti di stima, di affetto e di GRATITUDINE. L'ho sognato all'ingresso del Soggiorno per Anziani "Madonna delle Grazie", struttura di proprietà della Parrocchia di Cintano nella quale, per disposizione del Padre Celeste, vivo da 48 anni.
La porta d'ingresso era spalancata, e Mons. Luigi dominava la scena con la sua statura imponente. Aveva la faccia molto pallida e leggeva il Breviario che teneva fra le mani. Il sogno è durato solo alcuni istanti; poi mi sono svegliato.

Gesù, desidero rivolgerti una supplica: se è nei piani eterni, misericordiosi e sapienti di Dio Padre,
fa' che Mons. Luigi che fu il più giovane vescovo Padre Conciliare del Concilio Ecumenico Vaticano Secondo, sia anche il più anziano vescovo Padre Conciliare del Concilio Ecumenico Vaticano Terzo, CONCILIO NECESSARIO E IMPROCRASTINABILE PERCHE' SI GIUNGA ALLA RIUNIFICAZIONE DELLE CHIESE CRISTIANE E SI ATTUI LA PREGHIERA CHE TU HAI RIVOLTO AL PADRE CELESTE DURANTE L'ULTIMA CENA:
"PADRE, CHE SIANO UNA SOLA COSA COME IO E TU SIAMO UNA SOLA COSA.
  COSI' IL MONDO CREDERA' CHE TU MI HAI MANDATO". 

  Sac. Salvatore Paparo

sA

16 gen 2011

SECONDA DOMENICA DURANTE L'ANNO A

OMELIA

Desidero dedicare la prima parte dell'Omelia di oggi al commento della profezia che abbiamo letto nella prima lettura: "TU PORTERAI LA MIA SALVEZZA FINO ALL'ESTREMITA' DELLA TERRA". Cioè, Gesù sarà riconosciuto e accettato COME UNICO SALVATORE DEL MONDO. Certo, parlare del trionfo totale di Gesù oggi, in un mondo pieno di guerre, di odio e di violenza, sembra un'utopia. Ma noi discepoli di Gesù, vinciamo lo scoraggiamento e ci fidiamo pienamente della promessa di Dio. Il trionfo di Gesù in tutto il mondo. è stato profetizzato da Dio già nel Vecchio Testamento. Citiamo alcuni passi scritturistici significativi:
"TUTTI I POPOLI DELLA TERRA SI CONVERTIRANNO E SARANNO VERAMENTE FEDELI AL SIGNORE".
"IL SIGNORE REGNERA' SU TUTTA LA TERRA. TUTTI ONORERANNO E RICONOSCERANNO LUI COME DIO".
"IL SIGNORE DICE: - VERRA' IL TEMPO IN CUI RADUNERO'  GLI UOMINI DI TUTTI I POPOLI E DI TUTTE LE NAZIONI, NONSTANTE I LORO PENSIERI E LE LORO AZIONI".  Non ci sfugga che la conversione del mondo intero a Gesù  E' OPERA DELLA MISERICORDIA DI DIO. ESSA, INFATTI,  AVVERRA'  N O N O S T A N T E  I PENSIERI E LE AZIONI DEGLI UOMINI. OSSIA: M A L G R A D O   L A    C A T T I V E R I A   U M A N A.
Il trionfo di Gesù nel mondo intero, dunque, è stato profetizzato nel Vecchio Testamento. Ma è soprattutto nel Nuovo Testamento che ESSO è stato accentuato. Citiamo alcuni passi caratteristici:
"A ME E' STATO DATO OGNI POTERE IN CIELO E SULLA TERRA. ANDATE DUNQUE E FATE DISCEPOLI TUTTI I POPOLI".
"HO ALTRE PECORE CHE NON SONO IN QUESTO GREGGE. ANCHE QUELLE IO DEVO GUIDARE. ASCOLTERANNO LA MIA VOCE, E DIVENTERANNO UN SOLO GREGGE, UN SOLO PASTORE". IL SOLO GREGGE E' IL MONDO INTERO; IL SOLO PASTORE E' GESU'.
Il mondo intero si convertirà a Gesù solo quando  i cristiani, superate le loro scandalose divisioni, TORNERANNO AD ESSERE UNITI. Gesù, infatti, nell'Ultima Cena, pregò così:
"COME TU, PADRE, SEI IN ME E IO IN TE, SIANO ANCH'ESSI (i miei discepoli) IN NOI, PERCHE' IL MONDO CREDA CHE TU MI HAI MANDATO".
Certamente il Padre ha esaudito Gesù perchè la sua preghiera è sempre efficace. Lo afferma lo stesso Gesù: "PADRE, SO CHE TU MI ASCOLTI SEMPRE".
Finalmente anche gli Ebrei si convertiranno a Gesù e riconosceranno IN LUI IL MESSIA ATTESO. Scrive, infatti, San Paolo: " GLI EBREI HANNO INCIAMPATO. MA IO MI DOMANDO: LA LORO ROVINA E' DEFINITIVA? NO, DI CERTO. LA LORO CADUTA HA FAVORITO LA SALVEZZA DEGLI ALTRI POPOLI... QUALE MAGGIORE BENEFICIO SI AVRA' QUANDO TUTTI LORO ACCETTERANNO IL CRISTO?".
San Paolo precisa che gli Ebrei si convertiranno a Gesù PER ULTIMI , DOPO CIOE' CHE GLI ALTRI POPOLI SARANNO GIUNTI ALLA SALVEZZA.

Qui desidero inserire la seconda parte della mia omelia.
Ogni anno, dal 18 al 25 gennaio, tutti i cristiani ci uniamo nella preghiera per ottenere da Dio il buon esito del MOVIMENTO ECUMENICO. Il Movimento Ecumenico mira alla riunificazione delle Chiese Cristiane. Gesù isitituì UNA SOLA CHIESA e ci disse che l'unità dei cristiani E' NECESSARIA perchè solo così i non cristiani riconosceranno in LUI L'UNICO SALAVTORE DEL MONDO. Purtroppo, però, nel corso dei secoli, i cristiani si sono lacerati tra di loro, hanno spezzato l'unica Chiesa in tante Chiese, ciascuna della quali si è convinta di essere L'UNICA VERA CHIESA DI GESU'. Ma, poichè, la divisione è scandalo per i non credenti e impedisce la loro conversione a Gesù, nel secolo scorso i cristiani si sono finalmente resi conto del loro stato anormale e hanno dato l'avvio AL MOVIMENTO ECUMENICO che oggi assume la sua principale espressione   nel CONSIGLIO ECUMENICO DELLE CHIESE, la quali hanno formulato così il loro intendimento:
"IL CONSIGLIO ECUMENICO E' UNA COMUNITA' DI CHIESE CHE, SECONDO LA SACRA SCRITTURA, PROFESSANO CHE GESU' CRISTO E' DIO E SALVATORE E PERCIO' INTENDONO REALIZZARE INSIEME LA MISSIONE A CUI SONO CHIAMATE: A GLORIA DI DIO, DEL PADRE, DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO".
Oggi fanno parte del Consiglio Ecumenico quasi tutte le Chiese Cristiane.
La Chiesa cattolica, nei riguardi del Consiglio Ecumenico, in un primo tempo assunse un atteggiamento critico ed intransigente. Proibì ai cattolici qualunque forma di presenza perchè riteneva che l'unica via per la riunificazione delle Chiese Cristiane era il ritorno puro e semplice delle Chiese dissidenti alla Chiesa Cattolica.
Sotto il pontificato di Giovanni XXIII ci fu una svolta decisiva. Papa Giovanni indisse il Concilio Ecumenico Vaticano II con lo scopo principale di trovare la via per la riunificazione delle Chiese Cristiane, PERO' , SENZA CONTINUARE AD ACCUSARE E A CONDANNARE LE CHIESE CRISTIANE NON CATTOLICHE, MA TENDENDO LORO UNA MANO AMICA. Disse loro:
"CERCHIAMO CIO' CHE CI UNISCE, E NON CIO' CHE CI DISUNISCE".
Il Concilio Vaticano II rimase fedele alle direttive del grande Papa Giovanni XXIII. Tra i suoi Documenti emanò un DECRETO SULL'ECUMENISMO, dominato da sentimenti pacificatori e unificatori. Il detto Decreto, infatti, ha approfondito e formulato I PUNTI COMUNI CHE LA CHIESA CATTOLICA HA CON LE ALTRE CHIESE CRISTIANE E OMESSO DI PARLARE SU CIO' CHE LA DIVIDE DA LORO.
Le Chiese Cristiane non Cattoliche sono rimaste soddisfatte  per il nuovo atteggiamento asunto dalla Chiesa di Roma a partire dal Papa Giovanni XXIII, e , pertanto,  anche loro hanno incominciato ad assumere un atteggiamento più benevolo nei confronti della Chiesa Cattolica.
I buoni frutti della reciproca buona disposizione dei cuori non si fecero attendere. Il dicembre del 1960 è una data storica PERCHE' L'ARCIVESCOVO FISCHER, PRIMATE DELLA CHIESA ANGLICANA INGLESE, ANDO' A ROMA E VISITO' IL PAPA GIOVANNI XXIII. QUESTA VISITA STORICA AVVENNE DOPO QUATTROCENTO ANNI DI RECIPOROCA ASPRA LOTTA.
E' STORICO ANCHE IL GENNAIO DEL 1964. IN QUELLA DATA, INFATTI, IL PAPA PAOLO VI E ATENAGORA, PATRIARCA DI COSTANTINOPOLI, A GERUSALLEMME, SI ABBRACCIARONO FRATERNAMENTE. CIO' AVVENNE DOPO NOVE SECOLI DI DIVISIONE TRA ROMA E COSTANTINOPOLI.

COME CONCLUDERE?
OGGI IL MONDO INTERO STA SOFFRENDO LE DOGLIE DEL PARTO. SOTTO LìAZIONE DELLO SPIRITO SANTO PARTORIRA' L'ETA' AUREA DELLA REDENZIONE, FONDATA SULLA SANTITA' DELLA FAMIGLIA. ALLORA GLI UOMINI GODRANNO UN LUNGHISSIMO PERIODO DI PACE E I BENESSERE MESSIANICI.
PERCHE' CIO' AVVENGA, PERO', SONO NECESSARIE E IMPROCRASTINABILI L'INDIZIONE E LA CELEBRAZIONE DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO III.

PREGHIAMO AFFINCHE' IL PAPA BENEDETTO XVI SIA LO STRUMENTO DI DIO PERCHE' SI VERIFICHI PRESTO QUESTO GRANDE EVENTO.

Sac. Salvatore Paparo
Sa

9 gen 2011

BATTESIMO DI GESU' ANNO 2011

OMELIA

Giovedi scorso, festa dell'Epifania, abbiamo concluso il periodo natalizio durante il quale abbiamo festeggiato la Nascita e l'Infanzia di Gesù. Oggi la Liturgia ci presenta Gesù, già adulto, all'inizio della sua vita pubblica. Ce lo presenta dinanzi a Giovanni Battista, il suo Precursore, il suo Primo Testimone.
Giovanni non conosceva personalmente Gesù, ma da Dio aveva ricevuto questa rivelazione: "IL MESSIA E' COLUI SUL QUALE, DOPO IL BATTESIMO, SCENDERA' LO SPIRITO SANTO, SOTTO FORMA DI UNA COLOMBA". Avvenne proprio così: non appena Gesù fu battezzato, lo Spirito Santo discese sulla sua testa sotto forma di una Colomba, mentre dal Cielo una voce, la voce del Padre Celeste, diceva: "QUESTO E' IL MIO FIGLIO DILETTO, NEL QUALE HO RIPOSTO TUTTA LA MIA COMPIACENZA. ASCOLTATELO".
Giovanni Battista finalmente potè dire ai suoi discepoli che il Messia Atteso era in mezzo a loro: "GESU' E' COLUI DEL QUALE IO DISSI: DOPO DI ME VIENE UN UOMO CHE MI E' PASSATO AVANTI, PERCHE' ERA PRIMA DI ME".
Gesù, come UOMO, è venuto DOPO Giovanni Battista: infatti è nato sei mesi dopo di lui; Gesù, come DIO, invece, era PRIMA di Giovanni: difatti è sempre esistito, non ha avuto un inizio.
Il giorno dopo il battesimo, Gesù passò dinanzi a Giovanni; e Giovanni, additandolo ai suoi discepoli, manifestò loro la Missione di Gesù e il modo con cui l'avrebbe portato a compimento. Usò questa espressione: "ECCO L'AGNELLO DI DIO CHE TOGLIE IL PECCATO DEL MONDO".
Gesù, battezzandosi, si è addossato, ha preso su di SE' i nostri peccati per distruggerli. Ma per riuscire a ciò dovette pagare un grande prezzo: come un agnello innocente è stato immolato per noi sulla Croce. Per cui San Pietro, scrivendo ai primi cristiani, potè giustamente affermare: "IL PREZZO DEL VOSTRO RISCATTO NON FU PAGATO IN ORO O ARGENTO, COSE CHE PASSANO; SIETE STATI RISCATTATI CON IL SANGUE PREZIOSO DI CRISTO. EGLI SI E' SACRIFICATO PER VOI COME UN AGNELLO PURO, SENZA MACCHIA".
Dal giorno in cui Gesù fu battezzato nelle acque del Giordano, l'acqua fu santificata, e da Dio Padre ricevette il potere di cancellare i nostri peccati e di santificarci. Dobbiamo, però, capire bene. L'acqua in se stessa, non può cancellare i nostri peccati e non può santificarci. Se l'acqua cancella i nostri peccati e ci santifica, è perchè Dio agisce in noi, NEL BATTESIMO,  quando essa ci viene versata sulla testa e il ministro celebrante pronunzia le parole sacramentali: "IO TI BATTEZZO NEL NOME DEL PADRE, DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO". Un paragone ci farà capire meglio: la penna da sè non è in grado di scrivere un libro. Ma se la penna è assunta come suo strumento da uno scienziato, da uno studioso,  allora essa riesce a scrivere delle cose meravigliose, così come nelle mani di Dante Alighieri compose le tre meravigliose cantiche dell'Inferno, del Purgatorio e del Paradiso. La medesima cosa dobbiamo dire dell'acqua: essa da sè non ha alcun potere di cancellare i nostri peccati e di santificarci; ma poichè Dio l'ha scelta come suo strumento, NEL BATTESIMO compie meraviglie: ci camcella i peccati, ci rende figli di Dio, fratelli di Gesù e fratelli tra di noi; eredi del Cielo.

A conclusione rileviamo che come Gesù una volta risuscitato non muore più; così noi risuscitati alla vita di Dio con il Battesimo, non dovremmo più morire con il peccato. L'esperienza, però, ci dice, purtroppo, che per la nostra debolezza, talvolta restiamo ancora vittime del peccato. In questa evenienza è necessario non dimenticare che il Padre Celeste e Gesù desiderano una sola cosa; desiderano solo che accogliamo, con gratitudine, il loro amore misericordioso che ci perdona il male commesso e ci ridona la pace interiore e la felicità.

Sac. Salvatore Paparo

6 gen 2011

EPIFANIA 2011

OMELIA

Epifania significa manifestazione del Signore, e più precisamente manifestazione del Signore che salva gli uomini. La festa di oggi  conclude il periodo natalizio, e lo conclude accentuando la volontà di Gesù di salvare non solo il popolo ebreo, ma anche il popolo pagano. Questa sua volontà salvifica universale, Gesù la manifestò nella Notte Santa della Sua Nascita a Betlem chiamando alla sua culla i rappresentanti dei due popoli: per mezzo di un angelo chiamò alla sua culla il popolo ebreo rappresentato dai pastori; per mezzo di una stella miracolosa chiamò alla sua culla il popolo pagano rappresentato dai Magi. Prima, però, di parlare dei Magi, facciamo una riflessione sulla nostra chiamata alla salvezza. Gesù ci ha chiamati alla sua culla non per mezzo di un angelo, non per mezzo di una stella miracolosa, ma facendoci nascere nel seno di una famiglia cristiana che ci ha educato nelle Fede. Gesù, poi, attraverso gli avvenimenti della nostra vita, lieti e tristi; attraverso le sue luci interiori ci ha sempre manifestato la sua volontà affinchè la seguissimo e così realizzassimo la missione particolare che ciascuno di noi ha ricevuto da Dio.
La festa dell'Epifania c'invita ad esaminarci sulla nostra fedeltà alla volontà di Dio per intraprendere un nuovo cammino di santità. In ciò i Magi ci sono di grande esempio.
Innanzi tutto ci insegnano la PRONTEZZA  nel rispondere " SI " alla volontà di Dio: i Magi, vista la stella miracolosa preannunziata dai profeti, capirono subito che il Messia Promesso era nato e che li invitava alla sua culla per salvarli. Essi non esitarono un solo istante; immediatamente organizzarono una carovana di cammelli e si misero in viaggio verso la Palestina.
In secondo luogo i Magi ci insegnano la GENEROSITA': si pensa che i Magi fossero degli scienziati persiani. Pertanto, dovettero affrontare i disagi del deserto per circa tre mesi.
Infine, i Magi ci sono MODELLI DI FIDUCIA NEL SIGNORE E MODELLI DI PERSEVERANZA: essi erano sicuri che il Signore li guidava mentre la stella miracolosa brillava sulle loro teste e li precedeva nel cammino. MA LA LORO SICUREZZA NON VENNE MENO AL MOMENTO DELLA PROVA: al loro ingresso in Gerusalemme la stella guida scomparve; essi domandavano a tutti: "DOVE E' NATO IL RE DEI GIUDEI?". E sentendosi rispondere sempre: "NON NE SAPPIAMO NULLA", non si scoraggiarono, ma intensificarono la loro ricerca. LA LORO FIDUCIA NEL SIGNORE E LA LORO PERSEVERANZA li portò fino al palazzo del re Erode, dove finalmente RICEVETTERO LA RISPOSTA CHE ATTENDEVANO. Gliela diedero i Sommi Sacerdoti e gli Scribi conoscitori della Sacra Scrittura: IL PROFETA MICHEA AVEVA PREDETTO CHE IL MESSIA SAREBBE NATO A BETLEM DELLA GIUDEA.

Nei momenti difficili della nostra vita dobbiamo imitare i Magi. In ciò ci può essere di aiuto anche l'esempio del padre gesuita Ives Congar: Congar era un teologo di avanguardia: insegnava dottrine cattoliche ma, purtroppo, fu ritenuto un eretico e lo castigarono: per castigo gli tolsero l'insegnamento teologico; per castigo lo costrinsero a vivere in un oscuro monastero. Finalmente, però, per lui giunse il momento della fine della prova: IL GRANDE PAPA GIOVANNI XXIII, PAPA MANDATO DA DIO, LO INVITO' AL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II COME ESPERTO DI TEOLOGIA, E GRAN PARTE DELLA SUA DOTTRINA PRIMA RITENUTA ERETICA, FU INSERITA  NEI DOCUMENTI CONCILIARI.

Ad alcuni amici che desideravano conoscere come aveva trascorso il tempo della sua prova, Padre Congar rispose: "NEL MOMENTO DELLE TENEBRE NON HO RIGETTATO NULLA DI QUANTO AVEVO VISTO NEL MOMENTO DELLA LUCE".

NEI MOMENTI DIFFICILI DELLA NOSTRA VITA IMITIAMO, PERTANTO, I MAGI; IMITIAMO PADRE CONGAR. NON RESTEREMO DELUSI COME NON RIMASERO DELUSI I MAGI, COME NON RIMASE DELUSO PADRE CONGAR.

Sac. Salvatore Paparo

1 gen 2011

CAPODANNO 2011

PREDICA

Oggi, primo giorno dell'anno 2011, celebriamo la Solennità di Maria Santissima MADRE DI DIO.
Nel secolo quinto Nestorio negò questa prerogativa di Maria Santissima. Diceva: "Maria non è Madre di Dio, ma solo madre di CRISTO UOMO". Nel 431 il Concilio di Efeso condannò Nestorio e proclamò solennemente CHE MARIA SANTISSIMA E' VERA MADRE DI DIO.
Evidentemente i Padri Conciliari non volevano affermare che Maria Santissima diede la vita a Dio. Ciò è impossibile. Infatti Maria è una creatura e Dio il Creatore: la creatura non può dare la vita al suo Creatore; sarebbe come affermare che LA FIGLIA HA DATO LA VITA AL PADRE.
Come intendere, pertanto, la maternità divina di Maria? Maria è Madre di Dio nel senso che è Madre di tutto Gesù e Gesù non è SOLO UOMO MA E' ANCHE DIO. Tale verità ci risulta chiara se ci lasciamo illuminare dalle relazioni che ciascun bambino ha con la sua mamma. Il bambino, dalla donna che chiama mamma, ha ricevuto solo una parte del suo corpo; l'altra parte l'ha ricevuta dal padre e l'anima gliel'ha data direttamente Dio. Ebbene, allo stesso modo, MARIA SANTISSIMA E' MADRE DI GESU' DIO, ANCHE SE A GESU' DIO HA DATO SOLO IL CORPO UMANO.

Il primo giorno dell'anno, oltre che a Maria Santissima Madre di Dio, è dedicato anche alla preghiera per ottenere da Dio LA PACE MONDIALE MESSIANICA. La giornata è stata istituita dal Papa Palo VI e per la prima volta fu celebrata il primo gennaio del 1968. Dobbiamo sottolineare che la data non fu casuale ma Provvidenziale. Infatti nel Natale del 1967 che avevamo appena festeggiato, avvenne un fatto straordinario: mentre noi uomini in terra celebravamo la nascita di Gesù, RE DELLA PACE, mentre ripetendo le parole degli Angeli cantavamo "PACE IN TERRA AGLI UOMINI CHE DIO AMA", tre astronauti americani, diretti verso la luna, alla strabiliante distanza di 386.000 chilometri, vedevano la terra grossa come una piccola palla. Furono presi da tristezza e si dissero: COME E' PICCOLA LA TERRA! E COME SIAMO STUPIDI NOI UOMINI CHE,  ANZICHE' VOLERCI BENE E AIUTARCI, CI UCCIDIAMO CON LA GUERRA". Poi Borman, il capitano dell'astronave, inviò a terra un messaggio di pace e pregò così: " O SIGNORE, MOSTRACI QUELLO CHE CIASCUNO DI NOI PUO' FARE PER AVVICINARE LA VENUTA DEL GIORNO DELLA PACE MONDIALE". La risposta può essere solo questa: SE, CON GESU' E MARIA SANTISSIMA, VOGLIAMO ESSERE ARTEFICI DELLA PACE MONDIALE MESSIANICA, DOBBIAMO VIVERE IN PACE CON LA NOSTRA COSCIENZA, IN PACE CON I MEMBRI DELLA NOSTRA FAMIGLIA  NATURALE, IN PACE CON I FRATELLI E LE SORELLE DELLA NOSTRA COMUNITA' CRISTIANA, IN PACE CON TUTTI COLORO CON I QUALI OGNI GIORNO VENIAMO A CONTATTO.

" GESU', CHE L'ANNO 2011 SEGNI UN PASSO DECISIVO VERSO LA PACE MONDIALE MESSIANICA  ".

Sac. Salvatore Paparo

27 dic 2010

26 DICEMBRE 2010: FESTA DELLA SACRA FAMIGLIA DI NAZARET

PREDICA

Oggi, domenica che segue mmediatamente il Santo Natale, festeggiamo la Sacra Famiglia di Nazaret, composta da Gesù, da Maria Santissima e da San Giuseppe. E' la famiglia eccezionale che Dio Padre ha regalato alla famiglia umana come perfetto modello da imitare.
INNANZI TUTTO, Gesù, Maria e Giuseppe si offrono alla famiglia umana come perfetto modello di amore verso il Padre Celeste. Infatti: GESU' amò il Padre Celeste facendo ogni giorno la sua volontà fino alla morte e alla morte di croce. MARIA amò il Padre Celeste vivendo per tutta la vita il suo " SI' " pronunziato al momento dell'Incarnazione di Gesù: "Ecco, io sono la serva del Signore, avvenga in me secondo la tua parola". GIUSEPPE amò il Padre Celeste eseguendoi suoi ordini con prontezza e generosità. Così avvenne, ad esempio, quando dovette fuggire in Egitto per difendere Gesù dalle mani sanguinarie di Erode.
IN SECONDO LUOGO Gesù, Maria e Giuseppe si offrono alla famiglia umana come perfetto modello di amore reciproco. Infatti: GESU' amò i suoi genitori ricolmandoli di delicatezze e stando sottomesso ad essi, come attesta l'evangelista Luca. MARIA amò il suo Figlio Gesù e il suo sposo Giuseppe ponemdosi a totale loro disposizione con premura e generosità. GIUSEPPE amò la sua sposa Maria e il suo figlio Gesù soprattutto con il suo lavoro di artigiano.
INFINE Gesù, Maria e Giuseppe si offrono alla famiglia umana pome perfetto modello di amore verso gli altri. Infatti: GESU' attraversò la Palestina in lungo e in largo beneficando tutti: guariva i malati, risucitava i morti, liberava dai demoni, perdonava i peccatori ridonando loro pace e serenità interiore. Gesù, soprattutto, si mostrò Buon Pastore che per salvare noi sue pecorelle, offrì liberamente la sua vita accettando l'umiliante e terribile morte di croce. MARIA accoglieva con tanta gentilezza coloro che andavano a visitarla e, pur essendo povera, trovava sempre qualcosa da donare a chi era più povero di lei. Maria, soprattutto, amò tutti noi affrontando con fortezza tutte le seofferenze necessarie per generarci e partorirci suoi figli e figli del Padre Celeste. Per nostro amore accettò  di essere la "REGINA DEI MARTIRI". Anche GIUSEPPE amò gli altri. Vediamolo, in modo particolare, nella sua bottega, mentre contrattava con i suoi clienti. Senza dubbio li trattava tutti gentilmente, richiedeva loro prezzi onesti, favoriva i più poveri.

GLI SPOSI E I GENITORI DEBBONO IMITARE MARIA SANTISSIMA E SAN GIUSEPPE:
I FIGLI DEBBONO IMITARE GESU'. COSI' ACCELERANO L'AVVENTO DELL'ETA' AUREA DELLA REDENZIONE CHE SARA' FONDATA SULLA SANTITA' DELLA FAMIGLIA.

Sac. Salvatore Paparo

26 dic 2010

NATALE 2010: MESSA DEL GIORNO

OMELIA

La nascita di Gesù ha dato una svolta decisiva alla nostra storia umana: noi uomini, frutto dell'amore di Dio, siamo stati creati per la felicità e per la vita. Con il peccato, purtroppo, abbiamo distrutto il piano di Dio e ci siamo condannati all'infelicità e alla morte. Dio misericordioso, però, immediatamente dopo il primo peccato ci promise un Salvatore, dicendo al demonio:
"Porrò inimicizia tra te e la donna; tra la tua discendenza e la sua discendenza.

  Essa ti schiaccerà il capo, e tu, invano, cercherai di insidiare il suo calcagno".
Dopo il primo peccato, la nostra storia umana si perde nella notte buia dei tempi: ignoriamo gli avvenimenti che si sono verificati per migliaia e migliaia di anni. Sappiamo solo che gli uomini peggiorarono sempre più sia nei confronti di Dio tanto da adorare le creature al posto del Creatore; sia nei loro confronti reciproci tanto che l'uomo divenne lupo all'altro uomo, sempre pronto a sbranarlo.
Quattromila annni fa, Dio intervenne per incomnciare a preparare la nascita del Salvatore promesso nell'Eden, subito dopo il primo peccato. Il prescelto progenitore di Gesù Salvatore fu Abramo, un pastore della Mesopotamia, l'attuale Iraq. Dio gli comandò: "LASCIA LA TUA PATRIA, LA TUA PARENTELA E VA' IN UN LUOGO CHE IO TI INDICHERO'".
Abramo non chiese dilucidazioni, si fidò di Dio, prese con sè la moglie Sara, il nipote Lot, i suoi servi, il suo bestiame e partì. Il luogo di destinazione era la terra di Canaan, l'attuale Palestina che in seguito sarà chiamata Terra Promessa perchè Dio la promise ai discendenti di Abramo. Infatti, in una notte stellata Dio disse ad Abramo: "I TUOI DISCENDENTI SARANNO NUMEROSI COME LE STELLE DEL CIELO. AD ESSI DARO' LA TERRA CHE TU CALPESTI".
Quando Giacobbe, nipote di Abramo, a causa di una carestia, fu costretto a lasciare la Palestina e a spostarsi in Egitto con tutti i suoi familiari, i discendenti di Abramo erano settanta. In Egitto, benedetti da Dio, si moltiplicarono in modo eccezionale e divennero un popolo, il popolo di Dio. Per il loro numero stragrande, il faraone d'Egitto ebbe paura che lo detronizzassero e li ridusse in una disumana schiavitù. Dio, però, intervenne in loro aiuto, per mezzo di Mosè li liberò dalla schiavitù egiziana e li condusse in Palestina, mantenendo così la promessa fatta ad Abramo:"AI TUOI DISCENDENTI DARO' LA TERRA CHE CALPESTI".
In Palestina sorse la monarchia ebraica. Il secondo re fu David, al quale Dio rinnovò la promessa del Salvatore: "IL MESSIA SARA' UN TUO DISCENDENTE".
Dopo mille anni l'arcangelo Gabriele fu mandato da Dio ad una giovane donna nazaretana, discendente di David. La giovane che si chiamava Maria, sarebbe stata la madre del Messia promesso: "PER OPERA DELLO SPIRITO SANTO TU CONCEPIRAI UN FUGLIO, LO DARAI ALLA LUCE, LO CHIAMERAI GESU'. EGLI E' IL FIGLIO DELL'ALTISSIMO".
Trascosi i normali nove mesi di gestazione, Maria Santissima, a Betlem di Giudea, diede alla luce il suo figliolo Gesù, lo avvolse in umili fasce e lo depose nella mangiatoia di una stalla, mentre gli angeli cantavano: "GLORIA A DIO NELL'ALTO DEI CIELI, E PACE IN TERRA AGLI UOMINI CHE EGLI AMA".

Il peccato ha distrutto l'amore e in conseguenza la famiglia di Dio: noi da figli devoti di Dio, siamo diventati suoi figli ribelli; da fratelli uniti nell'amore reciproco, siamo diventati fratelli divisi dal nostro egoismo e dall'odio reciproco. La massima espressione del nostro egoismo e del nostro odio è stata la guerra fratricida. Dal giorno in cui Caino uccise il fratello Abele, la storia umana è stata dominata dalle guerre. Ebbene, Gesù è venuto nel mondo per riaccendere il fuoco dell'amore e così ripristinare la pace: "PACE AGLI UOMINI CHE DIO AMA".  La Pace Mondiale Messianica si realizzerà perchè è fondata sulla Parola Verace di Dio. Sta a noi accelerare la venuta di quest'Era Meravigliosa VIVENDO IN PACE CON LA NOSTRA COSCIENZA, IN PACE CON I MEMBRI DELLA NOSTRA FAMIGLIA NATURALE, IN PACE CON I FRATELLI E LE SORELLE DELLA NOSTRA COMUNITA' CRISTIANA, IN PACE CON TUTTI COLORO CON I QUALI OGNI GIORNO VENIAMO A CONTATTO.

Sac. Salvatore Paparo.

NATALE 2010: MESSA DELLA NOTTE

OMELIA

Dopo la creazione tutto era in pace.
Noi uomini eravamo in pace con Dio, in pace fra di noi, in pace con la natura.
Il peccato introdusse nel mondo la guerra con tutte le sue deleterie conseguenze.
Dal giorno in cui Caino uccise il fratello Abele, le guerre hanno dominato la vita degli uomini, e il sangue fraterno è scorso a torrenti. Se il sangue umano versato nelle guerre non fosse stato succhiato dalla terra ed evaporato, noi, adesso, anzichè un mare di acqua, avremmo un mare di sengue umano.
Malgrado tutto, però, non dobbiamo restare vittime del pessimismo, perchè, duemila anni fa, Gesù, il Figlio Unigenito di Dio fattosi Uomo, è nato a Betlem. Ebbene, Gesù è venuto in mezzo a noi per capolgere la nostra situazione di guerra in situazione di pace. E' quanto il coro angelico cantò e profetizzò nella Notte Santa: "PACE IN TERRA AGLI UOMINI CHE DIO AMA".
E' vero, dopo la nascita di Gesù le guerre non sono cessate, e il sangue fraterno ha continuato a scorrere a torrenti. Nel secolo scorso, addirittura, abbiamo subito due terribili guerre mondiali, per cui tanti pensano che la Pace Mondiale Messianica promessa dagli angeli, non ci sarà. La Pace Mondiale Messianica, però, ci sarà. Ne siamo convinti perchè l'afferma La Sacra Scrittura che è LA PAROLA VERACE DI DIO. Dio, per mezzo dei suoi profeti, ha sempre mantenuta viva tra gli uomini questa certezza. Isaia, ad esempio, profetizzò che verrà il tempo in cui gli uomini non si combatteranno più tra di loro, non si prepareranno più alla guerra e trasformeranno le armi in strumenti di benessere.
Tra le numerosissime profezie scritturistiche sull'argomento, ci sono anche queste:
"IL MESSIA RISTABILERA' LA PACE FRA LE NAZIONI".
"IL MESSIA ASSICURERA' UNA PACE CONTINUA".
"GUARDATE COSA HA COMPIUTO IL SIGNORE, QUALI PRODIGI HA FATTO SULLA TERRA: IN TUTTO IL MONDO PONE FINE ALLE GUERRE".
Nel libro biblico dell'Apocalisse, l'apostolo San Giovanni racconta:
"VIDI SCENDERE DAL CIELO UN ANGELO CHE TENEVA IN MANO LA CHIAVE DEL MONDO SOTTERRANEO E UNA LUNGA CATENA. L'ANGELO AFFERRO' IL SERPENTE ANTICO CIOE' SATANA, IL DIAVOLO. E LO INCATENO' PER MILLE ANNI, LO GETTO' NEL MONDO SOTTERRANEO, NE CHIUSE L'ENTRATA E LA SIGILLO' SOPRA DI LUI. COSI' IL DIAVOLO NON AVREBBE PIU' INGANNATO NESSUNO PER MILLE ANNI".

Malgrado tante apparenze contrarie, ai nostri giorni ci sono anche TANTI SEGNI POSITIVI CHE CI CONVINCONO DI ESSERE GIUNTI ALLA VIGILIA DELL'AVVERAMENTO DI QUEST'ERA MERAVIGLIOSA IN CUI SATANA, RE DELLA GUERRA, SARA' INCATENATO; E IN CUI GESU', RE DELLA PACE, REGNERA' NEL MONDO INTERO CON IL SUO IMMENSO AMORE E LA SUA INFINITA MISERICORDIA.

Noi tutti dobbiamo con Gesù essere artefici della Pace Mondiale, vivendo in pace con la nostra coscienza; in pace con i membri della nostra famiglia naturale; in pace con i fratelli e le sorelle della nostra Comunità Cristiana; in pace con tutti coloro con i quali ogni giorno veniamo a contatto.

Sac. Salvatore Paparo.

25 dic 2010

NOTTE DI NATALE: PREGHIERA A GESU' BAMBINO

GESU BAMBINO, UNICO SALVATORE DEL MONDO, TI CHIEDO CON IMMENSA FIDUCIA UN IMPORTANTISSIMO DONO NATALIZIO: CHE PAPA BENEDETTO XVI INDICA IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO III: E' UN CONCILIO INDISPENSABILE E IMPROCRASTINABILE PERCHE' IL MONDO INTERO FINALMENTE TI RICONOSCA COME FIGLIO UNIGENITO INVIATO DAL PADRE CELESTE PER LA SALVEZZA DI TUTTI GLI UOMINI. FINALMENTE SI REALIZZERA' LA PACE MONDIALE MESSIANICA PROFETIZZATA DAL CORO ANGELICO  A BETLEM MENTRE NEONATO BAMBINO GIACEVI SULLA PAGLIA DI UNA MANGIATOIA, AVVOLTO IN UMILI FASCE; FINALMENTE SI REALIZZERA' IL REGNO DI DIO IN TUTTE LE SUE MIGLIORI ESPRESSIONI POSSIBILI IN QUESTA TERRA CHE GRADUALMENTE PREPARERANNO I CIELI NUOVI E LA TERRA NUOVA; FINALMENTE SI REALIZZERA' L'ETA' AUREA DELLA FAMIGLIA, CREATA AD IMMAGINE E SOMIGLIANZA DELLA FAMIGLIA TRINITARIA DI DIO PADRE, DI DIO FIGLIO, DI DIO SPIRITO SANTO; E REDENTA CON LA TUA PASSIONE, MORTE, RISURREZIONE, CON LA MIRABILE COOPERAZIONE DI MARIA SANTISSIMA, MADRE DEL TUO CORPO MISTICO. GRAZIE, GESU' BAMBINO.

Sac. Salvatore Paparo

19 dic 2010

QUARTA DOMENICA D'AVVENTO A

OMELIA

La Liturgia della Parola della quarta domenica d'Avvento, ci offre un'occasione propizia per riflettere sulla famiglia per eccellenza, sulla famiglia modello delle famiglie cristiane; ossia sulla Sacra Famiglia di Nazaret composta da Gesù, da Maria Santissima e da San Giuseppe.
Consideriamo singolarmente i tre membri della Sacra Famiglia, iniziando da Gesù. Promesso da Dio come nostro Redentore, subito dopo il peccato originale, la Prima Lettura ci richiama alla mente una delle innumerevoli reiterate profezie sulla suddetta promessa divina: "ECCO, afferma Isaia, LA VERGINE CONCEPIRA' E PARTORIRA' UN FIGLIO, CHE CHIAMERA'
EMMANUELE CHE SIGNIFICA DIO CON NOI".
La Vergine che concepì e partorì l'Emmanuele è Maria di Nazaret. Duemila anni fa, Dio mandò da lei il suo arcangelo Gabriele per annunziarle il grande evento. Maria, nella sua umiltà, ne rimase confusa, e interrogò l'angelo per conoscere come sarebbe avvenuto il concepimento, dato che lei aveva fatto il voto di verginità. L'angelo le rispose che Dio onnipptente, il quale aveva fatto sbocciare un figlio nel seno sterile della sua parente Elisabetta, avrebbe fatto sbocciare un figlio anche nel suo seno fertile, senza intervento di un uomo: "LO SPIRITO SANTO SCENDERA' SOPRA DI TE  E LA POTENZA DELL'ALTISSIMO TI COPRIRA' CON LA SUA OMBRA. PER QUESTO IL BAMBINO CHE NASCERA' DA TE, SARA' CHIAMATO SANTO, FIGLIO DI DIO". Maria diede il suo assenso: "IO SONO LA SERVA DEL SIGNORE, SI FACCIA DI ME COME HAI DETTO".  In quel momento il Figlio Ungenito di Dio, PER OPERA DELLO SPIRITO SANTO, divenne anche il Figlio di Maria, assumendo da Lei il corpo umano.
Maria conservò gelosamente questo segreto, non lo rivelò a nessuno, neanche al suo sposo Giuseppe. L'evento era troppo sublime e inconcepibile alla mente umana; per cui Maria preferì fidarsi di Dio e lasciare a Lui il modo di comunicarlo a Giuseppe.
Evidentemente una maternità non si può conservare a lungo nel segreto. Quando i segni esterni della marternità di Maria apparvero evidenti, Giuseppe cadde in una profonda crisi di coscienza perchè, da una parte, sapeva benissimo che lui non aveva avuto rapporti intimi con la sua sposa, e dall'altra parte, conoscendola molto bene, non poteva dubitare della santità di Maria, per cui non gli passò neppure lontanemente nella mente il dubbio di un suo eventuale adulterio.
Il Santo Vangelo ci dice che Giuseppe era un uomo giusto e che anche in quella circostanza agì da uomo giusto. Non pensò di denunciare pubblicamente Maria come adultera perchè era convintissimo della sua innocenza; ma poichè la Legge Mosaica non gli consentiva di trattenere con sè Maria in quelle condizioni, decise di licenziarla in segreto. Mentre pensava di eseguire la sua decisione, Dio che non abbandona mai i giusti, intervenne, gli inviò il suo angelo Gabriele, il quale durante un sogno gli svelò il segreto: "GIUSEPPE, NON TEMERE DI PRENDERE CON TE  MARIA TUA SPOSA. INFATTI, IL BAMBINO CHE E' GENERATO IN LEI, E' OPERA DELLO SPIRITO SANTO". Quando si destò dal sonno, Giusepoe fece come gli aveva comandato l'angelo del Signore, e prese con sè la sua sposa.

L'insegnamento principale che dobbiamo trarre dal comportamento di Maria Santissima e di San Giuseppe, non può essere che questo: nei momenti difficili della nostra vita, dobbiamo coltivare una illimitata fiducia in Dio: Dio che è il nostro Padre amoroso e premuroso guiderà ogni avvenimento della nostra esistenza per il il nostro bene, ed anche perchè realizziamo nel modo migliore la missione che Egli ha affidato a ciascuno di noi per l'edificazione del Corpo Mistico di Gesù.

Sac. Salvatore Paparo

12 dic 2010

TERZA DOMENICA D'AVVENTO A

OMELIA

Preparandoci al Santo Natale, dobbiamo rinnovare  spesso la nostra fede in Gesù, Dio fattosi Uomo; e lasciarci dominare da sentimenti di esultanza perchè Gesù che viene, è il nostro Salvatore.
Accostiamoci al brano evangelico di oggi.
Giovanni Battista è l'ultimo e il più grande profeta dell'Antico Testamento. I profeti dell'Antico Testamento insistevano molto sull'ira di Dio che avrebbe sterminato i peccatori. Anche Giovanni Battista, nella sua predicazione per preparare la via a Gesù, usò detto linguaggio. Diceva:
"Razza di vipere,  non vi salverete dall'ira che sta per venire. La scure è già alla radice degli alberi. Oggni albero che non fa buon frutto, sarà tagliato e gettato nel fuoco. Il Messia ha in mano il ventilabro, pulirà bene la sua aia, radunerà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con fuoco inestinguibile".
Per questa sua convinzione, Giovanni Battista che, al momento del battesimo, aveva riconosciuto il Messia in Gesù, vedendo che Gesù, anzichè severo giudice e sterminatore dei peccatori, si dimostrava con loro misericordioso, rinchiuso nel carcere del Macheronte, fu assalito da un tremendo dubbio: "Ma Gesù, è proprio il Messia?". Attanagliato da questa lotta interiore, Giovanni manda alcuni dei suoi discepoli da Gesù per domandargli: "Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettarne un altro?". Ossia: "SEI TU IL MESSIA, O NO?".
La risposta di Gesù è chiara: "SI', SONO IO IL MESSIA. Io, però, non sono venuto nel mondo per giudicarlo e condannarlo, ma per salvarlo e beneficarlo. I tuoi discepoli, Giovanni, ne sono testimoni oculari: GUARISCO I CIECHI, I SORDI, I MUTI, GLI ZOPPI; RISUSCITO I MORTI". Come notate, Gesù non ha detto "PERDONO I PECCATI", e non lo ha detto perchè Giovanni non dubitava affatto di ciò: egli era pienamente convinto che Gesù avrebbe perdonato e salvato i peccatori pentiti; me nello stesso tempo era anche pienamente convinto che Gesù avrebbe dovuto sterminare i peccatori incalliti nel male. Ebbene, Gesù, con le sue parole e il suo comportamento lrettificò la seconda convinzione di Giovanni. Gesù, infatti,  non fu il severo sterminatore dei peccatori, ma il loro tenero amico: amava la loro compagnia, non disdegnava di pranzare con essi. Con essi mangiava e beveva gioiosamente. E a coloro che si scandalizzavano per l'affettuoso trattamento che riservava ai peccatori, diceva: "NON SONO I SANI CHE HANNO BISOGNO DEL MEDICO, MA I MALATI". I peccatori comprendevano benisssimo l'amore misericordioso di Gesù, e si convertivano. Basta citare Zaccheo, uomo molto ricco e ladro. Gesù si autoinvitò ad un pranzo, e Zaccheo lo accolse in casa sua, con indicibile gioia. Colpito dalla bontà di Gesù, Zaccheo comprese anche il suo messaggio evangelico di misericordia e, dopo il pranzo, al momento del congedo, fece un mirabile gesto, espressione della sua sincera conversione. Disse a Gesù: "Signore, do la metà dei miei beni ai poveri e se ho rubato a qualcuno, restituisco il quadrupo". Gesù gli rispose: "OGGI LA SALVEZZA E' ENTRATA IN QUESTA CASA, POICHE' ANCH'EGLI E' FIGLIO DI ABRAMO. INFATTI IL FIGLIO DELL'UOMO E' VENUTO A CERCARE E A SALVARE CIO' CHE ERA PERDUTO".

Sac. Salvatore Paparo.

8 dic 2010

VENTISETTESIMA LETTERA A GESU' UNICO SALVATORE DEL MONDO

 OTTO DICEMBRE 2010 : FESTA DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA SANTISSIMA.
Grazie, Gesù: i fratelli amici  REDATTORI del blog Rai Vaticano mi hanno fatto un grande dono.
Sento prorpio che il mio fratello amico Giuseppe De Carli dal Cielo protegge me e l'Opera Cenacolo Familiare.

Sac. Salvatore Paparo

5 dic 2010

SECONDA DOMENICA D'AVVENTO A

OMELIA

Duemila anni fa, nel deserto della Giudea, comparve un giovane profeta di nome Giovanni. Indossava una veste di peli di cammello, stretta ai fianchi con una cintura di pelle. Il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. A lui accorrevano tante folle provenienti da Gerusalemme, da tutta la Giudea e da tutta la zona adiacente al Giordano.
Il giovane profeta si presentò come l'inviato da Dio per preparare i cuori ad accogliere il Messia la cui venuta era imminente. Predicava la necessità di una profonda conversione e la necessità di fruttificare opere buone. Fra l'altro diceva: " Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha; e chi ha del cibo faccia lo stesso".
Minacciava anche  severi castighi a coloro che non si convertivano e che non davano frutti di vera conversione. Diceva loro: "Ogni albero che non dà frutti buoni, sarà tagliato e gettato nel fuoco".
Tutti coloro che accettavano l'invito alla coversione si immergevano nelle acque del Giordano, confessavano pubblicamente i loro peccati, venivano battezzati da Giovanni Battista ed ottenevano il perdono del male commesso.
Un giorno amche Gesù si presentò davanti a Giovanni Battista per farsi battezzare da lui. Giovanni acconsentì solo dopo alcune esitazioni: " Sono io che debbo essere battezzato da te, e tu vieni da me?".
Il battesimo di Gesù, però, deve essere ben compreso: esso per Gesù non fu come per noi una purificazione, una liberazione dal peccato. In Gesù, infatti, non c'era alcun peccato. Gesù facendosi battezzare compì un grande gesto d'amore verso di noi: si addossò i nostri peccati per distruggerli. San Paolo arriva a dire che Gesù, non solo prese i nostri peccati su di sè, ma che addirittura si è fatto peccato per noi. Leggiamo, infatti, al capitolo quinto  della sua Seconda Lettera ai Corinzi: "Colui che non conobbe peccato, Dio lo ha fatto diventare peccato per noi, affonchè noi diventassimo in Lui giustizia di Dio". Il gesto d'amore per noi, costò molto a Gesù. Gesù, infatti, ha sofferto per tutta la vita. Ma il peso dei nostri peccati, Gesù lo sentì, in modo particolare, nell'orto del Gestsemani. Durante quelle tremende tre ore di agonia, Gesù rimase come schiacciato dai nostri peccati. Da qui il sudore di sangue, da qui la sua preghiera: "Padre, se è possibile, passa da me questo calice". Ma ciò non era possibile: infatti, con il suo battesimo Gesù aveva accettato e incominciato la sua Passione per salvarci; e la sua Passione doveva concludersi sulla croce. Gesù stesso parlò della sua morte in croce, in termini di battesimo: "Sono venuto a portare il fuoco dell'amore sulla terra, e che cosa voglio se non che si accenda? Prima, però, debbo essere battezzato con un battesimo, e come sono in angustia finchè non sia compiuto". Quando Gesù Crocifisso, immediatamente prima di morire, pronunciò le parole: "TUTTO E' COMPIUTO", voleva dire: " IL MIO BATTESIMO E' GIUNTO AL SUO COMPIMENTO".

Per concludere pensiamo al nostro battesimo. Con il battesimo noi siamo divenuti Membra del Corpo Mistico, e Dio Padre ci ha affidato la stessa missione redentrice di Gesù: salvati da Gesù, dobbiamo salvare insieme a Gesù. Dobbiamo, cioè, unire le nostre sofferenza alle sofferenze di Gesù perchè i nostri fratelli peccatori si convertano ed abbiano la vita eterna.

Sac. Salvatore Paparo

2 dic 2010

UNO SPAZIO SENZA DOMINAZIONE MASCHILE

Dal libro " GESU' " ( Un approccio storico ) di
Josè Antonio Pagola

La sua esperienza di Dio Padre, difensore degli ultimi, e la fede nella venuta del suo regno portano Gesù a comportarsi in maniera tale che il suo operato mette in crisi costumi, tradizioni e pratiche che opprimevano la donna. Gesù non può sopprimere l'opprimente carattere patriarcale di quella società. E' semplicemente impossibile. Tuttavia, egli introduce delle basi nuove e un attteggiamento in grado di "depatriarcalizzare" la società: nessuno può, in nome di Dio, difendere o giustificare nè la prepotenza degli uomini nè l'assoggettamento delle donne al loro potere patriarcale.. Gesù sovverte tutto promuovendo dei rapporti fondati sul fatto che tutte le persone, donne e uomini, sono create e amate da Dio: egli le accoglie nel suo regno come figli e figlie di uguale dignità. Gesù vede tutti come persone ugualmente responsabili davanti a Dio. Non parla mai a nessuno partendo dalla sua funzione di uomo o di donna; in lui non è possibile trovare esortazioni che concretizzino i doveri degli uomini da un lato e i doveri delle donne dall'altro, come è normale tra i rabbini giudei e come avverrà anche nelle prime comunità cristiane, quando verranno regolamentati i doveri domestici dell'uomo e soprattutto della donna. Gesù chiama tutti, donne e uomini, a vivere come figli e figlie del Padre, senza proporre una sorta di "seconda morale" più specifica ed esclusiva per donne  e per uomini.
A far soffrire le donne, probabilmente, non è tanto il fatto di vivere al servizio del marito e dei figli, ma soprattutto quello di sapere che, in qualunque momento, il marito può ripudiarle abbandonandole alla loro sorte. Questo diritto dell'uomo si basa niente di meno che sulla legge: "Se risulta che la donna non trova grazia ai suoi occhi, perchè scopre in lei qualcosa che non le piace, redigerà per lei un atto di ripudio, glielo metterà in mano e la scaccerà da casa" (Deuteronomio 24,1). Già prima della nascita di Gesù, gli esperti della legge discutevano vivacemente sul modo di interpretare queste parole. Secondo i seguaci di Shammai, si poteva ripudiare la moglie soltanto in caso di adulterio; secondo la scuola di Hillel, era sufficiente trovare nella moglie "qualcosa di sgradito", per esempio che aveva lasciato bruciare il pasto. A quanto sembra, ai tempi di Gesù era questa la tendenza che si andava affermando. Più tardi, Rabbi Aqiba avrebbe fatto un passo ulteriore: per ripudiare la moglie è sufficiente che al marito piaccia di più un'altra donna. Mentre gli uomini dotti discutevano, le donne non potevano alzare la voce per difendere i loro diritti.
In un qualche momento, la questione arrivò fino a Gesù: "Può il marito ripudiare la moglie?". La domanda è totalmente maschilista, in quanto la donna non aveva alcuna possibilità di ripudiare il marito. Con la sua risposta, Gesù sorprende tutti. Le donne che lo ascoltano non riecono a crederci. Secondo lui, se nella legge vi è il ripudio, ciò si deve "alla durezza di cuore" degli uomini e al loro atteggiamento maschilista, ma il progetto originario di Dio non era quello di un matrimono patriarcale. Dio ha creato l'uomo e la donna perchè siano "una sola carne", come persone chiamate a condividere il loro amore, la loro intimità e la loro intera vita in comunione totale. Per questo "quel che Dio ha unito l'uomo non lo separi". Ancora una volta Gesù prende posizione in favore delle vittime, mettendo fine al privilegio degli uomini di ripudiare le moglie a loro capriccio ed esigendo per le donne una vita più sicura, degna e stabile. Dio non vuole strutture che generino la superiorità dell'uomo e la soggezione della donna; nel regno di Dio esse dovranno scomparire. Questo è appunto quanto Gesù promuove all'interno di quella "nuova famiglia" che sta formando con i suoi seguaci a servizio del regno di Dio. Una famiglia non patriarcale, dove tutti sono fratelli e sorelle; una comunità senza dominazione maschile e senza gerarchie stabilite dall'uomo. Un movimento di seguaci in cui non vi è "padre". Soltanto quello del cielo. Non sappiamo dove nè quando sia avvenuto; le fonti cristiane hanno conservato un episodio significativo della vita di Gesù. Dopo aver rotto con la sua famiglia, Gesù si trova circondato da un gruppo di seguaci seduti in cerchio intorno a lui. , formando con lui un gruppo ben definito: donne e umini seduti, senza alcuna superiorità degli uni sugli altri, tutti all'ascolto della sua parola, e tutti ricercando insieme la volntà di Dio. Improvvisamente, Gesù viene avvertito che sua madre e i suoi fratelli sono arrivati con l'intenzione di portarselo via, perchè pensano che sia pazzo. Rimangono "fuori" forse per non mescolarsi con quello strano gruppo che circonda il loro parente. Guardando intorno a sè, com'era forse sua abitudine, e contemplando coloro che ormai considera la sua nuova famiglia, Gesù reagisce così: "Ecco mia madre e i miei fartelli. Chi compie la volontà di Dio, quello è mio fratello, mia sorella e mia madre". In questa nuova famiglia dei suoi seguaci non vi sono padri. Soltanto quello del cielo; nessuno deve stare "al suo posto"; nel regno di Dio non è possibile riprodurre i rapporti patriarcali. Tutti devono sedersi in cerchio intorno a Gesù, rinunciando al potere e al dominio sugli altri per vivere al servizio dei più deboli e indifesi. Gesù ripete le stesse cose iu un'altra occasione. I discepoli hanno lasciato la loro casa, e hanno lasciato anche fratelli, sorelle, padri, madri e figli, hanno abbandonato le terre, che erano la loro fonte di sussistenza, il lavoro e la sicurezza. Sono rimasti senza nessuno e senza nulla. Cosa riceveranno? Ecco la preoccupazione di Pietro, ed ecco la risposta di Gesù: "Nessuno rimarrà senza ricevere il cento per uno: ora, al presente, case, fratelli, sorelle, madri, figli e campi... e nel mondo futuro vita eterna".
I seguaci di Gesù troveranno un nuovo focolare e una nuova famiglia. Cento fratelli e sorelle, cento madri! Però non troveranno "padri". Nessuno eserciterà su di loro un'autorità dominante. Deve scomparire il "padre" inteso in maniera patriarcale: uomo dominatore, padrone che si impone dal di sopra, signore che tiene soggetti la moglie e i figli. Nella nuova famiglia di Gesù tutti condividono vita e amore fraterno. Gli uomini perdono potere, le donne acquistano dignità. Per accogliere il regno del Padre bisogna andar creando uno spazio di vita fraterna, senza dominazione maschile.
Un'altra fonte cristiana ci ha fornito anche delle parole con cui Gesù offre una giustificazione di questa "assenza di padre" nel suo movimento. E' un testo fortemente anti-gerarchico, in cui chiede ai suoi seguaci di non diventare un gruppo diretto da sapienti "rabbini", da "padri" autoritari, o da "dirigenti" innalzati al di sopra degli altri: "Voi non lasciatevi chiamare rabbì, perchè uno solo è il vostro Maestro, e voi siete fratelli. E non chiamate nessuno "padre"  vostro sulla terra, perchè uno solo è vostro Padre: quello del cielo. Non lasciatevi neppure chiamare "direttori" perchè uno solo è il vostro Direttore: il Cristo". Nessuno può chiamarsi nè essere "padre" nella comunità di Gesù. Soltanto Dio. Gesù lo chiama "Padre" non per legittimare strutture patriarcali di potere sulla terra, ma appunto per impedire che, fra i suoi, qualcuno pretenda di rivendicare "autorità di padre", riservata esclusivamente a Dio. Quando il potere patriarcale scompare, fanno la loro comparsa i bambini. Insieme con le donne, essi sono i più deboli e piccoli della famiglia, i meno potenti e i più bisognosi di amore. Secondo Gesù, essi devono stare al centro nel regno di Dio.Nella società giudaica, i bambini erano segno della benedizione di Dio, ma diventavano importanti soltanto quando raggiungevano l'età per adempiere la legge e prendere parte al mondo degli adulti. Le bambine non erano imprtanti mai, finchè non avevano figli, cioè potenziali uomini.
Gesù suggerirà ai suoi discepoli un mondo nuovo e diverso. Secondo un racconto ripreso da Marco, i discepoli maschi stanno discutendo sulla ripartizione di poteri e autorità.  Gesù compirà un gesto eclatante perchè si stampi bene in loro come egli intenda la sua comunità di seguaci: l'importante non è essere il primo o il più grande, bensì vivere conme l'ultimo, al servizio di tutti:"Se qualcuno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti". Poi Gesù prende un bambino e lo mette nel mezzo del gruppo come segno di utorità. Lo stringe con affetto fra le braccia, come se volesse regalargli la sua autorità stessa. I discepoli non sanno cosa pensare di tutto ciò. Gesù lo spiega con poche parole: " Chi riceve un bambino come questo in mio nome, riceve me; e chi riceve me, non riceve me, bensì colui che mi ha mandato". Nel movimento di Gesù ad avere autorità sono i bambini, nella loro piccolezza; sono i più importanti e devono occupare il centro, perchè sono i più bisognosi di cura e di amore. Gli altri, i grandi e i potenti, cominciano a diventare importanti quando si mettono al servizio dei piccoli e dei deboli.
Il pensiero di Gesù appare con maggiore chiarezza anche in un'altra scena. Vengono presentati a Gesù alcuni bambini e bambine: se è un uomo di Dio contagerà loro qualcosa della sua forza e del suo spirito. I discepoli, che vogliono comandare e imporre la loro autorità, cercano di impedire che essi si accostino a Gesù. La sua reazione è immediata; irritato respinge l'operato  dei suoi discepoli: "Lasciate che i bambini vengano da me, non glielo impedite, perchè di chi è come loro è il regno di Dio. Vi assicuro che chi non riceverà il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà". In seguito ripete un suo gesto molto particolare. Abbraccia bambini e bambine con affetto, comunicando loro la sua vita e ricevendo da loro tenerrezza e gioia. Impone su di loro le mani affinchè crescano e vivano sani: li benedice come il Creatore benediceva tutto all'inizio della vita. Il movimento di Gesù, che prepara e anticipa il regno di Dio, non deve essere un gruppo diretto da uomini forti che si impongono agli altri dal di sopra; deve essere piuttosto una comunità di "bambini" che non s'impongono a nessuno, entrano nel regno soltanto perchè hanno bisogno di cura e di amore. Una comunità dove vi sono uomini e donne che, sullo stile di Gesù, sanno abbraciare, benedire e curare i più deboli e piccoli. Nel regno di Dio, la vita non si diffonde in base all'imposizione dei grandi, benzì partendo dall'accoglienza dei piccoli. Dove essi diventano il centro della vita, là sta giungendo il regno di Dio. Fu questa, probabilmente, una delle grandi intuizioni di Gesù.

Josè Antonio Pagola